Lun 14 Gen 2019 - 4809 visite
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Le mani sporche. Undici domande ai dirigenti del Pd sui migranti

Girolamo De Michele le rivolge a Baraldi e Calvano sfidandoli a sciogliere ogni ambiguità in un pubblico dibattito in tempi e luoghi a loro scelta

Sono Girolamo De Michele, uno scrittore e intellettuale, nonché militante politico; scrivo libri, collaboro con diverse testate, fra queste il manifesto, Jacobin, Il povero Yorick; di mestiere faccio l’insegnante (il che pare causi gastriti ai nazisti dell’Illinois: ma questa è un’altra storia); sono titolare del blog L’inverno del nostro scontento, ospitato su questa testata. Sono, soprattutto, un cittadino che rivendica il diritto di critica politica.
Mercoledì 9, durante il presidio davanti allo scalone municipale per i 49 migranti ostaggi in mare della protervia italiana ed europea fra gli interventi succedutisi (cito a memoria, scusandomi per le eventuali dimenticanze: Gruppo Anti Discriminazione, Arcigay, Resistenza, Azione Cattolica, Agesci, Prc, La città che vogliamo, Cittadini del mondo, Euronomade-Mediterranea) ha preso la parola anche Ilaria Baraldi, in rappresentanza del Pd, rispondendo alle critiche rivolte al suo partito da altri interventi (fra i quali il mio), e rivendicando il suo diritto a metterci la faccia. È però innegabile che la presenza del Pd in quel contesto e in queste manifestazioni suscita legittimi sospetti di opportunismo o strumentalità da parte di chi ricorda le politiche dei governi Gentiloni e Renzi; al tempo stesso, l’ostilità verso il Pd da parte di alcune realtà politiche e sociali che si battono da tempo sul terreno dei migranti confligge col legittimo diritto degli iscritti del Pd di esserci e manifestare le proprie idee, se sono sincere.
È per questo che ho deciso di redigere undici domande, nelle quali mi sembra di aver riassunto tutti i principali capi della matassa, ai dirigenti del Pd Baraldi e Calvano, sfidandoli a sciogliere ogni ambiguità in un pubblico dibattito, in tempi e luoghi a loro scelta. A moderare il dibattito potrebbe essere chiamato il direttore di questa testata, che gentilmente ospita questa mia lettera aperta.

1. La strage dei migranti nel Mediterraneo ha avuto un punto di svolta con l’accordo-memorandum del ministro Minniti con il “governo libico di accordo nazionale” guidato dal primo ministro Fayez al Serraj (quello di Tripoli, per capirci), che ha consegnato i migranti nelle mani degli aguzzini che gestiscono come veri e propri lager i centri di detenzione libici. Quell’accordo sottoscritto dal governo Gentiloni è ancora valutato positivamente dal Pd e dai suoi dirigenti attuali?

2. Che quelli libici fossero dei veri e propri lager, dove accade ogni orrore possibile, dalle torture agli stupri, dalla vendita di prigionieri all’assassinio gratuito, è stato documentato dallo Speciale del Tg1-Tv7 “L’imbroglio” di Amedeo Ricucci e Simone Bianchi, andato in onda alle 23.30 il 3 settembre 2017. Come mai dopo questo programma non ci sono state dichiarazioni da parte del governo e dei dirigenti del Pd?

3. Nel giro di due settimane la registrazione del programma di cui sopra è stata rimossa dalle teche Rai, e non è reperibile su RaiReplay: la si può vedere solo sulla pagina facebook del giornalista Amedeo Ricucci. Come mai il Pd non ha protestato per questo atto di censura, operato dai dirigenti Rai in carica nel 2017? E cosa hanno da dire il Pd e i suoi dirigenti sull’episodio, oggi?

4. Un’inchiesta pubblicata sul New York Times il 26 dicembre 2018, corredata da un agghiacciante video – ‘It’s an Act of Murder’: How Europe Outsources Suffering as Migrants Drown – [visibile qui] documenta le violenze sui migranti, le torture, la responsabilità nel lasciare annegare i naufraghi e nell’impedire il soccorso alla Sea Watch, da parte della guardia costiera libica, alla quale il memorandum Minniti aveva “appaltato” il soccorso in mare, e nello specifico da parte dell’equipaggio della nave Ras Jadir, una di quelle risistemate dall’Italia e poi date ai libici nel maggio dello 2017; nell’articolo è pubblicata una foto in cui si vede Minniti a bordo di questa nave. Un articolo italiano sull’argomento è qui. Il Pd e i suoi dirigenti hanno commenti da fare sull’episodio? Possono citare una dichiarazione ufficiale nella quale si scusano per ciò che hanno, direttamente o indirettamente, contribuito a causare?

5. L’ex presidente della provincia di Ferrara Marcella Zappaterra ha dichiarato di aver appoggiato la candidatura di Marco Minniti alla segreteria del Pd «per la competenza, sull’immigrazione: ad esempio non c’erano retorica e buonismo ma si restava umani». I criteri di valutazione del tasso di umanità della signora Zappaterra sono condivisi dai dirigenti del Pd? Dal momento che si sta parlando di migliaia di vittime per annegamento, o che hanno subito carcerazione, stupro e tortura, nel caso non siano condivisi non provano vergogna per la presenza di una persona simile nel proprio partito? Nel caso siano condivisi, cosa ci fanno i dirigenti Pd alle manifestazioni in favore dei migranti?

6. L’8 agosto 2017 lo storico Marco Revelli ha scritto sul manifesto, riferendosi a Marco Minniti: «Noi oggi sappiamo che un uomo può aver letto Marx e Primo Levi, orecchiato Marcuse e i Francofortesi, militato nel partito che faceva dell’emancipazione dell’Umanità la propria bandiera, esserne diventato un alto dirigente, e tuttavia, in un ufficio climatizzato del proprio ministero firmare la condanna a morte per migliaia di poveri del mondo, senza fare una piega». Su quel foglio c’era non solo la firma di Minniti, ma anche del presidente del consiglio Paolo Gentiloni; nel consiglio dei ministri che ha approvato quel memorandum c’era anche Dario Franceschini. Dal momento che si sta parlando di migliaia di vittime per annegamento, o che hanno subito carcerazione, stupro e tortura, cosa pensano oggi delle parole di Revelli i dirigenti del Pd? Nel caso oggi le condividano, non provano vergogna per la presenza di persone simili nel proprio partito? Nel caso non le condividano, cosa ci fanno i dirigenti Pd alle manifestazioni in favore dei migranti?

7. Gli attacchi mediatici e politici, prima ancora che giudiziari, contro il “modello Riace” e il sindaco Mimmo Lucano sono iniziati nel 2016, sotto il governo Renzi, quando a partire dal maggio la Prefettura (che dipende dal ministero degli interni) smise di versare i contributi al comune di Riace, e si sono intensificati col ministero Minniti. Gli attuali esponenti di spicco del Pd che si fanno fotografare mentre stringono la mano a Mimmo Lucano lo fanno per evidenziare una presa di distanza dalla linea di Renzi, Gentiloni e Minniti, o per mera convenienza politica? Se è vera la prima, i dirigenti del Pd possono indicare una dichiarazione ufficiale di tale ipotetica svolta politica? Nel caso sia vera la seconda, cosa ci fanno i dirigenti Pd alle manifestazioni in favore dei migranti?

8. I comportamenti, gli atti politici – dal memorandum con il governo di Tripoli alla mancata approvazione dello Ius Soli – e le dichiarazioni dei dirigenti del Pd nel periodo intercorso fra il referendum del 2016 e le elezioni del 2018 non possono non far pensare che il Pd abbia scelto di sacrificare migliaia di vite umane per mero calcolo politico, tal quale i dirigenti della Lega e del M5S. Se così è, perché mai dovremmo fidarci delle stesse persone e delle loro mani sporche di sangue oggi? Se il Pd non è più quello di ieri, perché i responsabili di crimini contro l’umanità, con le loro mani sporche di sangue, sono ancora dentro il Pd?

9. Il 10 gennaio scorso una nave carica di profughi curdi ha fatto naufragio davanti alle coste calabre; i 51 curdi sono stati soccorsi dalla popolazione calabrese. Questo testimonia che la tragedia curda è ancora in atto. Il Pd, quando era al governo, ha appoggiato il dittatore turco Erdogan, che massacra i curdi e intrattiene rapporti quantomeno ambigui con il Daesh/Isis, mentre alcuni dirigenti del Pd (ad esempio il senatore Esposito) hanno incitato la magistratura a perseguire i volontari italiani che si sono arruolati nelle forze di autodifesa curde per difendere la rivoluzione del Rojava e combattere il Daesh/Isis. La politica del Pd è ancora di solidarietà verso la Turchia e avversa alla Repubblica Democratica del Rojava o no? Se è vera la seconda, i dirigenti del Pd possono indicare una dichiarazione ufficiale di tale ipotetica svolta politica? In caso sia vera la prima, cosa ci fanno i dirigenti Pd alle manifestazioni in favore dei migranti?

10. Il 23 gennaio la Procura di Torino esaminerà la richiesta di sorveglianza speciale con divieto di dimora a Torino per «pericolosità sociale» nei confronti di 5 volontari torinesi che si sono recati nel Rojava per combattere contro il Daesh/Isis e sostenere la rivoluzione curda. Qual è la posizione dei dirigenti del Pd su questa vicenda?

Infine:

11. Dal 4 ottobre naviga nel Mediterraneo la nave Mediterranea, una nave italiana con equipaggio e bandiera italiana, coordinata con Open Arms e Sea Watch nell’alleanza per un’Europa solidale, in mare e a terra, United4Med. Con la sua presenza in mare, Mediterranea disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni. Perché fino ad oggi il Pd, i suoi dirigenti e i suoi organi d’informazione non hanno speso una sola parola, men che meno compiuto un atto concreto di solidarietà, verso Mediterranea? Alcuni dirigenti del Pd sono capaci di rilanciare sui social gli status e i tweet di Sea Watch e Open Arms: è questo il massimo di solidarietà fattiva e concreta di cui sono capaci?

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