
Il presidente della camera penale di Ferrara Franco Romani
“I problemi della giustizia italiana li conosciamo tutti, ma temo che nelle alte sfere non ci sia la vera volontà di risolverli”. Prova ne sarebbero “le finanziarie che ogni anno tagliano i fondi a scuola, ricerca e – appunto – giustizia; non si può continuare a negare alla giustizia le risorse necessarie: una scelta suicida perché una democrazia si regge sul principio di legalità”.
Intervenuto in sede di presentazione dell’iniziativa che porterà il 15 settembre Marco Travaglio a Tresigallo, l’avvocato Romani si è abbandonato a uno “sfogo ragionato” sullo stato della legalità in Italia.
Il presidente della camera penale di Ferrara è partito dalla prima considerazione che gli è balzata sotto gli occhi. Quella a lui più vicina. Quella di Ferrara. Un esempio di mancanza di risorse per amministrare la giustizia è infatti a portata di mano. Basta andare in via Mentessi, sede della procura estense. “Dall’ultima manovra – lamenta Romani – la nostra procura non ha ricevuto un centesimo. Già a livello di organico si segnala il 25% in meno di personale amministrativo rispetto alla dotazione normale; a livello tecnico operativo invece mancavano scanner, computer e sistemi operativi”.
La Camera penale è corsa di recente ai ripari coinvolgendo la Camera di Commercio, che ha messo a disposizione della procura le dotazioni tecniche di cui necessitava. “Entro gennaio 2011 – auspica Romani – riusciremo ad arrivare al tanto sbandierato processo telematico”.
Romani non rinuncia poi a un pizzico di polemica sul “giusto processo” o “processo breve”. E confronta la durata dei procedimenti italiani con quelli europei, che durano in media dai 4 ai 6 anni. “Da noi i processi diventano lunghi perché spesso si interrompono per gli interessi del potente di turno – specifica il penalista -. Velocizzare un processo non deve portare a diminuire le garanzie del cittadino. Non si deve correre il rischio di fare processi sommari, altrimenti si torna alla barbarie. Ecco perché quando si pensa a una riforma, la si deve pensare nell’interesse di tutti e non di qualcuno”.
E per quanto riguarda la “giusta” durata, proprio Ferrara rappresenta un esempio virtuoso. “Nella nostra città passano circa due anni e mezzo, a volte tre, tra l’inizio delle indagini e il rinvio a giudizio o l’archiviazione”, conferma il presidente della Camera penale, che segnala a questo punto un conseguente problema: “c’è il rischio di sovraccarico di lavoro per i nostri giudici, chiamati a svolgere una mole enorme di compiti di fondamentale importanza come il giudicare la sorte di una persona”.
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