“Se c’è qualcuno che dovrebbe dimettersi quello è Balboni”. Rimanda ogni critica al mittente e passa al contrattacco Enrico Brandani. A chi gli chiede di mettersi dopo lo strappo di Fini di Mirabello il capogruppo del Pdl in municipio ribatte colpo su colpo.
“Oggi (ieri, ndr) ero ho partecipato tranquillamente ai lavori della commissione consiliare in qualità di capogruppo e lo stesso farò oggi. Lo faccio e lo posso fare perché sono stato eletto dai cittadini in consiglio prima e dai consiglieri del mio partito alla loro guida poi”. E ancora: “ho la tessera del Pdl in tasca, ho sempre svolto la mia attività politica nel rispetto degli altri e incassando il rispetto degli altri. O vengo sfiduciato oppure non posso aspettare quello che dice l’oracolo di Ferrara”.
La logica di Brandani parte da quanto affermato domenica dal presidente della Camera: non è stato fondato ancora nessun partito, i finiani sono ancora all’interno del Pdl e sottoscriveranno i cinque punti del programma di governo, Fini è co-fondatore del Pdl. “Non siamo in una società per azioni – aggiunge – , ma in un partito, dove ci si deve confrontare”.
Se c’è uno che invece dovrebbe dimettersi dal proprio ruolo, secondo Brandani, quello è proprio il senatore ex An. “A Ferrara c’è un problema – affonda -, che siamo rappresentati da un parlamentare che è lì perché messo da Fini al quinto posto in lista. Il pudore che secondo alcuni dovrei avere io, dovrebbe averlo decuplicato lui”. E questo per due aspetti: “dovrebbe rassegnare, in nome dell’onestà e della lealtà, le dimissioni sia da senatore che da coordinatore provinciale del Pdl. Se lo fa allora sono pronto a farlo immediatamente anch’io”.
Brandani è un fiume in piena e il suo sfogo continua ricordando che “io faccio politica per passione, non prendo nessuno stipendio e pago io le telefonate che faccio con il cellulare; non prendo gettoni di presenza, non guadagno nulla da questa attività. Faccio politica perché mi hanno eletto i cittadini, non il senatore Balboni”.
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