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“Mira, recuerda”: il dialetto ferrarese in Argentina

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Una vicenda tragica di una ferrarese emigrata, da non perdere, ve lo assicuro. Una delle più belle cose che abbia mai letto in lingua ferrarese. “Mira, recuerda!” (Guarda, ricorda!). Vincitrice del prestigioso, storico di quest’anno, concorso Lindo Guernieri di Portomaggiore. Scritta e presentata dall’amico mio e del dialetto ferrarese Edoardo Gnudi, ex vice presidente del Cenacolo dialettale “Trèb dal Tridél”. Poeta affermato, con decine di pubblicazioni e trionfatore di tanti premi letterari. Questa volta si è superato, se non nella rima sciolta e libera, nei contenuti.

Storia (ispirata a vicenda reale) straziante di una donna, emigrata in Argentina. Una testimonianza di donna ebrea delle nostre parti, fuggita per cercare pace e tranquillità, travolta tragicamente nelle vicissitudini, tragicamente assassine del “periodo Videla”, in Argentina. Può insegnare-suggerire qualcosa a qualcuno, questa tragica vicenda? Letta da Roberto e Maurizio.

48° Concorso Poesia dialettale “Lindo Guernieri” – I° premio sezione poesia “Mira, recuerda!” (Guarda, ricorda!) di Edoardo Gnudi

Motivazioni della giuria: Biografia intensa che un dialetto sicuro e ben costruito arricchisce di immagini vivide, volte a portare in primo piano momenti bui della storia dell’uomo. Quei fatti suscitano forti emozioni ed i versi, velati di struggente nostalgia, danno forma alla consapevolezza di non poter rivedere mai più la città natale e la propria terra.

“Mira, recuerda!” (Guarda, ricorda!)

Dal quaranta, a dies ànn, scapàr coi miè da Frara,
con la stèla zala sui paltò, incóra cusìda.
Védar sparir tra làgram e nèbia, la miè cà
al miè Castel, la miè Zità, tut al miè Mònd!
Tra mil paricul, tanti aventùr da brivid,
rivàr a un pòrt sicur, e po’ partir
spandénd ogni risparmi, purtànd sòl i ricòrd,
e finalmént sbarcàr in Argentina,
cunvint d’aver truà la “tera prumésa!”
Mètar nòvi radìs, senza smangàr il veci.
Col tèmp, fàram la mié famié, un marì, un fiol,
e insgnàragh al spagnòl, l’italiàn e anch al … frarés,
còm che i l’aveva insgnà a mi,
come ricòrd, d’un mònd d’artruàr un dì..
Ma la vita… l’è còm al prilàr d’na ròda,
cla riprupòn da nòv quel chè bela pasà!
Dal stantasié par “salvàr la naziòn” (jà dit acsì
ariva un colp ad stàt dal generàl Videla.
Bastava n’idea pulitica cuntraria palesada,
bastava un gnént, na fràs, un gèst, na spiàda,
par èsar da nòv su d’una lista negra.
Acsì na nòt, jé rivà varzénd la porta a calz,
butàndam in t’un cantòn i mà dit: “mira”, (guarda),
méntar i piciàva miè fiòl e miè marì, jà ripetù:
“mira recuerda” … (guarda, arcorda…)
I mi ha strapgà fòra che is mueva apéna.
I mi ha purtà via còm che ià fat con tanti..
a jò tòlt su al so sangv con na fudrèta bianca
che a tien da cat come na reliquia cara…..
Jè sparì… Jè sparì è vanzà al silenzi, al gnént..
In tanti màdar come mi con un fazulét bianc in cò, al nòm di so stampà,
avèn protestà , zigà. dmandà rasòn a giurnài, puliticànt, prèt, naziòn…
I sa piciàdi, denigradi, tolti par mati, umiliadi… ma..
in trentamila, senza lasàr un segn… i né mai più turnà!!!

Frara l’è n’insoni che par mi, al vanzarà … acsì
Frara a glò sui mur ad cà jè lunàri culurà
che da un parent luntan ogni ann am riva.
Al Dòm. I Diamant, al Castel, … stòri e poesii .. in dialet
che da par mi, par vanzàr viva a ripèt…
An pòs brisa turnàr a Frara, se a sèr j’occ a véd i mié,
se ascòlt bèn a sént a cucaiàr, a sènt un triciclo scirlàr…
A jò da star in cà tgnìr la porta avèrta, stàragh d’avsin,
parché com che i mà dit alòra, a jò vist, a ricòrd,
e incora ades a spèr e aspèt
e al farò fin a la fin….

“Mira, recuerda!” (Guarda, ricorda!)

Nel quaranta, a dieci anni; fuggire con i miei da Ferrara,
con la stella gialla sui cappotti ancora cucita.
Veder sparire tra lacrime e nebbia, la mia casa
il Castello, la Città, tutto il mio Mondo.
Tra mille pericoli, tante avventure da brivido,
giungere ad un porto sicuro e poi partire
spendendo ogni risparmio, portando solo i ricordi,
e finalmente arrivare in Argentina convinti
d’aver trovato la “Terra Promessa”!!!
Metter nuove radici, senza dimenticare le vecchie.
Col tempo farmi la mia famiglia, un marito, un figlio
e insegnargli lo spagnolo, l’italiano e anche il …. ferrarese
come l’avevano insegnato a me
quale ricordo di un mondo da ritrovare un giorno.
Ma la vita è come il girare di una ruota
che ripropone di nuovo ciò che è già passato!
Nel settantasei per salvare la nazione (hanno detto così)
arriva un colpo di stato del generale Videla.
Bastava un’idea politica contraria palesata,
bastava un niente, una frase un gesto una spiata,
per esser di nuovo su di una lista nera.
Così una notte sono arrivati aprendo la porta a calci
buttandomi in un angolo mi hanno detto “mira” (guarda).
Mentre picchiavano mio figlio e mio marito hanno ripetuto:
“mira, recuerda (guarda, ricorda).
Li hanno trascinati fuori che si muovevano appena.
Li hanno portati via come hanno fatto con tanti.
Ho raccolto il loro sangue con una federa bianca
che conservo come una reliquia cara….
Sono spariti…. sono spariti, è rimasto il silenzio, il nulla.
In tante madri come me, con un fazzoletto bianco in testa e il nome dei cari scritto
abbiamo protestato, pianto, chiesto giustizia
a giornali politicanti, preti, nazioni…
ci hanno picchiate, denigrate, prese per pazze, umiliate
ma… in trentamila senza lasciare un segno non sono mai più tornati!

Ferrara è un sogno che per me resterà … tale.
Ferrara è appesa sui muri di casa… cono calendari colorati
che un parente lontano ogni anno manda.
Il duomo, i Diamanti, il Castello.. storie e poesie in dialetto
che da sola, per restar viva ripeto…
Non posso tornare a Ferrara, se chiudo gli occhi vedo i miei
se sto in ascolto sento balbettare, sento un triciclo cigolare…
Devo restare in casa, tenere la porta aperta, starle accanto
perché come mi hanno detto allora, ho visto, ricordo
e ancora adesso spero e aspetto…
e lo farò fino alla fine…

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