Lun 11 Feb 2019 - 578 visite
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L’omelia del vescovo nella Giornata del Malato

Cari fratelli e sorelle,

ci mettiamo anzitutto in ascolto della Parola di Dio, parola di vita. Il profeta Isaia sogna, ha una visione e si immagina di essere ai piedi del Padre Santo. E di fronte a questa bellezza e santità il profeta si sente “un uomo dalle labbre impure”, in mezzo “a un popolo dalle labbra impure”. Dio rende allora il profeta capace di parlare, di dire la verità, perché liberato dal male e dal peccato. E il profeta accetta la sfida di portare la Parola di Dio in mezzo al popolo. Nella pagina evangelica incontriamo un dialogo tra Gesù e Pietro, in uno scenario di pesca per voi molto familiare, dove, di fronte alla sfiducia di Pietro, la parola del Signore aiuta a leggere la verità e le possibilità della fede in Dio. E di fronte allo stupore di tutti, Gesù dice a Pietro: sarai pescatore di uomini. La Parola di Dio guida le parole di Isaia e di Pietro e le trasforma in parole di verità.

La Parola di Dio è al centro anche del brano della prima lettera ai Corinzi di S. Paolo. L’apostolo ricorda alla comunità non facile dei Corinti, un porto di mare, come la sua preoccupazione è stata solo quella di annunciare la Parola di Dio, che ha al centro un evento: la Passione, la morte e la risurrezione di Gesù, la Pasqua. Paolo sembra dire che se il Signore si è servito di lui, l’ultimo degli apostoli, così si serve di ognuno di noi che, forti della grazia, diventiamo annunciatori della Parola di Dio, parola di verità.

La parola di Dio in questa domenica del tempo Ordinario incrocia la Giornata mondiale del malato, giunta alla sua 27° celebrazione. Il tema scelto da papa Francesco per il Messaggio di quest’anno è una frase, una parola di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Dio nella sua Parola ci ricorda che la vita è un dono di Dio e non può essere considerata un bene, una proprietà come ogni altra cosa, cedendo alla tentazione di manipolarla, di scartarla. Se la vita è un dono, dobbiamo anzitutto riconoscerlo, custodirlo, rispettarlo. Ognuno di noi è accompagnato, aiutato, curato nella sua vita. Luoghi di cura sono le famiglie, le case famiglia, gli ospedali, le case della salute, le case di cura, le residenze protette. La fantasia della carità in ogni epoca inventa strumenti nuovi di cura. Se i luoghi di cura sono importanti, è importante anche che abbiano un’anima: quest’anima è la professionalità da una parte e la gratuità dall’altra delle cure. Questo incontro tra professionalità e gratuità è concretamente determinato dall’incontro tra medici e infermieri e volontari nei luoghi di cura. E’ un incontro unico e straordinario che produce non solo la capacità di intervenire con intelligenza di fronte alla malattia nelle diverse età della vita, ma anche di intervenire con tenerezza nei confronti di un malato, di portare parole di vita. “La cura dei malati – scrive Papa Francesco – ha bisogno di professionalità e tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire l’altro come ‘caro’”. Non è forse vero che la novità nella storia della medicina portata dai santi, oltre che in termini di professionalità (pensiamo solo a S. Camillo De Lellis a cui è dedicata la Casa della salute di Comacchio), è stata in termini di dono, di gratuità, di amore Dio che attraverso al nostro amore si avvicina ad ogni uomo, soprattutto se sofferente? Non a caso nel Messaggio della Giornata del malato di quest’anno Papa Francesco richiama la figura della Santa Madre Teresa di Calcutta che “si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva dato loro; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini della povertà creata da loro stessi”. Le parole di Santa Madre Teresa sono sempre state parole di vita. “Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione”. La malattia rende tutti uguali, bisognosi di cure, di luoghi chiamati a riconoscere e curare i malati con la gratuità testimoniata dal Buon Samaritano. Il Buon Samaritano diventa un modello di cura perché si ferma davanti al malato, se ne fa carico, anche economicamente e nel tempo. I volontari sanitari, ricorda il Papa nel messaggio – “da quelli che si occupano del trasporto e soccorso dei pazienti, quelli che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e di organi”, a quelli che si occupano di “tutelare i diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione”, sono un tesoro di gratuità e di cura fondamentale. “Il volontario è un amico disinteressato”, che aiuta a ritrovare speranza, a non abbandonarsi, ad accettare le terapie. “Il volontario comunica valori, comportamenti e stili di vita che hanno al centro il fermento del donare”.

Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata del malato siamo richiamati a fare del dono, del volontariato beni importanti nella vita della nostra comunità cristiana, della nostra città, perché i luoghi di cura siano sempre più umani, capaci di relazioni umane, aiutando a salvaguardare più che il guadagno la cura della persona. Il Signore ci accompagni a saper donare, vincendo il disinteresse e l’individualismo, e a imparare la gioia del servizio ai malati.

Gian Carlo Perego

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

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