Dom 17 Nov 2019 - 2268 visite
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Mafia nigeriana e immigrazione: “È diventato un manganello politico”

Il seminario di approfondimento fa il punto sul delicatissimo tema locale e globale. "Si sta creando un vero e proprio welfare criminale"

di Cecilia Gallotta

C’è correlazione tra i flussi migratori e la mafia nigeriana? Va dritto al punto il seminario inserito nella decima edizione della Festa della Legalità, che sabato mattina ha riunito in sala del consiglio comunale diversi esperti del settore. Una “discussione legittima” come la definisce il viceprefetto Pinuccia Niglio, dato il grado di coinvolgimento, degli uni e dell’altra, nella nostra città.

E se qualcuno avesse ancora dubbi sull’evenutale bufala “creata ad hoc dai media” riguardo all’esistenza della mafia nigeriana, “si può cominciare a togliere il punto interrogativo” come esorta Roberto Mirabile, giornalista e autore de ‘La mano nera sulla città’, illustrando come circa 25 anni fa i servizi segreti italiani “consegnarono un rapporto al governo di allora proprio riguardo quest’ultima”.

Un fatto, e una responsabilità, che fa crollare il nostro “Paese delle meraviglie”, come lo definisce lo scrittore Sergio Nazzaro, in cui “bisogna correre dietro al ragazzino nero, perchè crea allarme sociale e scalpore, e la gente rimane ancora sbalordita di fronte alle notizie che riguardano mafia nigeriana come se fosse la novità del momento. Sta diventando una sorta di manganello politico”.

Secondo il criminologo ferrarese Federico Varese “non possiamo avere una teoria meccanica sulla mafia come diretta conseguenza dei flussi migratori: negli anni Cinquanta – esemplifica – circa 8mila persone migrarono da Napoli a Bedford, cittadina vicino Cambridge, ma non si è mai sviluppato nessun tipo di mafia, perchè nel luogo di arrivo non c’erano le condizioni perchè si creasse”.

Diverso il caso di Bardonecchia, sciolta invece proprio per le infiltrazioni mafiose avvenute dopo il boom edilizio degli anni Sessanta, a fronte del quale il governo ha deciso di rivolgersi allo storico ndranghetista Rocco Lo Presti. “Da questi e tanti altri casi possiamo imparare che laddove ci sono trasformazioni economiche a livello locale, queste devono essere ben governate. E nel caso ferrarese, le domande da porsi vanno a toccare le condizioni strutturali nei mercati locali: i flussi migratori non sono la causa, ma la mafia si può nutrire dei flussi per arrivare in nuclei cittadini favorevoli. E indubbiamente, vanno ben governati”.

Contrario dunque ad un’interpretazione di tipo ‘culturalistico’ della mafia, sulla stessa linea di Varese c’è lo scrittore Leonardo Palmisano, autore di ‘Ascia Nera’: “La mafia nigeriana che ho studiato io raggiunge circa 40 Paesi, più o meno gli stessi della ndrangheta. Questo vuol dire che le nostre mafie stanno insegnando il mestiere. Quello che non stiamo valutando è l’enorme potenziale di espansione globale: quello dello spaccio in strada è il primo passo, e la ndrangheta ormai non lo fa più da anni, perché ha raggiunto livelli più alti. Presto probabilmente non lo farà più nemmeno la mafia nigeriana: da me in Puglia per esempio i nigeriani stanno subappaltando lo spaccio in strada, creando una vera e propria forma di welfare criminale”.

Uno sviluppo che parte sempre e in ogni caso dalla analisi più basilare: l’offerta, dove c’è domanda. “Le nostre mafie hanno lasciato migliaia di morti per strada di droga – chiosa Nazzaro – ma ne hanno lasciati altrettanti perché rimasti senza lavoro, dopo aver drenato tutti i soldi laddove hanno trovato terreno fertile. Il male principale del nostro Pese è la distrazione, e l’ignoranza, perché il ‘fetente’ è sempre un altro: una volta era il meridionale che andava a lavorare al nord, e adesso è il singolo ragazzino nigeriano che spaccia. Ma solo quando riusciremo a focalizzare le cose a livello più ampio, capiremo, forse più vicino di quanto si pensa, cosa ha reso possibile tutto ciò, e infine, quindi, chi è il vero nemico”.

L’incontro è stato occasione per il vicesindaco e assessore alla sicurezza Nicola Lodi di premiare la ‘cittadina modello’ Lara Breda (nella foto) per aver soccorso e salvato, praticando la rianimazione, un uomo incontrato casualmente a fianco della sua macchina. “Un esempio del grande significato che hanno gesti come questo, e di quello che potrebbero avere se tutti i cittadini applicassero la stessa sensibilità”.

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