Dom 23 Giu 2019 - 1614 visite
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Oltre 3mila mamme con figlio costrette a licenziarsi

Lavoro. Dimissioni volontarie in aumento per le neomadri in Emilia-Romagna: “Serve lavoro capillare con pmi”

Stefano Marconi e Sonia Alvisi

Mamme al lavoro? Sempre più difficile. Anche nella civilissima Emilia-Romagna. Sono impietosi i dati enucleati dalla consigliera regionale di Parità, figura di garanzia dell’Assemblea legislativa, Sonia Alvisi e dal responsabile dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Friuli Venezia Giulia, Stefano Marconi.

Bastano pochi numeri per dare un’idea dell’ambito in cui sono costrette a muoversi le madri lavoratrici. Solo nello scorso anno sono state 5.184 le dimissioni volontarie dal lavoro in Emilia-Romagna. Erano 4.219 nel 2017, pari al 23% in più. Di queste, 3.351, il 65%, hanno riguardato le lavoratrici madri. Anche questo dato è in aumento del 17% rispetto al 2017, quando sono state 2.872.

Le dimissioni convalidate, guardando al dato nazionale, riguardano principalmente il nord del paese con 31.691 casi (64 per cento), mentre al centro sono state 9.055 (18 per cento) e 8.705 nel sud (18 per cento). L’Emilia-Romagna è tra le regioni maggiormente interessate dal fenomeno, subito dopo la Lombardia (10.727 casi nel 2018 e 9.781 nel 2017) e il Veneto (7.720 casi nel 2018 e 5.954 nel 2017). Nella nostra regione i lavoratori padri interessati dal fenomeno arrivano a 1.833 (1.347 nel 2017) per lo più però per cambio di azienda. Sempre guardando all’Emilia-Romagna il fenomeno ha riguardato persone di nazionalità italiana in tre casi su quattro (3.929 persone nel 2018). Confortante il dato sulle violazioni degli istituti posti a tutela della maternità: 38 nel 2018, erano 14 in più nel 2017. Il calo percentuale è pari al 37%.

Per la consigliera di Parità Sonia Alvisi “Il grande problema che ci troviamo di fronte è quello della dimensione delle aziende, le pmi, il 97% della tipologia aziendale in Italia, spesso non sono aggiornate sulle leggi e sugli strumenti che possono trasformare i congedi di maternità delle lavoratrici in un’opportunità per entrambe le parti. Inoltre c’è una certa difficoltà a concedere il part-time. Proprio su questo si concentrerà il nostro lavoro con gli ispettorati”.

Il capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro, Stefano Marconi, sottolinea invece che il dato sulle dimissioni anticipate entro il terzo anno di vita del bambino riguarda dimissioni “protette”, cioè sottoposte al vaglio degli Ispettori del lavoro che si occupano di verificare la “genuinità della volontà delle lavoratrici. Le violazioni delle ditte sono comunque in diminuzione”.

Alvisi e Marconi hanno anche annunciato la sottoscrizione di un’intesa che permetterà uno scambio di informazioni stabile tra Ispettorati e la rete territoriale provinciale delle consigliere di Parità. L’obiettivo è prevenire abusi da parte delle aziende ma anche aiutare i datori di lavoro nell’utilizzo degli strumenti concessi dalla legge.

Il report sulle madri lavoratrici in Emilia-Romagna

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