Mar 11 Giu 2019 - 429 visite
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Canapa: serve chiarezza normativa per non bloccare il settore

Secondo Massimo Piva (vicepresidente Cia–Agricoltori Italiani Ferrara) la stretta sugli shop e la poca chiarezza nell’applicazione della Legge può compromettere una produzione dalle potenzialità interessanti

“Nel ferrarese, in particolare nelle zone del Delta, la canapa è stata una delle colture di punta almeno fino agli anni ’50, perché qui ci sono clima e terreno adatti. L’Italia, poi, era il secondo produttore mondiale dopo la Russia e contava fino a 100mila ettari seminati per un milione di quintali prodotti. Strano constatare che adesso si discuta di questa produzione associandola genericamente alla “droga”, anziché promuovere la canapa Made in Italy come alternativa da reddito alle produzioni cerealicole”.

E’ ciò che dichiara Massimo Piva, vicepresidente di Cia–Agricoltori Italiani Ferrara. Secondo il Consorzio Nazionale per la tutela della Canapa, in Italia sono stati aperti quasi mille shop che impiegano diecimila persone – nel 2016, sempre secondo le stime erano appena trecento – e generano un fatturato di 150 milioni di euro. Un vero boom che riguarda anche la superficie dedicata, da 950 a oltre 3.000 ettari (+200), tanto che la canapa è stata definita il nuovo “Oro verde” dell’agricoltura.

Cosa succederà ora, con la stretta sui prodotti che possono essere venduti nei cosiddetti canapa shop? “Il Parlamento dovrà fare chiarezza sulle reali applicazioni della Legge 242/2016 – continua Piva – nata per favorire la vendita dei derivati di cannabis light, quella che può contenere una percentuale di Thc, il principio attivo della Cannabis prodotto dal fiore ad azione stupefacente e quindi illegale, dello 0,2%, con una tolleranza fino allo 0,6%. Attualmente la decisione presa dalla Cassazione che l’ha decretata illegale, sull’onda di una presa di posizione politica, appare del tutto ingiustificata e può bloccare un settore dalle interessanti potenzialità. Inoltre tutto sembra ridursi alla polemica sul che cosa si vende in questi negozi, in particolare a livello di infiorescenze, ma in realtà la canapa può essere trasformata per innumerevoli utilizzi: pasta, pane e farina che non contengono glutine; olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti; mattoni ecologici per la bioedilizia; pellet per il riscaldamento delle case; produzione di tessuti resistenti e green. Senza dimenticare gli utilizzi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri. Ecco perché colmare le carenze legislative è fondamentale, anche per il nostro territorio”.

“Nel Ferrarese – continua il vicepresidente di Cia Ferrara – ci sono, infatti, alcune grandi aziende agricole interessate alla produzione di canapa, tanto che abbiamo pensato a un vero e proprio brand per la nostra canapa “Made in Po”: “Canapo – Produttori agricoli della Valle del Po”. L’ideale per noi sarebbe poter estrarre il Cbd (cannabidiolo), uno dei metaboliti della Cannabis utilizzato a fini terapeutici come antinfiammatorio, antistress, e pare abbia effetti positivi contro morbo di Parkinson, Alzheimer e tumori. Questo è il vero “oro verde”, molto remunerativo per le aziende, che però in Italia non può essere prodotto. Dunque – conclude Piva – se le leggi continueranno a essere poco chiare o a non consentire gli utilizzi positivi di principi attivi che tutto sono tranne droghe, si farà fatica a trovare mercati di sbocco interni e saremo costretti a vendere la nostra ottima canapa all’estero, dove esiste una cultura e normative più flessibili rispetto al prodotto”.

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