Cronaca
14 Marzo 2019
Nuova udienza nel processo che vede imputate una trentina di persone, tra le quali un avvocato e una funzionaria della Prefettura

Immigrazione e permessi facili, dalle pratiche per gli alloggi a un prestito sospetto

di Daniele Oppo | 2 min

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Nome per nome, appartamento per appartamento, ricongiungimento per ricongiungimento. Senza un accordo tra parte e procura, visto molto di buon occhio dai giudici, sarebbe potuta durare all’infinito l’udienza di mercoledì, e l’intero processo sulle pratiche facili in Prefettura per favorire l’arrivo d’immigrati, prevalentemente dalla Cina.

Alla sbarra ci sono una funzionaria della Prefettura, Simona Granatiero (difesa dall’avvocato Salvatore Mirabile), un avvocato, Silvia Baldassarre (difesa dal legale Erminia Imperio) e un’altra trentina di persone, per la grande maggioranza di nazionalità di cinese.

Sul banco dei testimoni la funzionaria della Polizia che si è occupata di mettere in fila le carte e le telefonate intercettate, per comprendere come funzionasse il meccanismo  – almeno così nel quadro accusatorio – che portava molti stranieri ad aprire delle pratiche a Ferrara, indicando la residenza in alcuni appartamenti tra Ferrara (via Foro Boario, via XVII settembre, via XX settembre, via Monti, via Oroboni e altre) e Migliarino, usate poi anche per ottenere i ricongiungimenti familiari.

“Non abbiamo mai trovato le persone che cercavamo”, ha affermato la teste rispondendo alle domande della pm Isabella Cavallari su alcuni appartamenti in via Foro Boario. Ma lo schema sembra essersi ripetuto in quasi tutte le situazioni finite sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. Il tutto sarebbe avvenuto con l’avvallo e l’aiuto della funzionaria che, per portare a termine le pratiche, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto del denaro che le sarebbe servito per coprire perdite da gioco d’azzardo. Per questo è accusata anche di corruzione.

In quest’ambito si è parlato di una falsa assunzione di un assistente domestico – a nome dell’allora compagno della funzionaria prefettizia, che ne era all’oscuro – mai formalizzata ma usata per le pratiche, messa in relazione con un prestito che la Granatiero (che per quell’assunzione si adirò molto come si evincerebbe da alcune telefonate intercettate) avrebbe ricevuto da una donna cinese, che si occupava proprio di sbrigare le pratiche per conto di suoi connazionali. Quel prestito sarebbe poi stato saldato dal padre della stessa Granatiero.

Alla fine, anche su sollecitazione del tribunale, e con il consenso degli avvocati, la pm ha depositato le annotazioni usate per condurre l’esame della teste, che dovrà però tornare almeno un’altra volta: l’8 maggio, data per la quale è stata rinviata l’udienza. In quell’occasione è possibile che anche le due imputate principali si sottopongano all’esame.

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