Dom 5 Gen 2020 - 1561 visite
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Acquacoltura, l’accusa delle coop: “Costretti dalla Regione al ruolo di Cenerentola”

Le società La Valle, Coalmo e Romanina (Rete d’Impresa Repubbliche Marinare) insistono sulla mancata equità nelle concessioni: "C'è una maggioranza coccolata da una politica a caccia di consenso"

(foto di archivio)

Comacchio, Goro. “In acquacoltura, in Emilia Romagna, esistono due categorie di soggetti: una minoranza sacrificabile costretta al ruolo di ‘Cenerentola’ in una fiaba assai realistica e una maggioranza privilegiata, coccolata da una politica che sembra riferirsi più al consenso che non all’equità”.

Ancora una nota durissima dalle cooperative ittiche della costa ferrarese, le società ‘La Valle’, ‘Coalmo’ e ‘Romanina’ parte della Rete d’Impresa ‘Repubbliche Marinare’, alle prese con la rimodulazione delle concessioni marittime della pesca e con una battaglia che vorrebbe vedere riequilibrati diritti e trattamento dei diversi concessionari presenti tra Goro e Comacchio.

“Tra una nuova regolamentazione iniqua e il tentativo di ghettizzare i soggetti più deboli negli angusti spazi loro riservati (una sorta di riserva indiana) su proposta proprio dei concessionari massimalisti, di fatto privilegiati, non può non ricondurre a certi ragionamenti antichi, mai di fatto negati e superati” scrivono da ‘Repubbliche Marinare’.

Nei giorni a cavallo tra fine e inizio anno, le cooperative hanno dovuto infatti “tristemente prendere atto di come la giunta regionale sia stata totalmente indisponibile ad accogliere le osservazioni da noi presentate in merito alla proposta di ampliamento delle aree utili al reperimento di novellame selvatico di vongole”.

Per la Rete d’impresa con sede a Comacchio “dopo anni di sperequazioni ingiustificate, la giunta Bonaccini viene meno all’ultima possibilità di riscattarsi rispetto a questa situazione di iniquità”. Entrando nello specifico locale, considerato che “l’eventuale inclusione delle aree residuali del Bassòn (Porto Garibaldi), per la loro modesta estensione, non potrebbe essere attuata invocando il criterio della pubblica utilità e rappresentando invece tale scelta soltanto un’ulteriore forzatura, chiediamo con forza la derubricazione del Bassòn (assegnata alle cooperative) da Area di Tutela Biologica ad area ordinaria, non esistendo più da anni i presupposti biologici per il mantenimento di tale classificazione, la quale – accusano le cooperative -, appare evidente, sia soltanto la motivazione formale per relegare diverse cooperative in un esiguo ed ingiustificato ghetto”.

“Non è dato comprendere infine come la Regione non abbia mai provveduto a riqualificare aree con forte vocazione a riproduzione spontanea di seme, da anni oggetto di concessione demaniale marittima in capo di ben determinati soggetti, sottraendoli così all’utilizzo dell’intera platea di concessionari” concludono da ‘Repubbliche Marinare’.

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