Ven 14 Giu 2019 - 729 visite
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Mercatone Uno. Lavoratori e sindacati a San Giuseppe: “Non si vive di sole parole”

Presidio in difesa dei cento posti di lavoro in provincia, Cgil: "Tanto lavoro da fare". Fabbri: "Faremo il possibile, non si può dire lo stesso del governo in carica, né del precedente"

di Giuseppe Malatesta

Comacchio. Continua e continuerà la battaglia sindacale accanto ai lavoratori di Mercatone Uno, che venerdì mattina ha fatto tappa nel Comacchiese nel piazzale del punto vendita di San Giuseppe. Un presidio a ridosso della Statale Romea, da cui giungevano solidali pure i clacson di automobilisti e autotrasportatori.

“Non sarà certo l’ultima volta che ci vedrete qui – saluta Anna Pensa di Filcams Cgil -, c’è ancora un sacco di lavoro da fare nonostante le notizie dei giorni scorsi a tratti rassicuranti sul rientro in amministrazione straordinaria. In attesa dei nuovi commissari quello a cui puntiamo è una concertazione con il ministero del lavoro per attivare gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione, e allo stesso tempo tentare il possibile per salvare l’azienda. Magari riaprendo gli stabilimenti, che se chiusi non rendono certo l’azienda appetibile: potrebbe essere il modo per salvaguardare l’azienda e i lavoratori allo stesso tempo”.

Lotta aperta anche sul Trattamento di fine rapporto, su cui la diatriba è in corso anche con l’Inps, che non lo ritiene dovuto fino all’effettiva chiusura del rapporto di lavoro. “Ci auguriamo in generale di lavorare in sinergia con le istituzioni, con Comuni e Regione (a cui abbiamo chiesto un tavolo immediato sul problema), per concertare soluzioni e interventi urgenti”.

Assicura il massimo il sindaco di Comacchio Marco Fabbri, che non risparmia critiche ai piani alti istituzionali. “Mi auguro che da qui fino a Roma si possa fare di più: ciò che lascia indispettiti sono i tempi di risposta molto lunghi. Anche non volendo cercare responsabili, bisogna ammettere che né il governo attuale né quello precedente hanno controllato la situazione e vigilato sui soggetti economici coinvolti. Oggi si paga a caro prezzo questa mancanza, sulla pelle di tante famiglie. Mi auguro che ci si attivi per dare risposte ai lavoratori con la stessa velocità con cui si adottano misure e decreti legge di discutibile utilità”.

Focalizzandosi sul locale, Fabbri ricorda che sono cinquanta i posti di lavoro che ‘saltano’ tra Comacchio (28) e Mesola (22), ma che il problema tocca da vicino anche lavoratori e famiglie dei Comuni limitrofi.

“Tutti insieme stiamo lavorando con la Regione per capire che misure mettere in campo. Non possiamo fare tantissimo, ma quel che si potrà sarà fatto. Stiamo cercando di ‘fotografare’ la situazione per tarare gli interventi, in termini di sgravi fiscali e altro. Anche oggi saremo in Regione al tavolo convocato dall’assessore Palma Costi. Il dato preoccupante – conclude Fabbri – sono quei 50 posti di lavoro, che in un territorio come questo hanno un peso non indifferente. E poi la partita è complicatissima per via degli stabilimenti chiusi: un conto è muoversi tra grosse difficoltà ma con le sedi aperte, così è molto più difficile”.

“Noi e le nostre famiglie siamo nel frattempo senza introiti” lamenta una portavoce dei dipendenti, giunta a Comacchio da Ferrara. “Puntiamo almeno al Tfr, e speriamo che la situazione venga definita perlomeno con la cassa integrazione. Di concreto abbiamo visto ben poco in questo via vai di notizie e dichiarazioni, intanto noi continuiamo a vivere senza un introito, alla giornata. Riponiamo le nostre speranze nei Comuni, nel Ministero e in tutti coloro che possono darci una mano”.

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