Ven 18 Ott 2019 - 419 visite
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Botulino nelle Valli, Fabbri rigetta le accuse: “Dichiarazioni imbarazzanti da chi chiede le mie dimissioni”

Il presidente del Parco replica anche alla consigliera Carli Ballola: "Conclusioni ardite e affrettate, le cause della moria in Valle della Canna non sono scontate nè accertate"

Comacchio. “Sulla moria di Valle della Canna si stanno tracciando ardite conclusioni quando ancora nessuno della comunità scientifica, accademica e delle istituzioni, anche quelle preposte alle indagini, è ancora arrivato ad esprimersi in merito”. Si esprime intanto così Marco Fabbri, presidente del Parco del Delta e sindaco di Comacchio finito in questi giorni sotto il tiro di Italia Nostra, del consigliere regionale Andrea Bertani (M5S) e di Sandra Carli Ballola, consigliera di minoranza a Comacchio, che chiedono le sue dimissioni dopo i fatti del ravennate.

Dichiarazioni, quelle di Carli Ballola, che Fabbri taccia come “imbarazzanti nei toni e nei contenuti, ancora una volta, preoccupante segnale di scarsa conoscenza del territorio e dei percorsi e delle azioni intrapresi. Sulla moria di Valle della Canna Carli Ballola individua cause e precisi colpevoli, quando ancora nessuno ha accertato i fatti nè si è espresso in merito. La sua è una presa di posizione rispetto alle Valli di Comacchio inoltre è fuori luogo e strumentale, con l’intento di creare inutili allarmismi o dipingere situazioni che non corrispondono alla realtà. A Comacchio da qualche anno abbiamo creato le condizioni e soluzioni per risolvere definitivamente criticità ben note a tutti”.

Tornando a Valle della Canna, “il problema legato alle difficoltà di approvvigionamento di acque dolce nel periodo estivo è ben noto da tempo, e lo scorso anno, dopo anni di attesa, il Parco del Delta del Po e il Comune di Ravenna hanno approvato e sottoscritto una convenzione per la gestione e la valorizzazione dell’area su cui abbiamo lavorato intensamente”.

“Il nesso causale legato allo sviluppo del botulino e alla moria avvenuta è dunque tuttora non affatto scontato. Nelle settimane antecedenti i fatti, come in genere avviene, non sono pervenute da nessuno (cacciatori, ambientalisti, forze dell’ordine ecc.) segnalazioni al Parco circa circostanze e/o campanelli di allarme sullo stato di salute degli animali. Le associazioni venatorie, alle quali va il mio plauso e ringraziamento, hanno segnalato il problema solo ad emergenza ormai in corso. E a quel punto non un minuto è stato perso: tutti gli enti preposti hanno attivato un tavolo emergenziale e individuato le azioni da mettere in campo”.

In un “quadro ambientale sostanzialmente cambiato nelle Valli meridionali rispetto al passato”, Fabbri rivendica tra i meriti della sua gestione quella di aver portato a termine con il supporto della Regione “dopo decenni di attesa, il progetto di derivazione di acque dolci dal fiume Reno, con lo scopo di migliorare la gestione dei bacini meridionali delle Valli di Comacchio, che oggi: ciò consentirà nei prossimi anni il miglioramento della qualità delle acque e farà registrare benefici in termini di conservazione degli ecosistemi naturali, senza interferire con le attività antropiche, e contribuendo alla regolazione della salinità e dei livelli idrici. A problemi scientificamente e tecnicamente complessi non si possono anteporre soluzioni semplicistiche e sbrigative”.

Sulla validità del suo incarico nel confuso scenario del mai realizzato ‘Parco Unico’ il presidente Fabbri ricorda infine come la mission del suo mandato, “ricoperto da un paio d’anni gratuitamente con massimo impegno e attenzione, è nata in seno all’obiettivo della creazione del Parco Unico. Nel giugno 2018 ho presentato alla Comunità dei sindaci del Parco un documento conclusivo su cui ho aperto una discussione pubblica. Purtroppo è rimasto lettera morta, soprattutto per le resistenze sul versante veneto, nonostante la previsione di legge e le sollecitazioni del Ministro all’ambiente nella direzione del Parco Unico. Oggi più che mai – conclude Fabbri – continuo a ritenere la creazione di quel Parco Unico, un tema che deve rimanere al centro della politica territoriale e nazionale, qualunque sia la forma giuridica individuata”.

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