Gio 23 Gen 2020 - 3132 visite
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Caso Bonaccini-Jolanda. L’esposto del sindaco Pezzolato

Il primo cittadino ha fatto denuncia lo stesso giorno in cui ha incontrato Alan Fabbri e Matteo Salvini “che casualmente si trovava per la campagna elettorale a Comacchio”

Jolanda di Savoia. Prima la chiamata tra Stefano Bonaccini e l’ex sindaco Elisa Trombin. Poi una chiamata sempre di Bonaccini all’attuale sindaco di Jolanda Paolo Pezzolato, registrata. Poi la revoca di alcuni funzionari comandati a Jolanda da altri Comuni dell’Unione, il post su Facebook sul pensiero delle dimissioni e quindi un’altra chiamata di Bonaccini. Lo stesso giorno ecco l’incontro con Alan Fabbri e, infine, quello con Matteo Salvini “che casualmente – citiamo testualmente – si trovava per la campagna elettorale in Comacchio”. E, infine, nella stessa giornata, la consegna di un esposto indirizzato alla Procura di Bologna, sottoscritto da Pezzolato e dall’avvocato Gabriele Bordoni.

Sono i passaggi contenuti nella denuncia di Pezzolato su presunte pressioni di Bonaccini e scorrettezze da parte dei sindaci vicini al Pd nei confronti del Comune di Jolanda per via della candidatura di Trombin tra le fila di Lucia Borgonzoni.

Partiamo proprio dall’attuale vicesindaco. Pezzolato dice che già a ottobre Trombin viene avvicinata da Bonaccini che le propone una candidatura, sulla quale lei prende tempo. A dicembre, nel frattempo, il sindaco chiede la disponibilità dell’utilizzo condiviso di cinque dipendenti per gestire alcuni servizi: quattro Comuni “rispondevano adesivamente”.

In questo frangente Pezzolato appende che la sua vice è stata avvicinata anche dalla Borgonzoni, “candidata della Lega per le ridette regionali” per una candidatura. E anche qui risposta sospesa, fino all’approssimarsi Natale, quando la riserva viene sciolta a favore del centrodestra, “dopo aver peraltro rilevato dalla stampa che Bonaccini aveva presentato come capolista della sua lista civica un alto candidato, mentre Elisa aveva dato per sottinteso che, in caso di sua adesione alla proposta di Bonaccini, quello sarebbe stato il suo posto”.

La sera del 19 dicembre è una sera di festeggiamenti per la nuova amministrazione jolandina uscita vincitrice dalle elezioni di maggio: in una cena tra una ventina di persone, Trombin va da parte, chiama proprio il presidente uscente “in quanto questi la aveva incalzata per sapere se alla fine avesse sciolto le proprie riserve”. E poi – “visibilmente turbata” – riferisce l’esito a tutti i commensali, ovvero che Bonaccini, contrariato per la scelta, avrebbe chiuso la conversazione dicendo “se vinco io tu e il tuo Comune siete finiti”.

Pezzolato dice di essere rimasto sconcertato. La mattina seguente, 20 dicembre,  ore 9.44, Bonaccini lo chiama e lui “ancora ricordando l’anomalia che mi era stata riferita la sera prima da Elisa”, registra la telefonata con il cellulare. È il famoso audio citato dal Salvini stesso martedì sera.

Il candidato del centrosinistra, riferisce Pezzolato alla Procura, è seccato dalla candidatura della Trombin con la lista avversaria e gli dice che “se confermato avrebbe fatto sì che succedesse ‘qualcosa rispetto ai rapporti con voi’”. Pezzolato cerca di mediare, di tirarsi fuori, “tuttavia l’interlocutore ribadiva di essere sorpreso per quanto accaduto, visti i buoni rapporti con la Trombin, riservando quindi il proprio ‘giudizio’ che sarebbe potuto mutare anche verso me”. Il sindaco, “imbarazzato e a disagio” per una “conversazione così anomala”, promette di parlare con la Trombin, cosa che fa, facendole ascoltare la conversazione. Lei “ancora più frastornata” propone di ritirarsi, lui le dice di no.

Poi si passa alle questioni amministrative, ovvero del trasferimento in comando di cinque funzionari da altri Comuni dell’Unione (due dei quali, Riva del Po e Comacchi hanno risposto e spiegato cosa si accaduto). “Qualche giorno dopo la pubblicazione delle liste”, un Comune – non specificato: la denuncia, va detto, non contiene alcuna identificazione né dei Comuni, né dei funzionari richiesti, né di chi ha revocato la propria disponibilità – rifiuta di dare il nulla osta. Un altro lo revoca (mentre il comando sarebbe dovuto durare fino al 31 marzo), un altro ancora anticipa la scadenza del comando dal 6 giugno al 1° febbraio. Per Pezzolato si tratta di “un imprevisto cambio di atteggiamento verso la mia amministrazione, pur conoscendo gli altri Enti le esigenze primarie, legate alla disponibilità di quelle risorse”.

Il 17 gennaio scorso è il giorno dello sfogo su Facebook, in un post criptico in cui comunica di riservarsi se proseguire o meno il suo mandato. Trombin gli fa seguito.

Il giorno successivo ecco la terza chiamata di Bonaccini “che si interrogava sul perché di questo mio post […] e, a fronte della mia espressione che poneva in collegamento quelle pregressa telefonata fra noi due del 20 dicembre e quanto avevo in seguito dovuto subire come sindaco ad opera di Comuni, tutti di ferma area Pd, prendeva le distanze, invitandomi a contattare i referenti di quei Comuni perché confermassero che con lui non avevano avuto contatti sull’argomento”.

Pezzolato, insieme a Trmbin, due giorni dopo, il 20 gennaio, contatta e incontra invece Alan Fabbri – che già come vice presidente regionale di Anci aveva chiesto pubblicamente conto a Bonaccini e al Pd – e insieme parlano della situazione, “al che il sindaco ci metteva in contatto con l’On. Matteo Salvini che casualmente si trovava per la campagna elettorale in Comacchio”.

Nell’incontro con l’ex ministro dell’Interno, sempre nello stesso giorno, “segnalavamo le circostanze anomale” e “stanti anche le peculiarità della mia funzione in materia di sicurezza e di legalità, anticipavo che avrei formato una segnalazione dell’occorso all’A.G. (autorità giudiziaria, ndr) competente”, allegando la telefonata del 20 dicembre “che sino alle ultime revoche di nulla osta delle quali ho dato atto, avevo sperato trattarsi soltanto di un atteggiamento anomali e minatorio, ma senza pregiudizi nei confronti della mia amministrazione”.

Secondo Pezzolato la vicenda dipingerebbe un quadro “estremamente torbido” e per questo, lo stesso giorno in cui Bonaccini gli dice di non avere nulla a che fare con tutta la vicenda e  dell’incontro con Fabbri e Salvini, il sindaco jolandino ha già pronto un esposto sei pagine per chiedere alla magistratura un approfondimento.

Il suo legale, l’avvocato Bordoni, attende l’esame della magistratura prima di parlare del merito della vicenda: “Quanto all’audio sarebbe utile per tutti che si ascoltasse nella sua dimensione vera, per farlo ovviamente serve il consenso del presidente Bonaccini, può darlo o non darlo, ma in caso negativo dovrà giustificare questo suo rifiuto”.

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