Rompe le acque alla fermata del bus in corso Giovecca
Un primo pomeriggio tutt'altro che ordinario quello vissuto oggi in via Giovecca, alla fermata dell'autobus di fronte alla Parrocchia Santa Chiara
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Il Comune di Ferrara ha deciso di spostare in via sperimentale il mercato settimanale del lunedì da piazza Travaglio all’area dell’Acquedotto (piazza XXIV Maggio, corso Vittorio Veneto e aree limitrofe)
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Valori medi entro i limiti di legge per la maggior parte delle principali sostanze responsabili dell’inquinamento atmosferico, con un miglioramento per polveri sottili e biossido di azoto. Emerge dal report 2025 di Arpae sulla qualità dell’aria in Emilia-Romagna
Fare causa e Facebook e Instagram (che sono sotto la stessa proprietà) perché censurano le immagini di nudo artistico. È l’idea-provocazione del critico d’arte ferrarese Vittorio Sgarbi.
“Inaccettabile che social network popolari, danarosi e tecnologicamente avanzati come Facebook ed Instagram non siano riusciti ancora ad oggi a trovare una soluzione per distinguere una immagine porno da un’opera d’arte – afferma Sgabri -: per questa ragione, considerato che le censure si ripetono di continuo, ho deciso di promuovere un’azione legale per il danno che questa lacuna arreca al mondo dell’arte e a tutti gli operatori (artisti compresi) che vi lavorano. Sarà quella che in inglese definiscono una class action”.
Sgarbi, deputato alla Camera, è da alcuni mesi presidente della Fondazione Antonio Canova e proprio il celebre scultore è stato l’ultima, illustre vittima degli algoritmi censori dei social network, bloccando la campagna di comunicazione di un’agenzia di Treviso che aveva utilizzato come immagine il gruppo scultoreo “Amore e psiche”.
“Il punto – spiega Sgarbi – è proprio l’algoritmo: società stracolme di soldi, come Facebook, non possono affidare il controllo delle inserzioni sull’arte a un algoritmo. L’algoritmo non pensa, esegue. L’algoritmo non possiede conoscenza, ma applica dei blocchi che prescindono da valutazioni di merito”.
Sgarbi individua la soluzione: “Basterebbe assumere giovani storici dell’arte. Facebook farebbe un’opera meritoria, e potrebbe vantarsi di promuovere l’arte invece delle stronzate (per non dire delle bufale) pubblicate ogni giorno da milioni di utenti nulla facenti. Il paradosso dei social network è che bloccano le opere d’arte ma non le notizie false”
A seguire l’azione legale sarà l’avvocato Giampaolo Cicconi.
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