Mar 13 Ago 2019 - 929 visite
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A Bondeno il vino si fa rigorosamente biologico

Dopo tre anni il vigneto dell'azienda agricola "Barchessa" è pronto a restituire i propri frutti

Bondeno. Quattro ettari coltivati, in cui l’imperativo è la parola “biologico”. Niente antiparassitari, solo insetti che impollinano le piante e ampi filari di vite. Il vino bio che si candida ad essere uno dei prossimi prodotti di eccellenza del territorio nasce qui, in località “Fruttarola”, dove il territorio di Gavello di Bondeno lascia il passo, dopo qualche chilometro, al territorio di Finale Emilia, con il canale Dogaro a marcare il confine.

Carlo Bertelli ha deciso di impiantare qui la sua azienda agricola, lontano dal lavoro quotidiano dell’ufficio, in un luogo dove è ancora possibile rilassarsi, lavorando la terra. Assieme alla moglie Nadina, ed ai collaboratori Luana e Simone. Una squadra affiatata, che ha deciso di coltivare uva, in un fazzoletto di terreno racchiuso tra le colture del grano (pure quello biologico) e le arnie delle api, che producono miele.

“La nostra azienda agricola si chiama “Barchessa” – dice il titolare – e sorge dove un tempo vi erano i possedimenti della contessa di Canossa. Abbiamo avuto l’idea di creare un vigneto biologico, dopo avere analizzato le caratteristiche del terreno. La nostra vite ha tre anni, ma questo sarà il primo anno in cui potremo raccogliere l’uva, con la quale creare il nostro vino certificato “bio”. Si tratta di uno spumante di Sorbara rosé, anche se in prospettiva pensiamo di realizzare un Lambrusco vero e proprio”.

“A settembre – aggiunge il sindaco Fabio Bergamini – verrà organizzata la prima vendemmia dell’azienda agricola, realizzata interamente a mano. Un evento che sicuramente potrebbe richiamare l’attenzione di chi è appassionato di tradizioni locali. Le stesse che noi vorremmo sostenere per i nostri progetti di riscoperta della cultura rurale e sulla qualità dei prodotti enogastronomici del nostro territorio”.

Il vigneto è immerso nel cuore di una tenuta contraddistinta da splendidi laghetti, una volta utilizzati come maceri per la lavorazione della canapa ed oggi più che altro uno spettacolo per gli occhi. Al centro, un fabbricato restaurato dopo il terremoto e contraddistinto da colonne e pietre di epoca romana. “La casa – dice Bertelli – sorge a livello della strada, nell’unico punto che sporgeva in superficie come isolotto, in un’epoca romana in cui la zona era palustre ed adibita alla caccia”.

Oggi, invece, un cartello precisa all’ingresso della proprietà che la caccia è severamente vietata. Non a caso, all’interno del cortile si vedono passare lepri e piccoli animali selvatici. I quali contribuiscono ad alimentare un’atmosfera distesa. Probabilmente idonea a farne, in futuro, un luogo di frequentazione turistica, in cui degustare il vino biologico e tutti i prodotti dell’agricoltura locale.

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