Mar 12 Feb 2019 - 369 visite
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Ferrara ricorda Farinatti, finanziere di Migliarino infoibato nel 1943

L'evento inserito nell'ambito del "Giorno del ricordo". Tagliani: "Ci sono tanti eventi perchè la città ha voglia di farsi coinvolgere"

di Simone Pesci

La memoria degli esuli e degli infoibati istriani, giuliani e dalmati anche attraverso le storie di chi quegli avvenimenti li ha vissuti in prima persona, ma che non può esserne testimone a causa del destino.

Il personaggio in questione è Antonio Farinatti, finanziere, comandante della brigata Parenzo “gettato in una foiba alta 146 metri nell’ottobre del 1943, con i polsi legati con i fili di ferro e accoppiato ad altre due vittime”, racconta il maggiore delle fiamme gialle Gerardo Severino, affiancato dall’appuntato scelto Federico Sancimino, in fase di presentazione del libro dedicato al militare nativo di Migliarino. “L’eroe di Parenzo” il titolo della pubblicazione, svelata di fronte alla figlia Stefania e a una sala Arengo colma di persone.

L’evento è stato inserito nella programmazione del “Giorno del ricordo 2019”, ed è stato uno dei numerosi appuntamenti dove si rifletterà “per un momento storico grave, che per troppi anni è passato con un silenzio che non doveva essere fatto” ammette in apertura Anna Maria Quarzi, presidente di Isco Ferrara.

E Ferrara ha voglia di rimettersi in pari con il tempo perso, come sottolinea il sindaco Tiziano Tagliani: “Il coinvolgimento delle associazioni culturali cittadine è testimonianza della volontà di conoscere. Oggi c’è grandissima necessità di approfondimenti, e abbiamo l’opportunità d’incontrare, attraverso i testimoni, e approfondire di volta in volta una vicenda nazionale e locale, perché centinaia di profughi ospitati in quegli anni sono poi diventati parte della comunità cittadina”.

E ancora: “Presentarci a questo appuntamento con una serie di occasioni è la testimonianza che la città vuole farsi coinvolgere. Non è un momento formale, ma vero. La peculiarità della nostra città è che non c’è solo un giorno della memoria o del ricordo, ma fa una serie di eventi”.

“Il ricordo di una delle pagine più dolorose e angosciose della nostra storia” pronuncia il prefetto Michele Campanaro durante suo intervento nel quale non si limita solo ai saluti di rito. Il suo pensiero, infatti, è rivolto a “una tragedia provocata dalla pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalista”, a fatti perpetrati dalla “violenza del comunismo che scatenò la rappresaglia su italiani inermi”.

Una tragedia “che colpì anche partigiani antifascisti”, sottolinea Campanaro, poco prima di evidenziare il fatto che “migliaia di italiani per fuggire intrapresero una vera e propria odissea, e furono costretti ad un lacerante esodo: una diaspora che ha significato anche la tragica perdita di identità”.

E Flavio Rabar, presidente del Comitato provinciale ferrarese dell’associazione Venezia-Giulia e Dalmazia batte sullo stesso tasto: “Molte volte passa in secondo piano il dramma dell’esodo. In tutta Italia ci furono 109 campi profughi. Anche a Ferrara, in via Romei dove oggi c’è l’istituto alberghiero. Noi dobbiamo ricordare anche questi avvenimenti”.

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