Gio 13 Feb 2020 - 896 visite
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Cuperlo e la misteriosa anima della Sinistra

Ho partecipato alla presentazione ferrarese del libro di Gianni Cuperlo e mi ha colpito una sua affermazione: per ritrovare un’anima la sinistra deve “avere il coraggio di rimodellare le proprie categorie culturali ricollocando i propri valori nel tempo in cui le è dato vivere”.

Ma come? E quale anima dovrebbe recuperare?

Esaminiamo le posizioni e gli atteggiamenti di Bonaccini, tanto per fare un esempio.

“L’Emilia-Romagna non tema questa riforma” disse l’attuale governatore, (definito da “Repubblica” renziano di ferro) a proposito del referendum voluto dal suo amico di Rignano sull’Arno. E per meglio precisare il suo pensiero aggiunse:
“Nel merito sono assolutamente favorevole alla proposta di riforma costituzionale che riprende per la gran parte ciò che si riproponevano nei loro programmi i partiti ai quali sono stato iscritto e ho militato: il Pds, i Ds e il Pd. Io rispetto le ragioni di chi è contrario alla riforma, ma penso che la vittoria del Sì ci garantirebbe un Paese più moderno, più semplice, con meno burocrazia, con istituzioni più sobrie, dunque mi verrebbe da dire più giusto” (“Repubblica”, 26 agosto 2016)
Ma stranamente anche tutti quelli che da sinistra (intendo la cosiddetta sinistra “di governo”) si opposero allo stravolgimento costituzionale voluto dall’attuale leader di “Italia Viva” (e Fiorenzo Baratelli fu uno dei più accesi oppositori del referendum) hanno oscurato i precedenti “renziani” di Bonaccini, che avrebbero potuto nuocergli in campagna elettorale.
Così come è passata sotto silenzio la cena elettorale da mille euro a testa organizzata dallo chef multistellato Massimo Bottura a favore di Bonaccini (“uomo del popolo”, secondo Julio Velasco…).
Ora si può provare a raccontare che quei facoltosi benestanti che si sono uniti a Bonaccini e Bottura sono dei “sinceri democratici” che mai e poi mai hanno chiesto o chiederanno un “ritorno” per il loro munifico supporto. Si può raccontare anche che erano sinceramente preoccupati per le sorti dei disoccupati, la riduzione della spesa sociale, la privatizzazione della sanità, il diradamento dei trasporti pubblici, lo sfascio della scuola e persino dell’università…. Chiederci di crederci, però, è un po’ eccessivo…
I suoi anni da presidente della Regione Emilia Romagna non passeranno certo alla storia per “politiche di sinistra” – la sua firma sotto la richiesta di autonomia differenziata grida vendetta, così come la crescente privatizzazione della sanità pubblica – però si sa che “la gente” dimentica facilmente. Per non parlare della crescente e inaccettabile cementificazione del territorio, che ha provocato un accorato appello di Vittorio Emiliani. Ma tant’è. D’altronde, cosa dovremmo aspettarci da una pseudo-sinistra che in Calabria schiera come capolista un ricco imprenditore (il famoso “re del tonno”), alla faccia dei disoccupati e dei sotto-occupati che stentano a sbarcare il lunario? E poi ci si meraviglia perchè non è stato votato?
La cosa più triste è che, in Regione, non sarà presente alcuna voce della sinistra alternativa. Così Bonaccini sarà libero di continuare la sua politica neo-liberista e cementificatrice.
In buona sostanza vorrei chiedere a Cuperlo, a Baratelli e a Maisto se le istanze autentiche della sinistra sono rappresentate da un Bonaccini sempre più centrista e neo-liberista e da personaggi della stessa estrazione. Sarebbe questa l’anima della sinistra di oggi?  Se così fosse…evviva la Democrazia Cristiana!
Spero che gli emiliani e i romagnoli non si pentano di aver negato a Lugli, alla Collot o alla Bergamini di poter rappresentare, in consiglio regionale, la voce degli ultimi e della sinistra alternativa che contesta il sistema di potere dominante.
In compenso saranno ben rappresentati coloro che si possono permettere una cena elettorale da mille euro…
Luigi Di Giovanni
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