Mer 15 Gen 2020 - 1255 visite
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Potere al Popolo alle regionali: “Fuori e contro questo sistema di potere a due facce”

La candidata presidente Marta Collot: "Pd e Lega hanno lo stesso modello di sfruttamento del territorio e del lavoro". Al centro anche Gad e biblioteche

di Jonatas Di Sabato

Decreto sicurezza, immigrazione, sfruttamento e cultura sono stati i temi centrali dell’incontro tenutosi martedì presso la sede di Potere al Popolo in corso Piave 4/a. Tra i presenti hanno preso la parola Federico Pazzi, della Rete CambiaVento, Giovanna De Simone, operatrice sociale, Ombretta Pasetti, dipendente delle biblioteche del Comune di Ferrara e Marta Collot, candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna per Potere al Popolo.

A dare il via al dibattito è stata Chiara Pollio, attivista di Pap, la quale ha spiegato le motivazioni di questa serata: “Interpretiamo la campagna elettorale come un pezzo della costruzione del nostro progetto politico. Ferrara è un piccolo laboratorio che ci può far capire come sta cambiando la realtà e come si vive dopo l’avvento della Lega”. Prima di lasciare la parola agli invitati, Pollio ha rivolto un pensiero a Nicoletta Dosio, l’attivista No-Tav finita in galera qualche giorno fa: “Mentre parliamo Nicoletta è in carcere, a 73 anni, per aver tenuto alzata una sbarra. Questo è un atto di repressione verso chi difende la propria terra”.

A seguire c’è stato l’intervento di Federico Pazzi, il quale ha spiegato il perché della loro nascita e delle poche differenze tra Lega e Pd: “Siamo nati un anno fa circa, dopo che Naomo Lodi denunciò alcuni compagni della Resistenza, accusandoli di minacce per alcuni cori, tra l’altro nemmeno registrati, alla fine di un corteo. Tante realtà ci sono vicine. Sulla questione sicurezza posso dire che tra un decreto Minniti o i due di Salvini c’è poca differenza, ma in città il passaggio alla Lega ha cambiato totalmente l’aria che si respira”.

Non manca da parte sua, però, una critica alla sinistra e alle nuove proteste: “Manchiamo di unità in maniera spaventosa a sinistra. È facile essere 6000 sardine contro Salvini, un po’ meno quando si deve andare a fare altri tipi di presidi” con un chiaro riferimento a quelli che ci sono stati contro la guerra in Iran.

Il secondo intervento è stato affidato a Giovanna De Simone, la quale è entrata più nello specifico del decreto sicurezza salviniano dall’alto della sua esperienza di lavoro nei Cas (centri di accoglienza straordinaria): “I tempi di rinnovo di un permesso di soggiorno sono aumentati a dismisura. Si aspetta fino a 4 o 5 mesi nei quali si è totalmente clandestini. Non si hanno ricevute che si stia facendo il rinnovo e questo causa una serie di problematiche ai migranti, i quali si ritrovano senza documenti. Niente documenti vuol dire niente codice fiscale, quindi niente conto in posta o in banca, nessuna possibilità di avere un medico e un contratto di lavoro regolare. Questa situazione di disagio fa sì che anche chi aveva un lavoro regolare sia costretto a tornare al nero”.

A parere suo, però, c’è una differenza tra Minniti e Salvini: “È cambiato molto, si è fatto in modo di far diventare irregolare chi non lo era per far esplodere una bomba sociale. Anche il meccanismo delle Questure si è incagliato. In pratica si diventa irregolari a causa della legge. Per ora, comunque, almeno a Ferrara abbiamo una Questura che si è dimostrata collaborativa”.

Sempre De Simone ha affrontato anche il tema dello sfruttamento della prostituzione: “Lo sfruttamento sessuale continua ad esserci. Ora viene fatto negli appartamenti e questo ci crea molti problemi perché non riusciamo più ad avere contatti con le ragazze. Quando le vedevamo in strada riuscivamo a dare preservativi per la prevenzione delle malattie, i nostri contatti per visite mediche o richieste di aiuto. Ora sono diventate totalmente invisibili. In pratica questo decreto sicurezza è servito solo ad aumentare la possibilità di sfruttamento delle persone”.

Continuando su questo tema si è toccato anche l’argomento Gad, e su questo De Simone ha avuto le idee chiare: “Il problema c’era e lo sapevano tutti ma non si è voluto affrontare adeguatamente. La gestione dei profughi è dei prefetti, i quali li distribuiscono sul territorio, nel 2016 ci fu un boom di nigeriani affidati a Ferrara, che superavano le 100 unità al mese, questo ha creato una bomba sociale che alla fine è esplosa. Non esito a dire che c’è stata una volontà politica di far saltare in aria la città”.

Altro tema toccato dal dibattito è stato quello della cultura, e in particolare l’agitazione che sta riguardando i dipendenti delle biblioteche ferraresi, i quali lamentano il fatto che l’amministrazione non abbia una linea chiara di investimenti da seguire in questo campo. A parlare dell’argomento è stata Ombretta Pasetti, la quale ha detto che “la situazione è critica. Notizia di oggi è la chiusura per gran parte della settimana della biblioteca Rodari. Siamo un organico sottodimensionato e molti andranno in pensione ma si prevedono pochissimi rimpiazzi. Sento la nuova amministrazione parlare di voler candidare Ferrara come capitale della cultura, ma non ho idea della cultura alla quale facciano riferimento”.

A concludere la serata è stata Marta Collot, la quale ha chiarito i punti del programma politico di Potere al Popolo per le regionali e ha attaccato apertamente il Partito Democratico: “Lo spostamento a destra delle masse è evidente e gran colpa risiede nel Pd e nei suoi provvedimenti liberisti. Persino il suo razzismo mascherato ha giocato a favore della destra. Il modello di sfruttamento del territorio e dei lavoratori che hanno loro e la Lega è praticamente lo stesso. Noi vogliamo essere ‘fuori e contro’. Fuori da questa politica e contro questo sistema di potere a due facce. Vogliamo un salario minimo a 9 euro l’ora, e mi sorprende che questa proposta venga reputata rivoluzionaria, quando dovrebbe essere al massimo reputata troppo bassa. Siamo contro quelle grandi opere che portano solo danni al territorio ed infiltrazioni malavitose. Siamo anche contrari all’autonomia differenziata, che crea esclusi dentro e fuori la regione, perché segnerebbe un ulteriore tassello dello smantellamento del servizio pubblico sanitario e scolastico dando vantaggio solo al privato, tanto caro a Bonaccini”.

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