Mer 6 Nov 2019 - 3291 visite
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La Storica e nuova canzone d’autore, quel miracolo che succede solo a Ferrara

L’Associazione Aspettando Godot promette di tornare e immagina un nuovo Club Tenco in salsa estense

Ma dove sono le nevi dell’altr’anno? Tornano, ogni anno, a Ferrara, da otto stagioni a questa parte. E sembrano non sciogliersi mai. Più che un fenomeno atmosferico, è un fenomeno fatto di musica, poesia, passione e quel pizzico di follia che solo eterni studenti (per rimanere sul tema di Villon) possono avere.

L’eterno studente, il folle, colui che non fa mai sciogliere quella neve che a ogni novembre si deposita in Sala Estense è Pino Calautti. La stagione eterna che porta a Ferrara è la rassegna “Aspettando Godot – Storica e nuova canzone d’autore”, giunta alla ottava edizione e appena terminata.

Le nevi che si sono depositate questa volta nella città delle nebbie sono quelle di Eugenio Finardi, Alberto Camerini, Marco Ferradini, Flaco Biondini e Paolo Capodacqua. Prima di loro, negli anni passati, i fiocchi erano le note di Claudio Lolli, Giorgio Conte, Mario Castelnuovo, Max Manfredi, Francesco Baccini, Alberto Fortis, Mimmo Locasciulli, Goran Kuzminac, Gian Piero Alloisio, Massimo Bubola.

Tutti sono passati da Ferrara. Tutti hanno suonato facendo sciogliere le emozioni degli spettatori.

Ora la rassegna è appena finita e Pino Calautti si prepara a tornare nella sua Liguria. Fondatore della Associazione che dà il nome al festival, ha appena incontrato gli amministratori locali per parlare del futuro prossimo. Budget e passione non sempre vanno d’accordo. Anche nel caso di Ferrara le energie e le risorse spese per far scendere ogni anno quelle nevi, superano di gran lunga il contributo comunale. Ma lui, che gli amici definiscono “portatore sano di utopia”, non perde la speranza di prolungare di altri dodici mesi quel piccolo miracolo scritto su pentagrammi.

“Io ci terrei a tornare. Anzi, sai che ti dico? Che io, noi, ci torniamo qui. Anche a spese nostre, perché questa città l’amiamo. Vogliamo arrivare almeno al decennale”.

E, numeri alla mano, all’Associazione Aspettando Godot – Storica e nuova canzone d’autore mancano solo due anni prima di tagliare il primo piccolo storico traguardo. L’ottava edizione è appena terminata e in due serate ha portato in Sala Estense 600 persone, “più almeno altre 300 che abbiamo purtroppo dovuto lasciar fuori per motivi di spazio”. “È stato un dispiacere non poter far entrare tutti, capiamo le tante proteste ricevute a voce e sui social, ma questo spazio abbiamo e prima di tutto dobbiamo rispettare le regole di sicurezza”.

L’associazione, insieme al festival, è cresciuta negli anni in maniera esponenziale. Ma con i duemila euro di contributo accordati dal Comune è difficile fare previsioni a lunga durata, specie se le uscite superano i 12mila euro. Eppure con quei soldi “abbiamo portato dieci volte tanto di indotto, con la gente che si fermava a Ferrara da mezza Italia apposta per vedere le due serate”.

L’associazione fondata da Pino tiene un evento simile, diviso questa volta in tre serate, in provincia di Imperia. “A Bordighiera portiamo sul palco Branduardi, Alice, Bennato, Concato. Portiamo un tale indotto a livello turistico che il Comune ogni anno ci stende un tappeto rosso”.

La cultura, una volta tanto, ripaga, eccome. E Ferrara, secondo Calautti, “potrebbe diventare il centro gravitazionale di tutto il nord-est della grande canzone d’autore. Un secondo Club Tenco. All’inizio era il mio sogno. Pensate al Club Tenco. Da lì sono passati tutti i più grandi: da Guccini a De André, da Gaber a Tenco. Poi il Comune ha capito che aveva in mano la gallina dalle uova d’oro e ne ha fatto un fenomeno internazionale. D’altronde Amilcare ha iniziato così…”.

Amilcare è Amilcare Rambaldi, di cui nei giorni scorsi ricorreva l’anniversario della scomparsa, il fondatore del Club Tenco. “Ero soltanto un ragazzino e mi trattava come se fossi un uomo, passavo ore e ore in sua compagnia. Da lui, unica, vera, sincera e assoluta anima dello spirito originario del Club Tenco, ho imparato tante cose, probabilmente tutto...”.

Un buon maestro, visto che a Ferrara nell’ultimo fine settimana gli appassionati hanno potuto ascoltare, ad esempio, Eugenio Finardi in un concerto a offerta libera è da folli. “Normalmente costa sui 30/40 euro. Avremmo riempito comunque la serata anche con quei prezzi. Ma noi siam fatti così. Questa è la nostra linea. Un patrimonio culturale italiano come la canzone d’autore deve essere alla portata di tutti. Non ci deve essere una forma di speculazione nell’offrire musica e poesia”.

Per riuscirci l’associazione paga la rassegna di Ferrara con i soldi che raccoglie con quella di Bordighiera. “Siamo una onlus e non abbiamo scopo di lucro. Tutto quello che guadagnano lo reinvestiamo per portare avanti i principi della associazione, la diffusione della musica d’autore”.

Canzone d’autore che è in caduta libera. “Per questo va difesa, non può essere abbandonata o dimenticata. Non sono un missionario, sono un appassionato”. Pardon, un portatore sano di utopia.

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