Politica
8 Novembre 2009

Pdl spaccato, è braccio di ferro Balboni-Dragotto

di Marco Zavagli | 3 min

00017897-constrain-800x600Il nome del terzo candidato del Pdl non c’è ancora Cimarelli. “Di sicuro sarà una donna, una figura che possa tener testa a due pezzi da 90 come Dragotto e Malaguti”, tocca a Luca Cimarelli, in qualità di vice coordinatore, trasmettere alla stampa il risultato della riunione del coordinamento provinciale del Pdl.
Un coordinamento che doveva discutere di elezioni regionali e comunali di Comacchio e tesseramento 2010. “A Comacchio vincere è possibile – assicura Cimarelli -. Anche lì servirà un candidato adeguato. In caso si successo, contando anche comuni come cento, si stravolgerebbe l’assetto politico-organizzativo della provincia”.
Gli ordini del giorno finiscono però in secondo piano alla luce del clamoroso forfeit annunciato da Dragotto e da buona parte del direttivo. Tanto che alla riunione si sono contate poco più di dieci persone. La conta la fa Balboni: 12 presenti, 3 o 4 assenti giustificati. Brandani è arrivato ma è dovuto andar via subito. “Non riesco a capire – allarga le braccia il senatore -. Se c’è un luogo dove discutere quello è il coordinamento provinciale; se è successo qualcosa di più, dalla lettera ermetica del vicario non traspare”. Il riferimento, ovviamente, agli “ultimi accadimenti” segnalati nella famosa mail della vigilia.
“Ci sono problemi e tensioni che mi sono state segnalati dalla stragrande maggioranza del direttivo – è la replica di Dragotto -. Se non c’è il clima adatto certe cose non possono essere fatte. Alla vigilia del coordinamento ho registrato una assoluta preoccupazione e in qualità di vicario ho avvisato il coordinatore”.
Dopo il primo botta e risposta di ieri, i due amici-nemici del Pdl, Dragotto e Balboni, tornano a punzecchiarsi reciprocamente. Difficile però che la falla provochi una rottura nello scafo del Pdl ferrarese e alla fine, dopo le virate al timone dell’uno e dell’altro, è probabile che i toni si abbassino e la nave del partito approdi in un porto calmo.
Nell’attesa, però, nessuno dei due perde occasione per mostrare i muscoli. Dragotto insiste sulla diarchia del partito a livello locale: “gli atti politici del Pdl esistono se c’è l’accordo tra me e Balboni. Il comitato provinciale era convocato per discutere di due temi importantissimi, ma non di emergenza. La convocazione risale a 20 giorni fa. In questi 20 giorni certe condizioni o non sono maturate e sono cambiate; per questo ho ritenuto opportuno segnalarlo ad Alberto che è l’altra parte fondamentale del Pdl a Ferrara. A meno che pensi di fare il Pdl da solo”.
Eppure “lo statuto è chiaro”, torna alla carica Balboni, lasciando trasparire che dietro alla polemica si nasconda una preoccupazione elettorale o la delusione di chi poteva legittimamente ambire a un posto in consiglio regionale: “le decisioni sui candidati vengono prese da Berselli e Bettamio, sentito anche il coordinatore provinciale, cioè il sottoscritto. Se qualcun altro voleva proporsi lo poteva fare ieri, era l’occasione giusta. E spiace che qualcuno voglia trasferire sul partito le questioni legate alla sua candidatura”.
“Non rivendico nulla, non faccio l’isterico” spiega invece Dragotto, che garantisce come “non c’entrano le regionali. Il partito va fondato con serenità e concordia da parte di tutti”. Ed evidentemente secondo l’ex forzista questo non è stato fatto. Un indizio? “Ad esempio Frascerra è stato nominato vice coordinatore senza che io lo sapessi”.
“Quella nomina non l’ho certo fatta io – riprende Balboni -. Viene da Roma sulla base dell’accordo tra Giovanardi e il Pdl nazionale”. E quanto alla pretesa diarchia, “nello statuto non c’è nessuna norma che mi obbliga a concordare con il vicario. Io l’ho fatto per cortesia e correttezza”.
Ora si attende la prossima convocazione del coordinamento, che potrebbe avvenire tra una o due settimane. Per quella data i contendenti potrebbero essere tornati e remare nella stessa direzione. O almeno questa è l’intenzione che traspare dalla mano tesa di Balboni: “Vorrei sottolineare che così non si va da nessuna parte. Cerchiamo di riprendere il confronto. L’importante è smettere questo gioco al massacro”.

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