Mar 7 Mag 2019 - 1309 visite
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Mediterranea, Cecilia Strada racconta la ‘nave dei disobbedienti’

L’ex presidente di Emergency: "Non c’è nemmeno un’inchiesta che dimostri la responsabilità di una Ong, ma in mare non ci sta più nessuno e aumentano i morti"

di Cecilia Gallotta

“Mettiamoci una nave, e saliamoci dentro”. Ciò che muove i remi della ‘Mediterranea Saving Humans’ si è percepito dalle primissime parole di Cecilia Strada, che ha riempito la sala di Factory Grisù per presentare il progetto nato la scorsa estate e salpato per la prima missione a ottobre.

“Più che una Ong, di cui il progetto non ha né caratteristiche né forma giuridica – esordisce l’ex presidente di Emergency – la definirei un’Ang” ironizza, con l’acronimo di ‘azione non governativa’: “Senza Mediterranea non avremmo salvato 49 naufraghi lo scorso 18 marzo, e nemmeno avremmo saputo, tre giorni fa, della presenza delle due imbarcazioni con 180 persone a bordo dirette a Lampedusa, e localizzate dalla guardia costiera libica dopo la segnalazione di Malta. Gravissima violazione europea”, che Cecilia Strada paragona all’ultima direttiva del ministro Salvini contro il comandante della Mare Jonio per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

Un “dibattito politico dominato da una comunicazione manipolata a colpi da maestro – secondo Strada non iniziata nemmeno da Salvini quanto dai ‘taxi del mare’ di Di Maio – perché ad oggi, non c’è nemmeno un’inchiesta che dimostri la responsabilità di una Ong”. Sta di fatto che “in mare non ci sta più nessuno – prosegue – chi perché gli è stato impedito di navigare, chi perché gli è stata tolta la bandiera, ma anche se ci sono meno sbarchi, aumentano i morti”. A stimarli è l’Onu, le cui statistiche riportano la morte di un migrante su 10, per una media di 8 morti al giorno, a differenza di tre anni fa, che contavano un morto su 41.

Ma ciò che distingue Mediterranea è “che fa della trasparenza un suo baluardo”, come afferma il direttore di Estense.com Marco Zavagli, passando il microfono a Claudia Vago di Finanza Etica: “Due parole, finanza ed etica, che sembrano un ossimoro, eppure sono possibili”, come dimostra il fido di 460mila euro concesso da Banca Etica per l’acquisto della nave. “Come qualsiasi altro fido, è stato concesso dopo un’istruttoria che prevedesse la capacità del soggetto richiedente di rendere la cifra intera” spiega Vago, illustrando il piano di crowdfunding dell’associazione Yabasta, col quale ad oggi sono stati raccolti quasi 700 mila euro, “rendendo in tempo record la cifra del fido, e utilizzando il resto per i primi mesi di attività della nave. Adesso stiamo pensando di rinnovare il fido per continuare”.

Denuncia, testimonianza e monitoraggio: si possono riassumere così gli obiettivi della ‘nave dei disobbedienti’, come è stata definita, e che fra i ‘disobbedienti’ conta anime molto diverse fra loro. Da Luca Casarini al venticinquenne don Mattia, dallo skipper Stefano detto ‘Triglia’ “prima che la stampa lo identificasse come figlio del ministro Tria” a Davide, “che per una vita ha lavorato a bordo di navi di lusso, non di meno con Flavio Briatore”. “Ma l’obbedienza a cui si rifà Mediterranea è quella morale, e anche legale – chiosa Cecilia Strada citando l’articolo 10 della Costituzione – e se si chiede di obbedire a qualcosa di ingiusto, allora disobbedire è un dovere”.

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