Mer 6 Feb 2019 - 2210 visite
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FdI denuncia l’incuria nelle tombe di Tasso. Ma non è nemmeno sepolto a Ferrara

Il sindaco Tagliani bacchetta Balboni e la stampa: "Sarebbe bastato scorrere le pagine degli stessi quotidiani per evitare la castroneria"

A Ferrara non è presente la tomba di Torquato Tasso né quella di Italo Balbo. A chiarirlo è il sindaco Tiziano Tagliani attraverso un comunicato ufficiale in cui bacchetta sia il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni per aver lanciato l’allarme sulla presunta incuria dei monumenti, sia la stampa cittadina per aver diffuso la notizia senza le opportune verifiche. Un richiamo che la redazione di Estense.com non può che accettare, scusandosi con i lettori per l’involontaria ‘bufala’ e la confusione generata.

“Premetto che non duole l’errore, ma la protervia – scrive Tagliani -, non il mancato storico riscontro da parte di chi diffonde l’errore, ma la  passiva  riproduzione dell’altrui tesi senza un minimo di verifica, sarebbe bastato infatti scorrere a ritroso di qualche mese le pagine degli stessi quotidiani locali per evitare la castroneria. La tomba di cui i giornali riportano la fotografia è l’arco 128 ubicato nella Certosa nella zona claustrini interni e non ha nulla a che vedere con il Torquato Tasso poeta che ci risulta tuttora sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo di Roma dall’anno del suo decesso avvenuto nel 1595. Mai nessuno ha sostenuto la presenza a Ferrara della tomba del tasso se non oggi il consigliere Balboni ed i suoi ignoranti suggeritori, del resto il cimitero monumentale di Ferrara, a quanto mi risulta è successivo di secoli alla tumulazione del Tasso”.

Tagliani afferma che “La tomba in questione risulta essere intestata al Municipio di Ferrara. Si tratta di manufatto del quale, trovandosi in stato di abbandono, venne temporibus illis revocata la concessione. Potrebbe trattarsi di un orologiaio o di un cerusico del  XVIII o XIX secolo sul quale il Santini, sommo conoscitore delle locali vicende sepolcrali  e di tanto altro potrebbe dir qualcosa di più,  non certo lo scrivente. Il Dott. Torquato Tasso di cui si legge nell’epigrafe è evidentemente un omonimo – di cui per altro non risultano nei nostri archivi ulteriori notizie – verosimilmente deceduto tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del secolo scorso”.

Per quanto riguarda la tomba della famiglia Balbo (campetto n. 22 di mq 45,10), il sindaco spiega che “si tratta di una tomba privata ubicata dietro l’abside di San Cristoforo circondata da una siepe, anch’essa insistente sull’area concessa, regolarmente intestata a tale  Garufi Giampaolo residente a Fiumicino che ha volturato a suo nome l’intestazione nell’anno 2015 e cui per regolamento spetta la manutenzione del manufatto. La famiglia Balbo da me incontrata più volte in questi anni non me ne ha mai parlato, neppure qualche mese fa in occasione del lascito documentale del concittadino Paolo Balbo alla città. In detta tomba non è, come arcinoto, sepolto Italo Balbo che giace per espressa decisione dei congiunti ad Orbetello”. Tagliani chiude con una frecciata sarcastica rivolta all’opposizione e ai suoi modi di condurre lo scontro politico: “Se domani i ferraresi leggeranno sulla stampa che gli asini volano, non si stupiscano è “il cambiamento””.

Nelle stesso ore giunge alle redazioni anche il parziale dietrofront di Balboni, che riconosce l’errore ma chiede comunque al Comune di attivarsi per migliorare le condizioni del cimitero. “Nella Certosa di Ferrara – scive il consigliere di FdI – le tombe e i monumenti dedicati a personaggi illustri, come i patrioti Succi, Malaguti, Parmeggiani, Rosa Angelini, la famiglia Balbo e Boldini, versano in uno stato indecoroso, come anche quelle di molti cittadini comuni. Sono dispiaciuto per l’equivoco sulla tomba del Tasso, errore nel quale cadde anche la scuola media Leonardo Da Vinci, oggi chiusa, che organizzava gite studentesche presso le urne dell’omonimo dello scrittore. È stato uno dei bambini che parteciparono alle gite, oggi adulto, ad avermi segnalato il degrado diffuso nella Certosa, che però chi di dovere non può mettere in secondo piano o ridimensionare sfruttando a questo errore. Appurata l’omonimia, che ha tratto in inganno più di una generazione – conclude Balboni -, ora la priorità è intervenire per ripristinare a uno stato decoroso una situazione che già nel 2006 era stata denunciata sui quotidiani e che oggi, dopo 13 anni, continua a persistere”.

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