Cronaca
23 Ottobre 2019
Il Tribunale di sorveglianza solleva la questione di costituzionalità nel procedimento sulla revoca della liberazione anticipata dell'uomo

Il caso Fabbri-Panigalli finisce davanti alla Corte Costituzionale

di Daniele Oppo | 2 min

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La vittima Lucia Panigalli

Finisce davanti alla Corte Costituzionale il caso della liberazione anticipata di Mauro Fabbri, l’uomo di 58 anni già condannato per il tentato omicidio di Lucia Panigalli e che dal carcere tramò per far uccidere la ex compagna, venendo però assolto per questo perché non è punibile il mero accordo.

Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha infatti mandato gli atti alla Consulta chiedendo di valutare la legittimità costituzionale della norma sulla liberazione anticipata “nella parte in cui non prevede che possa disporsi la revoca del beneficio anche nel caso di assoluzione ai sensi dell’articolo 115 del codice penale, qualora nei suoi confronti sia stata disposta l’applicazione di una misura di sicurezza”. L’articolo in questione è quello in base al quale Fabbri è stato assolto sia in primo grado dal gup che in appello, perché non è considerato punibile il solo accordo per commettere un reato e questo non sia commesso.

Fabbri ha beneficiato di 570 giorni di libertà in relazione a due distinti periodi detentivi, dal marzo 2010 al luglio 2012 e poi dal febbraio 2015 all’ottobre 2018. Proprio in questo secondo periodo l’uomo aveva tramato insieme a un compagno di carcere – che per il patto ottenne soldi, un trattore e una macchina – l’omicidio della signora Panigalli, in modo da non dover pagare il risarcimento dei danni che la donna si accingeva a chiedere. E su questo si è basata la richiesta di revoca avanzata dalla Procura generale.

“Noi – spiega l’avvocato Gian Luigi Pieraccini, difensore di Fabbri – abbiamo sempre sostenuto che non era praticabile l’istituto della revoca in questo assetto normativo perché la legge prevede che vi sia una sentenza di condanna, mentre Fabbri è stato assolto. Alla peggio, come poi avvenuto, abbiamo detto che si sarebbe dovuto chiedere alla Corte Costituzionale di pronunciarsi. I giudici – osserva infine l’avvocato – sono stati molto equilibrati, nonostante la pressione hanno preso una decisione giusta”.

I giudici che hanno sollevato la questione di costituzionalità per incompatibilità con gli articoli 3 e 27 della Costituzione. In sostanza chiedono se la revoca non debba applicarsi anche davanti a un’assoluzione che però prevede l’applicazione di misure di prevenzione, sintomo da un lato di pericolosità sociale e dall’altro di una mancata adesione al progetto di risocializzazione proprio della finalità rieducativa del carcere.

Nel frattempo il procedimento è naturalmente sospeso e Fabbri rimarrà dunque in regime di libertà vigilata, soggetto a vari divieti e prescrizioni per impedirgli anche solo di avvicinarsi alla sua vittima.

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