Mer 6 Feb 2019 - 1017 visite
Stampa

Blitz di FdI alla Certosa: “L’incuria non risparmia neanche le urne di Tasso”

Balboni ha già pronta un'interpellanza al sindaco: "Anche altre famiglie illustri nel degrado, esempio di mala-amministrazione"

di Martin Miraglia

“In questo periodo una certa intellighentia di sinistra vuole fare passarela destra come un coacervo di persone impreparate e culturamente indifferenti che non hanno a cuore questi aspetti della città, al contrario la destra è cultura, la destra ha la massima attenzione per il patrimonio culturale della nostra città”. Ed è per questo che il capogruppo di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni, accompagnato da alcuni rappresentanti di ‘Ribellum’ — un’associazione nata inizialmente per mettere in luce i problemi della zona Gad e che ora si posiziona come supporto alla coalizione di centro-destra nell’avvio della campagna delle amministrative, in vista di un potenziale regime-change —, si è presentato martedì mattina alla Certosa per documentare “una grave situazione riguardante il contesto cimiteriale”.

La grave situazizone, si scoprirà velocemente, è lo stato di abbandono di alcune aree della Certosa — e alcune lapidi soprattutto — che però il gruppo imputa all’amministrazione perché non si fermano ad alcuni casi isolati di parenti lontani e disinteressanti. E l’esempio emblematico, per Balboni, è la lapide di Torquato Tasso (drammaturgo sorrentino che a Ferrara passò una parte sostanzale della propria esistenza) contentente le sue ceneri prima della sepoltura al Gianicolo, ospitate dietro vetri rotti e marmi che oltre che a mostrare i segni del tempo mostrano anche i ‘negativi’ di alcuni ornamenti staccatisi nel corso del tempo. “Questo è un esempio lampante di mala-amministrazione, bisogna intervenire al più presto. Per questo interpellerò il sindaco per sapere se e con che mezzi intende attivarsi tramite la partecipata del Comune. Non si tratta solo di Tasso ma di tante altre tombe che riguardano famiglie illustri della nostra città”, tuona Balboni che poi cita anche la famiglia Balbo, seppellita a un centinaio di metri di distanza dove giacciono i nonni e i genitori di Italo — il trasvolatore fascista, ferrarese, morto in un incidente aereo causato dal fuoco amico a Tobruk in Libia nel 1940 e sepolto invece a Orbetello —, abbandonata tra lavori di ristrutturazione di un muro nelle immediate vicinanze e la potatura incostante di una siepe che ne nasconde la vista ai visitatori casuali.

“Queste sono le urne che contengono le sue ceneri”, dice invece Alessandro Ferretti di ‘Ribellum’ sempre a proposito della lapide di Tasso, “ed è vero che c’è stato il terremoto del 2012 che ha causato tanti danni alla Certosa, ma sono passati sette anni di lavoro con i mezzi che ci sono ora, e se questa è la situazione siamo veramente messi male. I vetri poi sono in questo stato almeno da vent’anni. Anche la lapide della famiglia di Balbo è in condizioni disastrose, ma forse non è politicamente corretto parlarne. Non sono solamente questi due casi: c’è Rosa Angelini, che è stata una patriota garibaldina, che è in uno stato fatiscente. Spero che l’amministrazione badi anche a queste cose perché in questo periodo la polemica preferita è quella su Buskers sì o Buskers no”.

L’ultimo caso portato ad esempio dal duo è poi quello di Giovanni Boldini, con la vecchia lapide di stampo fascista esposta ai segni del tempo e senza più salma “perché qualche decina di anni fa, e non si capisce perché, è stata spostata a dieci metri di distanza sotto una lapide che riprende le fattezze del Palazzo dei Diamanti. Non ha senso”, spiega infine Ferretti.

Stampa
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi qui la Cookie e la Privacy Policy.

Chiudi