Mar 12 Nov 2019 - 4644 visite
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Torce accese al Polo Chimico: “Condurre studi sull’incidenza dei tumori come all’Ilva”

E' la richiesta dei Fridays for Future di Ferrara preoccupati dei frequenti fenomeni osservati nel sito industriale

Le frequenti accensioni delle torce all’interno del Polo Chimico di Ferrara destano preoccupazione nella popolazione e, nonostante le sintetiche rassicurazioni dell’Ifm (la società che gestisce le comunicazioni inerenti i fenomeni percepibili all’esterno della struttura), i Fridays for Future di Ferrara richiamano l’attenzione sull’aspetto dell’inquinamento e delle ripercussioni sulla salute.

I seguaci del movimento internazionale posto in essere da Greta Thunberg citano alcuni studi condotti intorno all’Ilva di Taranto, che “hanno evidenziato come l’incidenza di malattie derivanti da inquinamento industriale fossero maggiormente concentrate in quegli abitanti che risiedevano proprio nei pressi della fabbrica”, mentre a Ferrara “i dati resi pubblici riguardano solo la Provincia o l’intero Comune”. Si dicono dunque “sinceramente preoccupati dall’inquinamento atmosferico causato dalle polveri sottili prodotte da questi fenomeni di combustione localizzati” e chiedono che “gli stessi studi condotti intorno all’Ilva di Taranto sull’incidenza dei tumori nelle persone siano condotti anche sui residenti nei pressi del polo industriale di Ferrara”.

Una richiesta che arriva dopo aver osservato una torcia accesa al Polo Chimico nella notte dell’11 novembre, fenomeno che perdura dal 5 novembre. E non è l’unico fenomeno: “Stando a quanto comunicato dalla società competente (http://www.ifmferrara.org/comunicazione-eventi-percepibili-all-esterno-del-sito-petrolchimico/ ) si dà atto che nei mesi di settembre, ottobre e fino al 15 novembre 2019, gli episodi di accensione delle torce di emergenza e conseguenti emissioni in atmosfera di metano, idrogeno e ammoniaca, saranno rispettivamente di 20 giorni, su 76 complessivi”. “La stessa società – continuano gli Fff di Ferrara – dichiara pubblicamente che tali fenomeni siano avvenuti in concomitanza di attvità di manutenzione e avviamento degli impianti e che “non vi siano effetti su persone o cose”, ma solo eventi di luminosità e rumore”. Viene quindi ricordato che “all’inizio del mese di marzo 2019 era già stato stato superto il limite di sforamenti di Pm 10 previsto per l’intero anno, dalla direttiva 2008/50 Ue”, una norma comunitaria che prevede un massimo di 35 giornate di sforamento, al di sopra delle quali scatta la procedura d’infrazione”. “In poco più di 60 giorni – spiegano i giovani ambientalisti – si sono sforati i limiti previsti per 365 giorni”.

L’auspicio è che vengano introdotte misure più stringenti per migliorare la qualità dell’aria, tenendo presente che “gli effetti a lungo termine sulla salute delle persone non sono calcolabili e riassumibili nelle coincise quanto blande rassicurazioni fornite dalla società che gestisce le comunicazioni inerenti i fenomeni percepibili all’esterno della struttura”. “Nel 2016 – continuano – molti quotidiani locali hanno riportato che l’incidenza dei tumori sulla popolazione ferrarese superava persino quella registrata a Taranto dall’ormai tristemente celebre Ilva. Le analogie tra le due città, che condividono un polo industriale prossimo al centro abitato, sono chiare e inequivocabili. Le istituzioni non possono voltarsi dall’altra parte pur di non limitare la produzione, nascondendosi dietro la retorica dei posti di lavoro garantiti da tali stabilimenti”. Secondo gli attivisti del movimento, consapevoli che “puntare verso la conversione della chimica e dei bruciatori in altre attività meno impattanti non sia una questione prettamente e meramente ambientale, ma anche e sopratutto sociale e lavorativa”, vale il principio che “nessun operaio, di Ilva o Polo Chimico che siano, dovrebbe avere una responsabilità sociale e ambientale così grave sulle proprie spalle. Nessun lavoratore dovrebbe praticare la propria attività in un luogo insalubre e spendere i propri guadagni per far fronte alle cure proprie o della propria famiglia”.

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