Dom 10 Mar 2019 - 4334 visite
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Giorgia Meloni chiede sicurezza per la Gad poi sposa le proteste dei camerunensi

La leader di Fratelli d'Italia incontra i manifestanti anti-Biya: "Grazie per essere dei patrioti, ci battiamo contro chi sfrutta l'immigrazione"

di Martin Miraglia

È un cambio di programma decisamente inaspettato quello che Giorgia Meloni intraprende davanti alla stazione di Ferrara quando, mentre sfila in testa al corteo di Fratelli d’Italia in zona Gad, incrocia una manifestazione di camerunensi che chiede aiuto per “fermare il sanguinario Paul Biya”.

Il risultato di questo incontro a sorpresa è un corteo unitario che unisce i rappresentanti FdI e i manifestanti camerunensi della ‘Brigade anti sardinars Italie’ e di ‘Africa nel cuore’ che protestano contro il presidente del Camerun dal 1982, responsabile a loro dire “di un’instabilità sociale ormai sfociata in guerra civile” con “leader dell’opposizione e giornalisti arrestati e incarcerati, intere famiglie uccise, bruciate o smembrate ed elezioni truccate nel silenzio generale” arrivando a paragonare la situazione a “una tragedia umana simile a quella del Rwanda”.

La leader di Fratelli d’Italia è arrivata a Ferrara poco dopo le 14 di sabato per chiedere insieme ad Alessandro Meluzzi — “criminologo ed esperto di mafia nigeriana” — “più sicurezza e più Stato” nel quartiere Gad, dopo la “guerriglia delle scorse settimane”.

E lo fa nella sede del partito in via Cassoli stipata da centinaia di simpatizzanti: “La difesa della sicurezza dei cittadini e il contrasto all’immigrazione irregolare sono temi centrali di Fratelli d’Italia – esordisce Meloni -; la ragione per la quale siamo legati all’idea di sicurezza a differenza della sinistra radical chic troppo chiusa nei suoi salotti e nei quartieri residenziali per rendersi conto di cosa siano diventate alcune periferie, è perché siamo gente che sta dalla parte dei più deboli e la sicurezza è lo strumento principe per garantire la loro libertà”.

Ci sono intere zone franche che lo Stato ha rinunciato a difendere, e quello che abbiamo visto accadere qui con bande di nigeriani che si fanno la guerriglia in mezzo alla strada è esattamente questo. Per combattere la mafia nigeriana che sta stabilendo la capitale della criminalità in Italia a Castelvolturno, chiediamo che lo Stato sia presente con l’esercito. Vogliamo una presenza dirimente dello Stato” aggiunge Meloni criticando gli interventi ‘spot’ in odore di campagna elettorale di una politica che “non sa più dove sia il giusto” e tornando a chiedere il blocco navale: “La sfida dell’Italia dev’essere quella di andare in Europa e trattare un blocco navale al largo della Libia ed impedire ai barconi di partire, perché finché partono ci sarà una percentuale di persone che sbarca da noi”.

E l’esempio di questo sarebbe proprio la SeaWatch: “Perché una nave battente bandiera olandese deve prendere i clandestini e scaricarli in Italia? Per il diritto internazionale la nave risponde alla giurisdizione dell’Olanda, e per il decreto di Dublino gli immigrati devono essere valutati nella nazione in cui avviene il trasferimento illegale. Quindi è l’Olanda che deve valutare le richieste d’asilo, a meno che l’Olanda non dica che non riconosce quella bandiera. Ma a quel punto si tratta di nave pirata: quindi si fa sbarcare la gente, si arresta l’equipaggio e si affonda la nave”.

A quel punto parte il corteo, con la direzione prevista verso viale Po, dove circa un mese fa è scoppiata una mezza rivolta della comunità nigeriana con ribaltamenti di alcuni cassonetti dopo la diffusione della notizia, infondata, che i carabinieri avrebbero investito e ucciso un loro connazionale nel corso di un inseguimento. Arrivati in stazione però il corteo incontra la manifestazione dei camerunensi che chiedono il “rispetto della volontà popolare” e denunciano armati di striscioni “il genocidio in corso”.

Dopo qualche secondo di consultazione Meloni li raggiunge “perché siamo il contrario del razzismo“, per dirla come Meluzzi “innamorato dell’Africa: il problema non è l’Africa ma la criminalità che viene da lì, la mafia nigeriana, la mancanza di sovranità dei popoli costretti dal colonialismo, che sono costretti ad usare il Franco francese senza battere la loro moneta e non possono liberarsi dall’oppressione europea”.

“Grazie a voi per questa manifestazione”, incalza quindi lei, “perché stiamo cercando di accendere anche nell’opinione pubblica questa battaglia contro il Franco Cfa, una moneta con la quale alcuni europei e segnatamente i francesi pretendono di controllare intere economie africane impedendo di liberare le loro ricchezze. Grazie per essere dei patrioti che vengono qui a spiegare che non volete per l’Africa un futuro di gente che scappa per fare lavori impossibili o essere schiavi della criminalità organizzata ma che vuole un futuro migliore per la propria terra. Noi ci battiamo contro chi l’immigrazione la sfrutta. Questi temi li porteremo al prossimo parlamento europeo”.

I manifestanti anti-Biya apprezzano, e sfruttano l’occasione per dare visibilità alla protesta: “Biya ha imbrogliato e ha mandato in galera i suoi oppositori”, dice uno, “vogliamo tornare a casa“, spiegano altri. “Il nostro presidente è amico di Mattarella, viene in Italia ed è un dittatore. Ora abbiamo 200 persone in Italia e un dittatore viene ricevuto qui con la moglie mentre noi non possiamo tornare a casa”, spiegano ancora i manifestanti, “perché se ci proviamo siamo morti. Questo dittatore non lo vogliamo in Italia, vogliamo che sistemi il suo popolo. Vogliamo la mano degli italiani”.

“La nostra ce l’avete”, rispondono gli esponenti meloniani. Il corteo, a questo punto, può tornare verso la base di via Cassoli, questa volta però come manifestazione unitaria.

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