Ven 4 Ott 2019 - 837 visite
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Con un piede sul bottino

Alcune riflessioni sullo stile dell’amministrazione comunale

L’ampio spazio dedicato a notizie e fotografie sulla conquista “armata” degli accampamenti dei “nomadi” mi ha creato un senso di repulsione che non sono riuscito a reprimere. Non voglio negare che il problema degli accampamenti abusivi sia da trascurare ma va inquadrato in più generali e complesse questioni che andrebbero affrontate con un maggior rispetto istituzionale e civico anche della condizione umana. Vedere un discutibile personaggio che, gloriandosi di oltre mille preferenze (su almeno cento mila aventi diritto al voto, non mi sembra un plebiscito) si fa fotografare con un piede sul bottino come un reduce dalla caccia grossa, mi ha veramente disgustato; e mi ha anche sorpreso che si sia fatto fotografare avanti alle “macerie” lo stesso sindaco che, finora, mi sembrava avesse tenuto un comportamento più civile. Purtroppo questa è la prova che la classe politica attualmente predominante sia più preoccupata di pubblicizzarsi, di autopromuovere una immagine di sé che può essere accattivante solamente rispetto agli elettori più suggestionabili (uso un eufemismo) piuttosto che risolvere i problemi (certamente complessi) alla radice. Possibile che sindaco e vicesindaco (bisogna riconoscere che quasi tutti gli altri componenti della giunta non pare abbiano questa bramosia di esibirsi) non abbiano mai studiato, non dico prima di essere eletti, ma almeno dopo, la normativa che regola le loro funzioni, ad esempio l’art. 48 e l’art. 107 del d. lgs. n. 267 del 2000 che individuano le funzioni di governo (Giunta, oltre al Sindaco) che affida loro i compiti di attuazione degli indirizzi generali del consiglio e di regolamenti, mentre l’attività operativa spetta ai dirigenti i quali “si uniformano al principio per cui i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo, mentre la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo”. Non sono compiti del sindaco o del vicesindaco, ma sono i dirigenti che adottano atti e provvedimenti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo adottati dagli organi di governo. Ancora più nello specifico, il comma 3° dell’art. 107, lett. g), stabilisce che sono di competenza dei dirigenti “tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino di competenza comunale, nonchè i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione delle sanzioni amministrative previsti dalla vigente legislazione statale e regionale in materia di prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio e paesaggistico-ambientale”. Non voglio entrare nel merito dei provvedimenti, anche se ho una precisa idea sulla materia, ma mi sembra veramente triste che certe persone, soprattutto se sono state elette per rappresentare una istituzione fondamentale nel nostro ordinamento giuridico, approfitti della propria posizione per giostrare su un penoso palcoscenico dove si rappresentano anche drammi umani perché coinvolgono sia persone che possono anche aver commesso reati (di cui i nostri “artisti” non hanno alcuna prova) sia donne e bambini nei confronti dei quali l’atteggiamento delle istituzioni dovrebbe essere ben diverso. I problemi non si risolvono facendosi fotografare alla guida delle ruspe (Salvini docet e suoi allievi prolificano…).

Francesco Monaldi

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