Mar 26 Mar 2019 - 1669 visite
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Ancelle contro la mozione Balboni: “Orrido regresso”

Protesta femminista in consiglio comunale. FdI: "Vittima di discriminazioni". Tagliani: "A sostegno delle gravidanze difficili? Pensi a Gorino". Baraldi: "Obiezione di coscienza non ha più senso"

“C’è puzza di orrido regresso”. Bastava lo striscione esposto in piazza Municipale per capire che la discussione della mozione Balboni in consiglio comunale avrebbe lasciato il segno. La contestazione di Centro Donna Giustizia, Udi, Cgil, Arcilesbica, Arcigay, Non una di meno e Cittadini del mondo contro le “iniziative per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto” proposte da Fratelli d’Italia si è trasformata in un esercito di ancelle e fazzoletti rosa che ha occupato tutta la sala consiliare.

La protesta delle femministe ha ricalcato quella andata in scena a Verona, dove “Il racconto dell’ancella” ha dimostrato che il futuro distopico raccontato da Margaret Atwood non è poi così lontano. Mantelli rossi, alette bianche calate sul capo, foulard sollevati fino al naso hanno fatto da cornice al dibattito sull’aborto a 41 anni dall’entrata in vigore della legge 194 e a pochi giorni dal congresso mondiale delle famiglie a Verona.

“Sono basito dalle polemiche sul mio documento, vittima di un processo alle intenzioni incomprensibile e surreale – è l’incipit di Alessandro Balboni -. Non attacco la 194 ma ne chiedo la piena applicazione, non tolgo dignità e valenza alla legge ma prevedo aiuti di buonsenso a donne in difficoltà che intendono portare a termine la gravidanza. È lo stesso articolo 5 a dire che i consultori hanno il compito di aiutare la donna a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione di gravidanza“.

“Non dico alle donne cosa devono fare con il proprio corpo, anche perché se qualcuno ha subito discriminazioni è il figlio di un esponente di destra, ma dico che c’è un aumento degli aborti clandestini che va fermato: tutto il resto è dietrologia” aggiunge il figlio del senatore Alberto Balboni, che invita contestatori e consiglieri a “superare le differenze ideologiche e a collaborare insieme, se l’abbiamo fatto per il garante degli animali…”.

L’accostamento è infelice e scatena una pioggia di fischi che sormonta gli applausi dei simpatizzanti di FdI e Azione Universitaria. La palla passa a Tommaso Cristofori che presenta una risoluzione – sottoscritta da tutti i colleghi del Pd, Si e gruppo misto – per chiedere di “proseguire l’impegno per la difesa della 194, tutelando la scelta libera e consapevole, e rafforzare il lavoro dei consultori e degli spazi giovani, supportando i progetti a sostegno delle donne in gravidanza e gli strumenti di prevenzione delle gravidanze indesiderate”.

“È un documento alternativo più rispettoso del lavoro fatto finora e delle donne per una procreazione responsabile – spiega il consigliere dem – perché la politica vera non alza muri come successo a Gorino dove c’era una donna incinta. Questo documento è strumentale, intende screditare l’efficacia della 194 spacciandolo per difesa degli indifesi”. A questo punto Balboni si alza in piedi e dà le spalle al consiglio, per poi risedersi poco dopo.

Le barricate sono vivide nella memoria anche del sindaco Tiziano Tagliani: “Siamo stati io e Alvisi (presidente Asp, ndr) ad aiutare la ragazza incinta di otto mesi, lasciata per nove ore in caserma a causa della Lega. Anche facendo uno sforzo per valutare la buonafede di Balboni, rimane una proposta che più generica non si può: chiede di inserire nel prossimo assestamento di bilancio (che non ci sarà) un congruo finanziamento alle associazioni, senza specificare quanto e a chi, e di farsi promotori in Regione di un progetto ad hoc di cui la Regione non ha bisogno”.

Il tema delle interruzioni volontarie di gravidanza – calate del 40% dal 2004 al 2017 – “si lega a quello dell’integrazione – prosegue il sindaco – perché l’incidenza è tre volte superiore per le donne immigrate. Ecco perché la relazione quotidiana con Asp, Istituzione Scuola e centro per le famiglie, oltre alla nuova consulta per la genitorialità, ci porta a investire su proposte di carattere educativo: lasciate le trincee politiche per ascoltare le storie delle donne”.

È Ilaria Baraldi a nominare per la prima volta “l’autodeterminazione, che sembra un tabù impronunciabile” e il “problema dell’obiezione di coscienza che è divenuto maggioritario (71% di medici obiettori nel 2016) ma che ad oggi non ha più senso di esistere” assicura la consigliera e segretaria Pd, che invita il consiglio a proclamare Ferrara “città della libertà e dell’uguaglianza, solo in questo modo si possono tutelare davvero gli indifesi”.

D’accordo Leonardo Fiorentini (Si) – per cui si tratta di un “tentativo pretestuoso nella settimana in cui a Verona si tiene il congresso di simpatizzanti putiniani della famiglia tradizionale” – e Deanna Marescotti (gruppo misto) – secondo cui il “percorso da fare è ancora lungo contro le discriminazioni”.

Sia Lorenzo Marcucci e Claudio Fochi (M5S) che Francesco Rendine (Gol) considerano condivisibili molte richiede di FdI e Pd ma tutti e tre si astengono dal voto della mozione: il primo perché non vuole cedere al “gioco da campagna elettorale”, il secondo perché “il documento di Balboni è generico e demagogico”, il terzo perché si dice a favore della “piena libertà anche quando si tratta della diffusione della pillola abortiva Ru 486”.

Dopo un’ora e 45 minuti di discussione, la risoluzione del Pd viene approvata all’unanimità (vota a favore anche lo stesso Balboni perché “ne condivido i contenuti frapponibili al mio documento, ma il Pd lo usa per avere un alibi di fronte agli elettori”) mentre la mozione Balboni viene bocciata con 17 voti contrari (Pd, Fc, Misto), 4 favorevoli (FdI, Lega, FI) e appunto 4 astensioni (Gol, M5S). Le ancelle sollevano le alette e gridano vittoria: “#MozioneRespinta”.

GUARDA IL VIDEO DELLA PROTESTA

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