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(immagine d’archivio)
È netta la condanna delle Caritas diocesane della Regione nei confronti del ‘decreto sicurezza’, accusato di concretizzare un “atteggiamento vessatorio” nei confronti degli stranieri e di costruire “un Paese forte solo con i deboli e chiuso”.
Il parere negativo è contenuto in un documento sottoscritto il 12 febbraio dal vescovo delegato della Cei Emilia Romagna per il servizio di carità, Douglas Regattieri, e dai direttori delle 15 Caritas diocesane regionali, compresa di Ferrara-Comacchio che opera tramite associazioni ben conosciute: “Amici della Caritas” che accoglie donne e minori presso il Centro Casa Betania già attivo dal 2014 in questo tipo di accoglienza.; l’Opera don Calabria, che accoglie invece minori non accompagnati; poi l’Associazione Viale K e l’Associazione Mons. Filippo Franceschi che propongono, secondo un modello lungamente sperimentato, l’accoglienza in comunità.
Come detto, per le Caritas regionali il decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini “concretizza un atteggiamento vessatorio nei confronti di persone a cui si imputa il torto di essere straniere e povere, le quali saranno condannate a maggiore precarietà e marginalità, a danno di tutta la cittadinanza. Infatti, oltre a ledere la dignità di queste persone che senza documenti, senza lavoro, senza occupazione e attività di integrazione saranno costrette a trovare un proprio modo per sopravvivere, la legge indebolisce anche il nostro stesso corpo sociale, la cultura solidale che ci lega, si rafforza il nazionalismo e l’individualismo delle singole comunità e si costruisce un Paese forte solo con i deboli e chiuso. L’obiettivo di ogni politica sociale dovrebbe essere invece il maggior bene possibile di tutta la cittadinanza, tra diritti e doveri, legalità e convivenza. Anche le comunità cristiane, a cui apparteniamo, sembrano talvolta tentate da un atteggiamento conciliante verso questa cultura dell’esclusione e dalla inconsapevolezza che nasce dal delegare ad altri l’onere dei problemi e quello delle critiche”.
Per questo le Caritas appoggiano apertamente “la decisione dei sindaci e presidenti regionali che hanno promosso il ricorso alla Corte Costituzionale. In Costituzione, l’art. 10, riconosce il diritto di asilo e in questo momento, di fronte ad un decreto sicurezza che, a giudizio di molti, non tutela questo diritto e mette in difficoltà ulteriormente le realtà locali, i Giudici della Consulta possono esprimersi in merito autorevolmente”.
Ma c’è di più: “Riteniamo giusto mettere in atto una sorta di ‘obiezione di coscienza’ ad un decreto che non tutela la vita delle persone – si legge ancora -. Non possiamo esimerci dagli obblighi di questa legge e tuttavia, come credenti e professanti, sentiamo il dovere di contrastarla con i mezzi a nostra disposizione: l’educazione delle comunità e delle persone a riconoscere il Signore Gesù presente in ogni fratello, in particolare nei poveri; l’accoglienza generosa e prudente di ogni persona che punti al loro sviluppo integrale; la cura di relazioni di prossimità e solidarietà per contrastare una cultura dell’esclusione e dello scarto; un’azione di advocacy e di partecipazione politica a difesa dei più poveri fondata sulla nostra Costituzione; lo studio di strumenti giuridici e amministrativi che permettano l’accompagnamento alla legalità delle persone che incontriamo”.
“In un momento di confusione e disorientamento – concludono vescovo e direttori Caritas – pensiamo che la Chiesa debba avere il coraggio di essere se stessa, fedele a Gesù Cristo e al magistero di papa Francesco e dei nostri Vescovi e promotrice di una vera cultura della Carità”.
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