Politica
19 Giugno 2019
Il caso della professoressa di Palermo scuote ancora Ferrara. Hania Cattani: "Noi docenti ci troviamo in una situazione strana"

Cgil si interroga sulla libertà d’insegnamento: “Non vigiliamo sui pensieri degli studenti”

di Redazione | 3 min

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“Quest’incontro è stato deciso per capire cos’è cambiato in questi tempi nella normativa, anche partendo dalla vicenda della professoressa di Palermo ancora sottoposta a procedimento disciplinare visto che le parole di Bussetti e Salvini (rispettivamente ministro dell’Istruzione e dell’Interno, ndr) non si sono tramutate in nulla di concreto”.

Così Hania Cattani, segretaria provinciale della Flc-Cgil, ha presentato lunedì pomeriggio l’incontro, tenutosi al centro sociale l’Acquedotto e valido anche come corso di formazione, aperto ai docenti e che ha trattato i temi della libertà d’insegnamento e delle sanzioni disciplinari.

“Negli anni”, secondo Cattani, “è stata varata una legislazione di riferimento sulle sanzioni, mentre la tutela della libertà d’insegnamento è sancita dalla carta costituzionali, e quindi noi docenti ci troviamo in una situazione strana. E la legge più impattante per noi è la 107, ovvero la ‘Buona scuola’”.

Non solo: “In questi anni notiamo un cambiamento nella modalità di fare della dirigenza, che entra sempre più a gamba tesa e che come sindacato stiamo combattendo. È un atteggiamento che in questi anni è stato notato insieme all‘aumento delle sanzioni disciplinari: nel tempo il dirigente è una figura che è mutata, prima c’erano i direttori scolastici che avevano un ruolo diverso, ora con i dirigenti ci scontriamo sull’organizzazione degli uffici come se si trattasse di efficientare un’apparato statale e non si trattasse di avere a che fare con del materiale umano”, aggiunge Cattani.

Per Sergio Golinelli, docente e rsu della Cgil, “abbiamo sempre dato per scontate che la scuola avesse tanti difetti ma che la libertà d’insegnamento non venisse toccata. Da questo punto di vista le cose non erano cambiate al punto di farci pensare che si andasse in questa direzione, poi è arrivato il caso della professoressa di Palermo: qui si tratta però più che della libertà di insegnamento della libertà di pensiero, anche perché la professoressa ha reagito a una sollecitazione del ministero che con una lettera promuoveva iniziative di questo tipo e ha proposto ai ragazzi una ricerca. Lì è venuto fuori questo parallelismo, ma il lavoro dei ragazzi lo avrei giudicato positivamente: hanno fatto una ricerca storica. La contestazione è stata la mancata vigilanza, una cosa che va oltre la libertà d’insegnamento perché non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo vigilare sui pensieri dei nostri studenti“.

In ultimo è arrivato il commento dell’avvocato Stefania Gugliemi. Per lei “la nozione costituzionale della libertà d’insegnamento è un valore fondamentale inserito nella Carta nel 1948 che aveva molteplici funzioni: stabilire questi principi nella Costituzione aveva diverse ragioni, dal garantire la pluralità al tutelare tutti i lavoratori della scuola dallo Stato come primo argine. Non solo: la libertà d’insegnamento tutela anche colui che contribuisce alla funzione scolastica anche nei confronti di altri che di quel sistema fanno parte, poi ovviamente in quell’epoca non era prevedibile che questo sarebbe diventato lo strumento utilizzabile nel rapporto individuale tra docente e dirigente. In questa evoluzione storica c’è una deriva individualistica secondo la quale, in un sistema scolastico che fin dalle origini era caratterizzato dal pluralismo degli organismi che garantiva la collegialità dell’approccio, con la managerializzazione della scuola tutto questo è venuto un po’ meno perché tutti i luoghi che portano sintesi possono soccombere di fronte alla decisione del singolo dirigente”.

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