Gio 3 Ott 2019 - 3260 visite
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Fabbri scrive alla Panigalli: “Non penso in alcun modo di farti del male”

L'uomo scrive una lettera alla sua vittima: “Ho calpestato la tua dignità, ma ora ho capito gli errori”. Diffidenti i legali della donna: “Probabilmente deriva non da un suo effettivo pensiero, ma da un accorto suggerimento“

“Vorrei tranquillizzarti sul tuo futuro; se ti è possibile dimentica l’accaduto, non penso in alcun modo di farti del male, vivi la tua vita in serenità”. Sedici righe scritte a mano di scuse, di ammissioni, di richiesta di perdono e rassicurazioni sul futuro, nella speranza di chiudere la questione a livello personale e poi anche a livello pubblico visto il clamore nazionale che assunto la vicenda. È datata 30 settembre, un giorno prima che il caso fosse trattato anche da un servizio de Le Iene, la lettera che Mauro Fabbri ha inviato a Lucia Panigalli e che, per sua volontà, viene resa pubblica.

Fabbri che oggi è in regime di in libertà vigilata dopo la scarcerazione anticipata, come si ricorderà venne condannato a 8 anni e mezzo per tentato di uccidere la signora Panigalli dopo che era terminata la loro relazione e poi, in carcere, si accordò per farla ammazzare, ma venne assolto perché l’accordo, anche se non per sua volontà, non si concretizzò nemmeno in un tentativo.

Oggi chiede perdono, di fatto anche pubblicamente, anche se sa che “sembrerà riduttivo e fuori tempo, ma è davvero così”. Ammette chiaramente di aver sbagliato, “ho fatto soffrire te, le persone che ti stanno attorno, ho calpestato la tua dignità – dice alla sua ex compagna e vittima -. Ho scontato una lunga pena, ho nuovamente sbagliato. Ma ora ho capito gli errori”.

Poi le rassicurazioni  – “Non ti cercherò in alcun modo e in nessun caso” – e l’augurio finale: “Spero tu possa ritrovare la voglia di vivere”.

E chissà quanto è davvero sincero il “sincero dispiacere”. Se lo chiedono anche i legali che assistono la signora Panigalli – gli avvocati Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani -, che rilevano come la lettera sia arrivata tramite posta raccomandata: “A noi legali questo elemento ci faceva ritenere che, più che un vero pentimento, potesse essere strumentale rispetto alla posizione attuale del Fabbri”. E il fatto che la missiva sia giunta anche alla stampa “conferma il sospetto”.

Gli avvocati sottolineano come Fabbri durante l’ultimo procedimento “non ha mai detto una sola parola di rimorso, dispiacere o pentimento” e che nel primo processo “aveva invece subito espresso al giudice una sorta di pentimento per il tentato omicidio per cui è intervenuta condanna definitiva”, e poi nel 2015, nonostante poi la pianificazione dell’omicidio dal carcere. “Non vorremo proprio che queste nuove dichiarazioni avessero nella testa del Fabbri lo stesso effetto”. E il sospetto finale che “anche per come proposta”, la lettera “probabilmente deriva non tanto dal suo effettivo pensiero, quanto da un accorto suggerimento. In ogni caso ne prendiamo atto”.

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