Dom 8 Set 2019 - 10509 visite
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Conte bis, Giorgia Meloni a Ferrara: “E la chiamano democrazia”

Ovazioni in piazza per la leader di Fratelli d’Italia: “Li manderemo a casa”. Il senatore Balboni: “Ferrara dimostra che un riscatto è possibile”

di Cecilia Gallotta 

“E ce la chiamano pure democrazia”. Lo sdegno e l’energia di Giorgia Meloni arrivano fino in fondo a Martiri della Libertà, raggiungendo anche l’ultima fila di una folla che sabato sera ha eguagliato, se non superato, quella che tre mesi fa era davanti a Salvini.

Le ovazioni per la leader di Fratelli d’Italia hanno lasciato il posto ai fischi all’udire il nome di Renzi (“resuscitato improvvisamente in queste ultime settimane” ironizza la Meloni) e di Franceschini, “sconfitto alle urne dalla sua città, e oggi improvvisamente ministro”, si aggancia il senatore Alberto Balboni, affiancato sul palco dal figlio e assessore Alessandro, dall’assessore Andrea Maggi, dagli onorevoli Tommaso Foti e Ylenia Lucaselli, nonché dal parlamentare Galeazzo Bignami.

“Se tu sai che gli italiani al governo vorrebbero qualcun altro, e tu ci stai lo stesso, e pur di starci ti metti assieme a quelli contro cui avevi giurato di batterti, questo si chiama furto – attacca Meloni – e non ha niente di diverso da chi entra nelle case col passamontagna a rubare l’argenteria perché non vuole guadagnare soldi in modo onesto”.

E la frecciata va dritta al 5 Stelle, “che prometteva di ‘aprire il parlamento come una scatoletta di tonno’ – cita, accompagnata dal pubblico – e invece è diventato il tonno dentro la scatoletta che non vuole più uscire dal palazzo. E dicevano che ‘Renzi ci fa schifo, che la Boschi ci fa schifo’, ma poi alla fine gli fa più schifo il pensiero di dover andare a lavorare”.

“E a chi osa far notare che c’è qualcosa che non va – prosegue – dicono che è un’analfabeta costituzionale, perché ci fanno credere che la Costituzione lo permetta. Eppure, all’articolo 1, che non a caso è appunto il primo, la Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo. Un popolo che è stato privato della sua libertà di voto. E l’articolo 54, dice che se tu rappresenti lo Stato, lo devi fare con onore. E non c’è nessun onore nel tradimento”.

L’appello della leader FdI dopo il giuramento del governo Conte bis, e a due giorni dal voto di fiducia, è quello di “non pensare che sia inutile scendere in piazza in momenti come questo: se consentite che tutto questo accada sotto silenzio, senza che la vostra rabbia si faccia sentire, beh, poi non vi lamentate. Non vi lamentate del governo che aprirà tutti i porti, che aumenterà le tasse, metterà la patrimoniale, e vi porterà in ginocchio verso quell’Europa che in questo momento sta festeggiando. C’è un disegno contro di noi, e dentro questo disegno c’è gente che si è venduta e schierata dall’altra parte”.

“Vi siete accorti che lo spread è improvvisamente dimagrito, in un mese senza governo? – rincara la Meloni –. È perché è stato usato come una clava contro i governi che non si asservivano, da quelli asserviti. E io lunedì a Roma sogno una folla oceanica, in piazza, di italiani che vengano a dire ’no’, e che un giorno li manderemo a casa, perché sogniamo una nazione come le altre, visto che non ci manca niente”.

Del resto, “la stessa Ferrara, rossa da settant’anni, ha dimostrato che un riscatto è possibile – afferma il senatore Balboni – e siamo qui oggi per dire a chi pensa di aver vinto la partita, che la partita è ancora lunga, e gli italiani si ricorderanno del torto che gli è stato fatto”.

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