Lun 22 Lug 2019 - 11814 visite
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Quando le barricate erano contro Naomo

Sgombero campo nomadi. Don Bedin scrive all’assessore Lodi e gli ricorda quando era ospite di Viale K

Mentre la giunta Fabbri va avanti con il piano di sgombero del campo nomadi di Via delle Bonifiche, l’assessore alla sicurezza Nicola ‘Naomo’ Lodi cerca di convincere i residenti a non opporsi all’inserimento nella loro zona delle famiglie che, dopo lo smantellamento, non avranno un tetto sopra la testa.

E per farlo ha chiesto aiuto alle varie associazioni e cooperative specializzate nell’accoglienza. Una di queste è la Comunità Casa di Stefano in via della Ginestra, gestita da Viale K di don Domenico Bedin.

Ed è proprio il sacerdote, di fronte a quella che appare come una bizzarria del destino, scrive all’assessore vicesindaco per cercare di aprirgli gli occhi sulla situazione degli abitanti del campo.

Don Bedin accenna all’incontro di Lodi con i residenti di via Ginestra, “preoccupati per l’arrivo eventuale di alcune famiglie sinte provenienti dal Campo di via delle Bonifiche che intendi chiudere al più presto”.

Bedin si dice piacevolmente stupito del modo di parlare “con tanta delicatezza e capacità di mediazione” del vicesindaco. Un modo tanto differente “dall’ardimentoso e irruento agitatore che nell’inverno scorso, anche a Formignana, protestava per l’arrivo di pochi profughi in una casa di una mia associazione. Le rassicurazioni che, sia la Prefettura che il Comune cercavano di darti non bastavano: non li vogliamo e basta! Gridavi, col tuo megafono di fronte ad un gruppo di carabinieri schierati…”.

La domanda quindi sorge spontanea: “Se hai seminato questo seme di intolleranza perché pretendi che i cittadini, che magari ti hanno anche votato proprio per i tuoi slogan contro l’accoglienza ti possano credere quando sussurri: – ma no, non vi preoccupate, si tratta di una sola famiglia e poi saranno custoditi e inseriti…”.

Eppure basterebbe un piccolo salto nel passato, giusto di pochi anni. Quando, ricorda il presidente dell’Associazione Viale K, lo stesso Naomo fu “vittima di picchettaggi e manifestazioni conto l’accoglienza”. “Quando tu, la tua fidanzata di allora e un’altra attuale Assessore con la sua famiglia – ricorda il don – e tanti altri migranti e poveri eravate ospiti di Viale K (giorni drammatici e felici), il comitato “Mille firme” supportato dal senatore Balboni faceva sit-in di fronte la parrocchia di viale Krasnodar”.

Di fronte a quelle barricate ante litteram don Bedin si dice “contento di non aver ceduto di un millimetro allora anche perché ora fate parte della Giunta con il figlio di Balboni”.

Tornando ai Sinti, Bedin si rallegra che l’amministrazione comunale voglia ricollocare le famiglie in luoghi più adatti e si dice disponibile alla collaborazione. Ma anche qui la strada sarà in salita: “Stiamo lavorando insieme per trovare delle soluzioni idonee e stai scoprendo che le cose sono più complicate di quello che sembrava: sono cittadini italiani, hanno la residenza, hanno figli piccoli e altri che vanno a scuola, ci sono persone con disabilità, altri sono in carcere e sai anche che senza un lavoro da proporre loro si resta nel puro assistenzialismo… e che anche le case mobili e le ‘campine’ non si possono spostare e piazzare dove si vuole senza una serie di permessi di cui è titolare il Comune stesso… per non parlare della difficoltà di far accettare questi nuclei dai residenti viciniori”.

A questo si aggiunge un secondo problema: Lodi continua “a dire alla stampa che entro luglio bisogna sgomberare. Se non capisco male si sta profilando uno sgombero e una collocazione provvisoria in attesa di soluzioni definitive. Se è così si impone loro un doppio trasloco e altre incertezze e disagi”.

Di qui la proposta: “Non è meglio pulire e mettere in sicurezza in maniera essenziale l’area del campo e poi sfilare una alla volta le famiglie collocandole in luoghi adatti? Abbiamo insieme verificato con loro il desiderio di andarsene e di collaborare. Per esempio la Protezione Civile e qualche nostro volontario, insieme ai residenti Sinti, non ci metterebbero molto a falciare l’erba, svuotare le vasche biologiche, ripulire gli spazi e mettere in sicurezza le prese elettriche, gli scarichi e il gas”.

Don Bedin fa notare che in effetti sarebbe “molto più oneroso, anche economicamente, trasferire provvisoriamente le strutture (e dove?) e poi riposizionarle daccapo”.

Infine una punzecchiatura: “dal punto di vista del ‘ritorno d’ immagine’: vuoi mettere il vantaggio del passaggio dal megafono al ragionare politico, dal martello pneumatico alla cazzuola di chi vuol costruire la ‘ nuova città’”.

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