Mer 15 Gen 2020 - 3711 visite
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“Minacciato dal capitano dei carabinieri”, la testimonianza in tribunale

Un idraulico accusa l'ex comandante della Compagnia di Comacchio di violenza privata. Sentenza prevista per aprile

“Ho ricevuto minacce di tutti i colori per finire i lavori, ma non era colpa mia se il cantiere era in ritardo”. L’idraulico che ha denunciato per violenza privata l’ex comandante della Compagnia dei Carabinieri di Comacchio, ha portato la sua testimonianza in tribunale.

Sentito come teste, ha ripercorso tutta la vicenda fino alla querela presentata il 13 maggio 2016, un anno e mezzo dopo una telefonata minatoria che sarebbe avvenuta il 2 gennaio 2015. “Il capitano mi ha chiamato e me ne ha dette di ogni, perfino che mi avrebbe sequestrato la casa, la macchina e il furgone”.

Perché ha aspettato così tanto tempo per sporgere querela? “Ero convinto che si sarebbe sistemato tutto, che avremmo raggiunto un accordo, così ho aspettato il pagamento ma visto che non arrivava ho querelato per essere pagato”, risponde l’artigiano, costituitosi parte civile tramite l’avvocato Salvatore Mirabile (sostituito in udienza dalla legale Rita Cirignano), alle domande del pm Stefano Antinori davanti al giudice Sandra Lepore.

“Me ne sbatto le p*** della sua operazione, la vengo a prendere a calci in c***” sono alcune delle “offese a non finire” che l’idraulico dice di aver ricevuto dall’allora comandante (difeso dall’avvocato Massimiliano Casagrande), che lo avrebbe chiamato per intimargli di concludere i lavori in corso ormai da anni nei suoi due appartamenti a Porto Garibaldi.

“Ho iniziato i lavori quattro o cinque anni fa, ma sono durati degli anni perché le altre imprese impegnate nella ristrutturazione andavano via, così quando ho concluso i miei lavori al 90% ho chiesto il saldo, ma ha detto che non dava più soldi a nessuno”, riferisce il teste che sostiene di aver ricevuto un anticipo di 500 euro e due bonifici da 2mila euro complessivi intestati a suo figlio sui “6mila euro pattuiti tramite accordo verbale in caserma”.

“Quando non ha saldato e ho scoperto che aveva preso un altro idraulico, mi sono rifiutato di fare la conformità e il capitano non si è fatto più vedere fino alla telefonata in cui mi ha detto con tono cattivo che se non andavo a finire il lavoro mi rovinava” racconta la (presunta) vittima che non ha registrato la chiamata, avvenuta appena dimesso dall’ospedale dopo un’operazione all’ernia, ma che riporta anche di un successivo confronto faccia a faccia “con altri improperi, intimidazioni e minacce” in cantiere.

Prossima udienza il 21 aprile quando verranno sentiti come teste la moglie e il figlio dell’idraulico, e l’avvocato Maura Tomasi che lo assisteva al tempo. In quella data è attesa anche la sentenza.

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