Gio 18 Lug 2019 - 1074 visite
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C’è chi muore di lavoro e c’è chi non muove un dito

Soriani (Prc): "Si tratta di vittime di un mercato del lavoro selvaggio governato dall’assoluta mancanza di regole"

di Stefania Soriani, segretaria della Federazione del partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea di Ferrara

In materia di igiene e sicurezza del lavoro, la Costituzione (artt.2, 32, 35 e 41 Cost.) afferma la salvaguardia della persona umana e della sua integrità psico-fisica come principio assoluto e incondizionato, senza ammettere condizionamenti quali quelli derivanti dalla ineluttabilità, dalla fatalità, oppure dalla fattibilità economica e dalla convenienza produttiva circa la scelta e la predisposizione di condizioni ambientali e di lavoro sicure e salubri.

Purtroppo invece a sfregio della Costituzione si leggono sempre più frequenti casi di cronaca relativi ad incidenti gravi sino a diventare mortali, le cosiddette morti bianche. E’ di questi giorni la notizia di un grave infortunio accaduto ai danni di un autotrasportatore ferrarese precario di 53 anni, Francesco; lo stesso ha riportato ferite gravissime a gambe e bacino, a seguito dello schiacciamento di un muletto che l’ha investito improvvisamente.

Ancora nel vicino rodigino si segnala un incidente stradale mortale, subito da un postino di 37 anni che avrebbe terminato il suo incarico a fine mese e nel bolognese di un riders/porta-pizza deceduto a seguito di uno scontro tra la sua moto e l’auto della polizia. A Comacchio a novembre dell’anno scorso è morto un operaio edile dopo un volo di sette metri; l’uomo ha perso la vita cadendo dalle impalcature sulla quali stava lavorando. Poi nel novembre del 2018 durante un’operazione di carico e scarico di un camion a Bosco Mesola, un uomo di 68 anni è rimasto schiacciato da un braccio meccanico. Questi sono solo alcuni esempi di incidenti sul lavoro, ma esemplificativi dello stato attuale.

Nel 2018 l’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega che analizza l’emergenza delle morti bianche in Emilia Romagna, secondo i dati riportati dall’Inail, segnala circa 14 infortuni quotidiani a Ferrara, per cause da attribuire a deficit di sicurezza. L’Emilia Romagna divide un secondo triste podio con il Veneto, per numeri di infortuni mortali complessivi, secondi solo alla Lombardia.

Perdere la vita o ferirsi gravemente è sempre qualcosa di drammatico, ma è del tutto inaccettabile perderla lavorando, mentre si compie un’azione tanto quotidiana come necessaria. La privazione dei diritti e la deregolamentazione del mondo del lavoro avvenuta e perseguita da parte di qualcuno in questi anni, vedono sempre più spesso il verificarsi di tragedie, soprattutto tra i precari, i lavoratori degli appalti o comunque tra i tanti privi di tutele di qualsiasi genere. Le condizioni dei lavoratori sono ben oltre la legalità: sfruttati fino all’osso, sottopagati, senza contratto, con la dignità calpestata.

Negli anni le politiche di centro-destra e centro-sinistra sul lavoro hanno deresponsabilizzato la parte imprenditoriale e reso il lavoro meno sicuro, risultando innegabile un filo conduttore fra le politiche del lavoro dei governi che si sono, via via succeduti, arrivando fino a una riduzione drastica delle risorse destinate agli organi di vigilanza.

Si ricorda che nel 2016 è stata messa in atto una semplificazione della normativa del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro D.Lgs. n.81/2008, con la scusante di una retorica che si associa al mondo del lavoro, sulla difficoltà ad applicarne le norme, sul fatto che il modello a cui si fa riferimento non è più quello rigido della catena di montaggio, per cui ai lavoratori è richiesta autonomia di decisione, intraprendenza, disponibilità al cambiamento. Il tutto smentito dai fatti, dalle storie di addetti alle pulizie, facchini, braccianti agricoli, operatori di cooperative sociali, operai metalmeccanici, insomma milioni di lavoratori per cui la tecnologia non ha certo rappresentato maggiore autonomia dal datore di lavoro; bensì un’intensificazione dei ritmi, della pressione psicologica, delle prestazioni richieste, e quindi un aumento dei rischi e delle malattie professionali.

Secondo tali logica se un imprenditore ha dato ordine di predisporre tutti i sistemi di sicurezza e di prevenzione necessari, ed avviene un incidente, si rischia di ipotizzare che non abbia nessuna responsabilità; la colpa può essere dei preposti alla sicurezza o dell’operaio stesso, quando è oggettivo che le norme sono spesso eluse.

Correlato anche a questo aspetto, il business della formazione sulla Sicurezza dei lavoratori, un fallimento che ha prodotto per lo più “attestatifici”, consentendo a molti di far soldi sulla pelle dei lavoratori, invece di formarli sui diritti. In poche parole l’indirizzo è stato quello di ridurre le sanzioni per i padroni tramite: la semplificazione della valutazione dei rischi, la deresponsabilizzazione del datore di lavoro, la riduzione dell’obbligo di vigilanza, infine gli sgravi fiscali e l’alleggerimento delle sanzioni.

Tale processo è continuato con il Governo, attuale per cui la sicurezza sul lavoro sembra essere obsoleta, nonostante l’allarme di sindacati, giuristi, associazioni impegnate contro la criminalità; infatti lo stesso ha convertito con un colpo di fiducia il decreto “sblocca-cantieri”. E’ una combinazione deleteria quella dell’aumento della soglia dei subappalti al 40% e l’equiparazione del criterio del prezzo più basso a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa; rappresenta una regressione non solo per la qualità di opere e servizi pubblici, ma soprattutto relativamente alla tutela dei diritti dei lavoratori delle imprese aggiudicatarie degli appalti pubblici.

I lavoratori in appalto e subappalto sono spesso coloro che riempiono quelle che risulta un bollettino di guerra delle vittime di incidenti sul lavoro. Inoltre il lavoro in somministrazione conduce a scarsa o nulla formazione, dove si riscontra la loro prevalenza rispetto a quelli determinati, con un’ulteriore scomposizione del mondo del lavoro. La logica del massimo ribasso ha effetti devastanti innanzitutto sulla sicurezza dei cantieri, in cui le risorse corrisposte ai professionisti per redigere i piani della sicurezza e assumersi responsabilità su centinaia di persone, rasentano la soglia del ridicolo.

Tutto questo è la conferma di un disegno assurdo e ingiusto, che si ricava dalla recente legge di bilancio che ha deciso di tagliare 1,5 miliardi in tre anni al bilancio dell’Inail, per permettere l’abbassamento di un terzo delle tariffe stesse alle imprese, rifacendosi sui risarcimenti dei lavoratori vittime di infortunio.

In sintesi è inaccettabile che, ancora nel 2019, ci siano morti o feriti gravi sul lavoro. Non si può e non si deve più morire dello stesso; per questo s’impone una riflessione, a cominciare da chi al governo attuale e passato, non ha mosso un dito per questa tutela. Si tratta di vittime di un mercato del lavoro selvaggio governato dall’assoluta mancanza di regole, dove la tutela della salute è solo un costo da abbattere per le aziende, che si ripercuote inesorabilmente sulla salute e la vita dei lavoratori.

Dedicato a tutti i Francesco…

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