Dom 22 Set 2019 - 389 visite
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Testamento biologico, Mina Welby: “L’ho fatto per amore”

Toccante la testimonianza della moglie in occasione di Interruzioni: "Non voleva morire, non voleva più vivere così"

Sala Estense gremita, venerdì sera, per il doppio evento organizzato da Legacoop Estense, presieduta da Andrea Benini, e associazione Paolo Mandini in collaborazione con Fondazione Ado. In scena è andato Interruzioni, primo spettacolo teatrale sul testamento biologico ispirato al terzo racconto dell’omonimo libro (Giraldi Editore) della giornalista e autrice ferrarese, Camilla Ghedini.

Sul palco, Gianna Coletti, nel triplice ruolo di figlia morente, madre che non vuole accettare una perdita che vive come abbandono, medico.

A seguire, il dibattito introdotto da Benini, che ha ricordato «l’amico e cooperatore Paolo Mandini, che ci manca tanto, e che avrebbe condiviso lo spirito di questa serata, che ci consente di ragionare su temi tanto complessi, dandoci strumenti di riflessione, senza propinarci una verità unica, una risposta preconfezionata».

Parole confermate dai relatori, che moderati da Francesca Tamascelli (Legacoop), ha visto confrontarsi sul tema del fine vita e delle cure palliative Mina Welby, Luigi Grassi (docente Psichiatria Unife), Milena Maltoni (Cidas) e Luigi Bruno, direttore sanitario Fondazione Ado. Con contributo finale di Coletti e Ghedini.

Toccante la testimonianza di Welby, che ha ricordato gli ultimi giorni col marito, il suo desiderio di interrompere le sofferenze, il suo aiuto a Mario Riccio, il medico che accolse l’appello di Piergiorgio Welby praticandogli la sedazione e staccandogli il respiratore. «Piergiorgio non voleva morire. Non voleva più vivere così. Io l’ho accompagnato in questo percorso per amore».

Si è concentrato sui temi del «perdono, del bisogno di conciliazione, del tentativo di abbandonare il rancore» Luigi Grassi, secondo cui è bene lavorare sulle parole con cui ci si congeda. E che ha riconosciuto all’arte un valore didattico. Da Milena Maltoni e Luigi Bruno, direttore medico Fondazione Ado, la testimonianza di cosa significhi vivere quotidianamente con pazienti malati terminali, che attendono o talvolta chiedono la morte.

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