Dom 7 Lug 2019 - 469 visite
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Omaggio a un grande del dialetto ferrarese: Luigi (Gigi) Vincenzi

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Chi frequenta da anni il vernacolo locale non può non aver conosciuto il Maestro Luigi (Gigi) Vincenzi . Fu il primo segretario del del prestigioso “Trèb dal Tridél”, ne stilò lo statuto in dialetto. Originario di Ospitale di Bondeno, ma la sua professione di insegnante elementare, lo portò a frequentare e abitare, varie zone della Provincia di Ferrara. Insegnò anche a Goro, dove lasciò ottimi ricordi e dedicò a quella terra diverse liriche.

Poeta di cose serie, ma pure di “zirudèle” e poesie ironiche, come quella che vi propongo oggi, letta dall’amico attore Robero Gamberoni e che, come sempre, ve ne propongo la traduzione. Questa indubbiamente, non è la più bella delle sue creazioni, ma conoscendolo a fondo come lo conobbi io, sono certo che apprezzerebbe questo originale, ma per lui sicuramente ben gradito omaggio. Amante della buona tavola e soprattutto, di buon vino, ma del quale mai eccedeva. Erano sipari di vita che lo rendevano felice. Scrisse pure qualche commedia e perfino qualche canzone sempre in dialetto. Oggi “Gigi” non c’è più, ci ha lasciati pochi anni fa, per me e per tutti gli innamorati di Dialetto Ferrarese è stata una grande perdita!

LA VÌDA

( Di Luigi Vincenzi)

Arcórd la mié campàgna ipreziuśìda

da strén d’óla, ad nugàri e dàla vìda.

La vìda… acsì iƞtòrta, rùvda, śgruplóśa,

l’è ‘na piànta mudèsta ma … prezióśa:

a primavèra i cò, béƞ armundà,

da pàmpan, fój e rìzi, viéƞ dubà;

tra màǵ e źugn, sotfója la fiurìs

e ad graplìn con i gràn las impinìs;

al gonfia còj sò raz, al sól d’agóst,

la pólpa ad chì granìƞ ché … la viéƞ móst

mustrànd iƞ trasparéƞza i gramustìƞ.

Acs al calór dal sol al s’càmbia iƞ vìƞ !

Vìn .. par dar fòrza a j’omn int al lavór;

pr’ ardàr aj vèć uƞ póch dal pèrs vigór;

par mandàr źó magùƞ amàr cmè la fiél;

pr’al Sacramént ch’al vèrz ill pòrt dal Ziél.

A sóƞ inamurà tànt ad clà pianta

ché, vdéndla am sént … cuƞtént, e al cuór al canta;

par mi a sarév la giija più cumpìda,

da mòrt, èsar suplì a pié d’na vìda !

DEDICA

A dèdich a j’astémi stì mié vèrs

parché is arvéda in témp ad ch’ j’à pèrs;

e, int al stés témp ai dèdich ai bavdùr …

parché ?… Im è più simpàtich, a v’al źùr ! …

LA VITE

(Traduzione)

Ricordo la mia ( “mia” nel senso di “quella dei miei tempi”)* campagna impreziosita / da filari di olmi, di noci e dalle viti./ La vite … così contorta, ruvida, nodosa / è una pianta modesta ma … preziosa: / a primavera i tralci, ben potati / da pampini, foglie e viticci vengono addobbati; / tra maggio e giugno, sotto le foglie, fiorisce / e di grappolini, con i chicchi si riempie ;/ gonfia, con i suoi raggi il sole d’agosto, / la polpa di quei chicchi che … diviene mosto / mostrando in trasparenza i vinaccioli /. Così che il calore del sole si cambia in vino! / Vino … per dare la forza agli uomini nel lavoro ;/ per ridare ai vecchi, un po’ del perduto vigore; / per inghiottire dispiaceri (letteralmente “magùƞ” “durellli di pollo” o altro volatile , in senso figurato è : “afflizioni” )* amari come il fiele; / per il Sacramento che apre le porte del Cielo ./ Sono innamorato tanto di quella pianta / che, vedendola, mi sento contento… il cuore canta; / per me sarebbe la gioia più completa / da morto. essere sepolto ai piedi di una vite ! (DEDICA) Dedico agli astemi questi miei versi / perché si ravvedano in tempo di ciò che hanno perso / e, nello stesso tempo, li dedico ai bevitori …/ Perché ? Mi sono più simpatici, ve lo giuro !

* Note dell’autore, appassionato linguista del nostro Dialetto.

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