Mer 15 Mag 2019 - 638 visite
Stampa

Sulla mancanza di manodopera in agricoltura

La narrazione dell’occupazione in agricoltura inizia con manodopera prevalentemente femminile già dal XIX Secolo costituendo una componente di un’economia di mercato. La rivoluzione industriale ha profondamente mutato la natura del lavoro femminile salariato tanto nel contesto rurale quanto in quello urbano. Mentre nel mondo protoindustriale l’intera famiglia costituiva spesso una sola unità produttiva, retribuita collettivamente, lo sviluppo del lavoro nelle fabbriche e l’urbanizzazione hanno portato a una progressiva separazione della sfera lavorativa da quella famigliare. Nell’ultimo terzo del XX Secolo, si registrò una svolta, che vide l’aumento della percentuale di donne professionalmente attive (dagli anni 60-80), pari al 42% nel 1971, al 57% nel 2000, al 60,7% nel 2011. Le forme di inserimento nel mercato del lavoro sono profondamente mutate , l’operaia tende a scomparire (o ad essere straniera), la percentuale di impiego si modifica (nel 2011 il 57,8% delle donne lavoravano a tempo parziale e così nel 2017 il 58%, uno dei tassi più elevati in Europa). Lo scenario del mercato del lavoro in agricoltura inizia a veder scemare l’impiego della propria manodopera femminile sostituendola con le nuove migrazioni di manodopera proveniente dall’Est europeo (Polonia e Romania) prevalentemente, mettendo in condizione gli agricoltori di dover procurare un alloggio e una sistemazione di accoglienza ai nuovi lavoratori agricoli stagionali dando vita ad una nuova forma di allocazione di risorse sul nostro territorio. A seguito dell’ingresso di alcuni Paesi dell’Est nell’Unione Europea e alla risalita economica interna , la migrazione di questi ultimi lavoratori è stata mitigata e soppiantata dai lavoratori immigrati provenienti per lo più dai Paesi Africani, aventi permesso di soggiorno temporaneo , per motivi di richiesta di asilo politico o per motivi umanitari. Il numero di questi ultimi , per motivi definibili geopolitici è aumentato a dismisura in questi ultimi anni e senz’altro rappresentano un buon bacino a cui attingere da parte degli agricoltori vista la criticità rappresentata dalla mancanza di manodopera in agricoltura limitatamente al periodo stagionale in cui ve ne è la necessità. La manodopera straniera contribuisce in modo strutturale e determinante all’economia agricola della Regione Emilia Romagna, è straniero un operaio agricolo su tre.

Cosa è successo con il Decreto n.113/2018: il permesso di soggiorno per “motivi umanitari” è stato abrogato, chi è titolare di tale permesso di soggiorno potrà convertirlo, se avrà i requisiti delle altre tipologie di permesso di soggiorno previste dalla normativa, ma non potrà ottenerne il rinnovo. Molti richiedenti asilo, che avrebbero potuto ottenere al termine del procedimento un permesso per motivi umanitari, non potranno più ottenere tale permesso. In questi casi, il datore di lavoro non potrà più continuare a mantenere il rapporto di lavoro. Coloro che hanno già ricevuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari , continua legittimamente a rimanere sul nostro territorio fino alla scadenza del titolo con possibilità di convertirlo in permesso di lavoro o di ricongiunzione familiare laddove ne ricorrano le circostanze. Rimangono legittimamente sul territorio coloro che hanno il permesso di soggiorno per “casi speciali” (sfruttamento, salute, violenza etc.). Considerando che su circa 40.000 tutele umanitarie riconosciute dalle commissioni territoriali negli ultimi tre anni poco più di 3.200 sono state le conversioni in permessi di lavoro e circa 250 in ricongiungimenti familiari, la gran parte degli immigrati sono rimasti in Italia inoperosi, senza concrete prospettive di stabilizzazione e di inclusione con il forte rischio di cadere in percorsi di illegalità. Le Aziende Agricole per lo più di grandi dimensioni lamentano la criticità della carenza di manodopera in particolare nel periodo maggio-ottobre facendo ricadere la causa prevalentemente sul provvedimento sopra citato unitamente al provvedimento del reddito di cittadinanza. Guardando unicamente nella direzione delle loro realtà lavorativa e alla loro esigenza, si può trovare il Decreto quasi punitivo, in realtà il problema della sicurezza riguarda tutto il territorio nazionale e tutta la società e non può essere risolto con una occupazione stagionale e nemmeno determinante per la soluzione della problematica socio-economica. Altresì ripercorrendo la narrazione dell’occupazione agricola capiamo che gli scenari storico e socio economici impattano sulla tipologia di occupazione modulandone la sua flessibilità e il suo impiego, ci troveremo viceversa ad incolpare l’industrializzazione che ha portato alla diminuzione dell’impiego di manodopera femminile così come gli scenari economici di sviluppo e di inclusione dei Paesi dell’Est nella Comunità Europea che hanno fatto venir meno l’impiego di lavoratori stranieri dell’est nell’agricoltura del nostro territorio.

La soluzione a questa difficoltà occupazionale nel settore agricolo , sicuramente può essere il Decreto Flussi stagionale uscito il 9 aprile 2019 con previsione di 30.850 ingressi di lavoratori non comunitari, quote di ingresso regolare stabilite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali , suddivisi tra lavoratori subordinati non stagionali, stagionali, lavoratori autonomi, dall’ 11 aprile i moduli sono a disposizione sul sito https://nullaostalavoro.dici.interno.it. Il termine ultimo per presentare le istanze il 31 dicembre 2019.

Ma ancora è possibile tramite ricerca e selezione del personale di Agenzie per l’impiego come la Fondazione Lavoro dei Consulenti del Lavoro per esempio, ricercare manodopera disponibile ad essere allocata stagionalmente ed ospitata nelle aziende agricole proveniente dal Mezzogiorno dove il tasso di disoccupazione è il triplo di quello del Nord.

Occorre pertanto trovare soluzioni per diminuire il mismatch tra la richiesta di occupazione agricola e l’offerta nel rispetto della regolarità di impiego della manodopera, nel rispetto della sicurezza del Paese e delle regole contrattuali, finalizzando l’ingresso all’occupazione garantendo dignità , del quale il lavoro è portatore sano agli immigrati e assicurando ai datori di lavoro agricoli la manodopera necessaria nel momento in cui ne fanno richiesta.

Angela Travagli, candidata per la Lista Ferrara Cambia

Stampa
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi qui la Cookie e la Privacy Policy.

Chiudi