Ven 17 Gen 2020 - 1224 visite
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Ferrara piange Franco Schonheit: “Parte della storia della città se n’è andata”

Il feretro del superstite di Buchenwald è stato sepolto nel cimitero ebraico di via delle Vigne. Il rabbino Caro: "Necessario diffondere la parola di chi ha vissuto l'Olocausto"

di Davide Soattin

“Grande parte della storia di Ferrara, oggi se ne va”. Attraverso il commosso intervento del sindaco Alan Fabbri, nel pomeriggio di giovedì, la comunità ebraica ferrarese e l’intera cittadinanza hanno dato l’ultimo meritato e sentito saluto a Franco Schonheit, uno dei soli cinque reduci estensi sopravvissuti alla Shoah e al campo di sterminio di Buchenwald, scomparso martedì all’età di 92 anni nella sua casa di Milano.

Ad abbracciare i famigliari, specialmente il figlio Gadi – assessore alla Cultura della comunità ebraica milanese – e i due nipoti, scesi in Emilia per accompagnare il feretro nella sua città natale, una folla silenziosa composta da un centinaio di persone, tra cui proprio il primo cittadino estense e la direttrice del Meis Simonetta Della Seta, che hanno riscaldato con tutto il loro affetto il tempio all’interno del cimitero ebraico di via delle Vigne, luogo scelto per la sepoltura, in cui riposa già parte della famiglia Schoneit.

“Ferrara – ha continuato Fabbri nel suo intervento – perde uno dei suoi racconti storici più importanti, che noi non dobbiamo assolutamente dimenticare. Io ho avuto la grande fortuna di conoscere Schoneit quindici anni fa, grazie a un mio amico che stava girando un documentario sulla Shoah in città. Parlammo e su di me ebbe un impatto molto forte, mi colpì molto quello che diceva e il modo in cui lo diceva. Di lui ho un ricordo molto bello e prezioso, di una persona che riusciva a comunicare immagini difficilissime con grande eleganza e intelligenza”.

Toccante e di estrema attualità l’intervento del rabbino capo Luciano Caro che, oltre a celebrare la funzione secondo il rito ebraico, ha voluto rendere omaggio alla memoria di Schonheit, lanciando anche un monito sui problemi del presente:”Ci ha lasciato uno degli ultimi superstiti dello sterminio che ha colpito il nostro popolo nel secondo conflitto mondiale. Nonostante il dolore, il rimpianto e lo sgomento, dobbiamo ringraziare Franco per esser riuscito a raccontarci quello che è stato costretto a subire, riprendendo la sua vita e decidendo di dedicarla alla trasmissione di quel ricordo che oggi è prezioso. Dietro una sottile ironia ci ha nascosto le lacerazioni del suo animo, testimoniandoci eventi sofferti, ma non per questo intrisi di odio o vendetta”.

“Ora che se n’è andato – ha concluso Caro, guardando il mondo che ci circonda ai giorni nostri – siamo davvero tutti un po’ più poveri, senza dimenticare come sia concreto il rischio di lasciare spazio a chi vuole negare e ridimensionare le nefandezze capitate nella civile Europa del Novecento. A maggior ragione in un periodo storico in cui cominciano a riaffiorare i sintomi di un malessere sociale, credo che sia necessario diffondere la parola di chi ha vissuto l’Olocausto. Franco continuerà a vivere anche dopo la morte, perché chi trasmette un messaggio come il suo, difficilmente lo possiamo dimenticare”.

Al termine della cerimonia funebre, tra preghiere e semplici dimostrazioni di affetto, la bara decorata dalla Stella di David è stata sepolta nel verde del cimitero ebraico, in compagnia di grandi personaggi che già da tempo vi riposano, come Paolo Ravenna e Giorgio Bassani, solo per citarne alcuni. Personaggi che hanno fatto conoscere Ferrara fuori dalle Mura e a cui da oggi si aggiunge anche Franco Schonheit, nella viva speranza che le persecuzioni, le Leggi Razziali e l’Olocausto rimangano solo una brutta pagina da raccontare, proprio come fece lui, fino agli ultimi giorni della sua vita.

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