Sab 14 Set 2019 - 3270 visite
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Il ‘Guercino ritrovato’ incanta il Castello, Sgarbi: “Un’opera teatrale”

Il dipinto del celebre pittore centese in esposizione e restauro fino al 26 dicembre. Gulinelli: “Anteprima di una prossima mostra in programma alla riscoperta della civiltà ferrarese”

di Cecilia Gallotta

“E’ un’opera teatrale”. Puntuale nel suo preannunciato ritardo, Vittorio Sgarbi contiene tutto sommato la sua irriverenza, fra i camerini del Castello Estense e di fronte al ‘Guercino Ritrovato’, presentato in anteprima venerdì pomeriggio, alla presenza delle autorità, e in mostra fino al 26 dicembre.

Un antefatto, come anticipa l’assessore alla cultura Marco Gulinelli, di una mostra sul celebre pittore centese “in programmazione alla fine del prossimo anno: la nostra intenzione è di recuperare una ventina di opere del Guercino” afferma, inserendole in un percorso di “riscoperta della civiltà ferrarese – come la definisce il sindaco Fabbri – che noi stessi spesso ci dimentichiamo di avere”. Non si tratta di un “campanilismo fine sé stesso” secondo il sindaco, ma “un’apertura al mondo intero, perché è solo riscoprendo la propria identità che si riconosce il valore delle cose”.

E in quanto a valore, e bellezza, il ‘Guercino Ritrovato’ non lascia dubbi: “Un’iconografia antica e al contempo nuovissima”, la descrive lo storico dell’arte Giovanni Sassu, con cui l’artista seicentesco riesce a esprimere ai suoi committenti tutto l’afflato mistico di ‘San Francesco che riceve le stigmate’, titolo originale dell’opera del 1632, successivamente restaurata dallo stesso Guercino nel 1666, anno della sua morte.

Sarà una sorta di ‘cantiere aperto’ quello inaugurato al Castello Estense, che ha visto l’opera uscire dalla Chiesa delle Sacre Stigmate per l’esposizione: “Non ha bisogno di grossi interventi – spiega Gulinelli – ma verrà pulita dal restauratore Bevilacqua”, con un lavoro finanziato da Copma, Cias e Consorzio Futura.

E’ un Guercino che “si sta avviando perfetto erede di Guido Reni – illustra Sgarbi -: rispetto a Caravaggio sente la realtà come qualcosa in cui bisogna recitare; e lo sguardo, nel sentire in alto la presenza di Cristo, non è drammatico. Mette insieme realtà e teatro”.

Usa poche ma magistralmente efficaci parole il critico d’arte ferrarese davanti all’opera, che come di consueto riesce a far rimanere a bocca aperta anche “la persona con meno vena artistica”, come si autodefinisce il sindaco Fabbri, che “da ingegnere” si accomuna più a don Stefano Zanella (con lo stesso titolo), referente culturale della Diocesi, al quale Sgarbi non fa mancare un sentito abbraccio.

“Quando parliamo di Chiesa siamo soliti pensare a un passato sfalsato in una storia che non ci appartiene – attualizza don Stefano -. Eppure la Chiesa è colei che ha favorito le arti: quando visitiamo una città non possiamo fare a meno di visitare una chiesa, qualsiasi essa sia, dove l’arte ha trovato asilo. E’ una grande possibilità quella di portare opere fuori dalla Chiesa per far vedere quello che c’è sempre stato dentro. E nel bello ci avviciniamo tutti, cristiani e non”.

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