Cronaca
21 Dicembre 2019
A processo due Oss di una struttura privata. Temevano che la cuoca ‘avvelenasse’ anziana malata

Telecamera nascosta nella stanza della paziente per incastrare la collega

di Redazione | 2 min

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Si erano improvvisate investigatrici fai da te e avevano piazzato una telecamera nascosta nella stanza dove pensavano avvenisse il crimine. Le novelle Sherlock Holmes e Dottor Watson erano due Oss impiegate in una casa di cura della provincia di Ferrara.

La telecamera, nascosta nel divano, doveva servire a inchiodare la cuoca della struttura. Secondo loro quest’ultima si recava spesso nella camera dove giaceva molto malata la moglie del proprietario della casa di cura, per somministrarle del potente sedativo.

Fu proprio la boccetta di psicofarmaco, che a loro dire calava vistosamente senza motivo, a farle insospettire. Ma anziché rivolgersi alle forze dell’ordine hanno preferito far da sole. E qui iniziano i loro guai.

I fatti risalgono al maggio del 2015 e le riprese abusive vanno avanti per circa tre mesi. Dopo aver raccolto sufficiente materiale le due imputate, M.L.B, di 37 anni, e T.Z., di 46, montano diverse sequenze – tra le quali anche pesanti offese della collega alla paziente (oggi deceduta) – e le raccolgono in un dvd.

Il dvd e alcune copie finiscono nella buchetta della posta del direttore della struttura, dei suoi familiari e di altri dipendenti. a tradirle è la lettera anonima con cui accompagnano il video.

In sostanza, le due Oss intimano al direttore di prendere dei provvedimenti. In caso contrario avrebbero divulgato le immagini.

Partite le denunce e le relative indagini, grazie a una perizia grafologica svolta confrontando le cartelle dei vari pazienti, gli inquirenti hanno individuato le autrici della macchinazione. Loro stesse, di fronte alle contestazioni, hanno ammesso in istruttoria le proprie responsabilità, spiegando che lo avrebbero fatto all’unico scopo di proteggere la paziente.

Per loro le accuse vanno dalla violenza privata tentata alle riprese non autorizzate che interferiscono nella vita privata e alla diffamazione. Reati per i quali il pubblico ministero Stefania Borro ha chiesto per entrambe la pena di 9 mesi. Le parti civili si sono associate alla richiesta.

La difesa, sostenuta dall’avvocato Maria Mezzogori ha chiesto l’assoluzione, sulla base del fatto che manca l’elemento soggettivo del reato: le due operatrici non avevano intenzioni malevole, bensì cercavano di tutelare la degente.

A febbraio la sentenza del giudice Giulia Caucci.

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