Gio 4 Apr 2019 - 76 visite
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Democrazia e populismo al centro della presentazione del libro di Giovanni Orsina

L'autore parte da una domanda: "Se il populismo è sintomo e non malattia, da dove deriva il nostro rancore?"

Venerdì 5 aprile alle ore 17, presso la libreria Ibs+Libraccio, Giovanni Orsina presenta “La democrazia del narcisismo: breve storia dell’antipolitica”,  dialoga con l’autore Giuditta Brunelli con il saluto di Daniele Negri.

L’incontro è promosso dall’Università di Ferrara – dipartimento di Giurisprudenza in collaborazione con Arci Ferrara, scuola forense di Ferrara, Iuss Ferrara 1391 e con il patrocinio di Ateneo di Ferrara, Comune di Ferrara, Ucca e Fondazione Forense di Ferrara.

“Se il populismo è sintomo e non malattia, da dove deriva il nostro rancore?”. Da Tocqueville a Tangentopoli, dal Sessantotto ai giorni nostri, il libro ripercorre la storia del lento divorzio tra cittadino e politica.

“La politica non controlla più il futuro. Ha sempre meno senso, potere, respiro. La sua funzione principale, ormai, è fare da capro espiatorio per il risentimento universale. Solo se riconosciamo che questa crisi ha le sue radici nel cuore della democrazia, e sta montando da almeno un secolo, potremo comprenderla a fondo”.

“Fino a pochi anni fa l’ascesa del populismo veniva interpretata quasi esclusivamente alla luce della crisi finanziaria. Ma se l’economia è tornata a crescere e il peggio sembra passato, perché i cosiddetti «partiti del risentimento» continuano a raccogliere consensi? Siamo forse di fronte all’epilogo di una storia che ha origini più profonde?”.

Giovanni Orsina cerca queste origini all’interno della democrazia, ragionando sul conflitto tra politica e cittadini che ha segnato gli ultimi cento anni. Se alcune fasi di quel rapporto – il connubio inedito tra massa e potere a partire dagli anni trenta, la cesura libertaria del Sessantotto – sono comuni a tutto l’occidente, Orsina individua la particolarità del caso italiano nella stagione di Tangentopoli. Il sacrificio simbolico di un’intera classe di governo conclude la repubblica dei partiti e allo stesso tempo inaugura un venticinquennio di antipolitica. Con la quale tutti hanno dovuto fare i conti – Berlusconi, Renzi, Grillo, i postcomunisti, la Lega –, ma della quale nessuno è riuscito a correggere o contenere le conseguenze nefaste.

Professore ordinario di storia contemporanea alla Luiss Guido Carli di Roma, insegna anche alla School of Government della stessa università. È membro dell’associazione per le ricerche di storia politica, della Fondation Emile Chanoux e della Fondazione Magna Carta. Ha inoltre insegnato presso le università di Bologna, dell’Aquila e La Sapienza di Roma. È stato visiting professor e visiting scholar presso il St Antony’s College (Oxford), l’Institute d’Etudes Politiques (Parigi) e all’Ecole Normale Superieure (Cachan).

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