Gio 9 Gen 2020 - 2812 visite
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Ufficiale denunciato, il caso finisce in Senato

Interrogazione a risposta scritta presentata da Errani, De Petris e Laforgia di Leu all'indirizzo dei ministri della Difesa e della Salute

Di Francesco Gasparetti da Senigallia, Italy – Flickr, CC BY 2.0

Copparo. Finisce in Senato il caso del maggiore Giorgio Feola, comandante della compagnia dei carabinieri di Copparo, denunciato dalla Cgil di Ferrara per violenza, minacce e interruzione di pubblico servizio in relazione a una richiesta d’intervento del 118 in caserma, l’11 settembre scorso, per assistere un arrestato.

A portare l’argomento a Palazzo Madama sono l’ex presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani e i colleghi Loredana De Petris e Francesco Laforgia, tutti e tre i Liberi e Uguali, che l’8 gennaio hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta ai ministri della Difesa e della Salute Lorenzo Guerini e Roberto Speranza.

I senatori dopo aver fatto una breve descrizione di quanto a loro conoscenza – che in sostanza è quella fatta dalla Cgil anche in conferenza stampa –  sostengono che “qualora gli episodi segnalati si rivelassero veritieri, i fatti sarebbero gravi e avvenuti in violazione del protocollo siglato il 25 luglio 2014 fra azienda sanitaria di Ferrara e forze dell’ordine, volto a mantenere la piena autonomia delle figure professionali” e che “se le informazioni di cui sono a conoscenza gli interroganti fossero giuste, il comportamento messo in atto dai militari e dal comandante dei Carabinieri di Copparo avrebbe pregiudicato la corretta operatività del servizio del 118 nel territorio, tenendo impegnati per lungo tempo e senza una valida motivazione un equipaggio e un’ambulanza e impedendone lo svolgimento dell’attività in piena autonomia decisionale e operativa; inoltre – si legge ancora nel documento – questo comportamento avrebbe potenzialmente messo a rischio la salute di R.D. (l’arrestato, ndr) e il servizio di pronto intervento attraverso decisioni in diretto contrasto con il parere dei medici”.

Per questo chiedono ai ministri “se non intendano intervenire, considerata la gravità dei fatti esposti” e “se, in particolare, il Ministro della salute non ritenga necessario e doveroso verificare lo stato di attuazione delle procedure di collaborazione tra personale sanitario e forze dell’ordine, in modo da garantirne la piena e corretta operatività”.

Il maggiore, tramite i sui avvocati Denis Lovison e Carolina D’Agostino ha respinto ogni accusa sostenendo che i fatti siano andati in maniera diversa rispetto a quanto raccontato dal sindacato.

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