Sab 12 Gen 2019 - 3204 visite
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Simone Finetti cade alla finale di MasterChef All Stars

Il cuoco argentano tra le ultime stelle rimaste in gara: "Ricomincio la battaglia". In primavera pubblica 'Heroes', libro che diventerà programma tv

Simone Finetti / Archivio

di Martin Miraglia

Simone Finetti, ex elettricista di Argenta diventato cuoco dopo la sua partecipazione a un’edizione precedente di Masterchef, è caduto nella puntata finale di Masterchef All Stars, spinoff della trasmissione che raccoglie i migliori talenti che non avevano vinto le passate edizioni del programma.

Nel corso della doppia puntata trasmessa su Sky Uno nella serata di giovedì, che ha mostrato prima la semifinale e poi la finale tra ‘tutte le stelle’, Finetti ha comunque impressionato positivamente in diverse occasioni la giuria composta da Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli come giudice a rotazione.

Per Finetti la prima prova in comune con gli altri — che non prevedeva però l’eliminazione diretta — è quella della ‘mistery box’: sei ingredienti, ognuno scelto da un giudice, ognuno dei quali va abbinato a una cottura diversa per la formazione di un piatto in 60 minuti.

“È una prova per niente facile, ma nel mio piatto si sentono tutti gli ingredienti”, dice lui alle telecamere del talent show culinario facendo riferimento a patate, uova, cervello, cioccolato fondente, carciofi e gamberi di Mazara del Vallo. Delle pietanze dei cinque concorrenti però ne vengono assaggiate solo tre, e la sua non è tra queste. La prova la vince Maradona, che assegna a ognuno dei concorrenti un piatto di uno degli ex vincitori delle passate edizioni da imitare alla perfezione.

Al ferrarese — in realtà nato a Lugo di Romagna nel 1989 — va ‘Ricordo di un giovedì’, degli gnocchi con crumble di pinoli, ricotta, basilico e burro in una ricetta inventata da Erica Liverani, vincitrice di Masterchef 5, e chiamata così in onore dei giovedì con la nonna. La spiegazione per questa scelta di Maradona è presto detta: “Simone ha tanti deboli, vorrei fare la finale con lui e Michele (un altro concorrente, ndr)”, dice alle telecamere di Sky. La vita però a volte è beffarda e punisce esaudendo i desideri: Simone — dopo una partenza un po’ falsata dalla grandezza troppo importante degli gnocchi stessi e una tirata d’orecchie per il troppo scarso ripieno — e Michele Cannistraro finiscono in finale insieme a Rubina Rovini, Maradona no escluso insieme a Denny.

Si arriva in finale, Simone diventa “principe del caos” per Barbieri, lui sfacciatissimo dice di essersi fatto “un culo assurdo per essere qui”, viene censurato in editing con un bip, si parte. Per i concorrenti arriva una sorta di ‘scatola emozionale’ con elementi non necessari alle prove ma al setting psicologico del concorrente: in quella di Finetti c’è il mattarello della nonna e una sua foto da piccolo con la di lei dedica.

“Che la forza della nonna sia con noi”, e presenta il suo menù per la finale. Lo chiama ‘Gusto’ “perché è il nome di uno chef di un cartone animato che dice che ‘tutti possono cucinare’ e perché ci saranno 5 portate che abbracceranno l’amaro, il dolce, il sapido, l’acido e infine un piatto di equilibrio”.

Per l’argentano, che dopo la prima partecipazione al cooking show della pay tv ha mollato i cavi per andare a studiare all’Alma di Colorno, una delle migliori scuole di cucina d’Italia muovendo i primi passi della professione con Gualtiero Marchesi e Giacinto Rossetti Patron, e ha pronto per la pubblicazione in primavera un libro, ‘Heroes’, che diventerà anche programma tv successivamente, è una sfida importante nell’ottica di vincere i 100mila euro messi a disposizione per l’elargizione benefica a favore della cooperativa ‘Libera Mensa’ di Torino che si occupa di fornire ai detenuti una formazione su panificazione e ristorazione, e di firmare il menù dell’associazione stessa.

Dopo la prima ora di cucina Finetti sforna l’entreé, ‘Acido’, composto da gamberi, spuma di burrata, cacao e maracuja tra gli ingredienti principali. I giudici non lo bocciano in toto ma gli contestano che il piatto non è davvero acido. Si passa all’antipasto, ‘Amaro’, delle elaborate cialde al cacao che non dispiacciono, anzi.

Come primo poi Finetti presenta ‘Sapido’, un cappelletto al tuorlo con marmellata di scalogno e anche del caviale. Barbieri lo loda, Locatelli è convinto, Cannavacciuolo fa notare lo spessore importante della pasta. “In Emilia si tende a fare così”, lo tacita Barbieri. Per Cannavacciuolo diventa il piatto più interessante della finale. Segue il secondo, ‘Dolce’, ovvero una rivisitazione della triglia alla Rossini con astice blu e foie gras e lenticchie. La ricezione da parte dei giudici è positiva, meno quella del dolce — ‘Equilibrio’ — che nel suo mix di bignè caramellati e salsa inglese fa un errore che i giudici non perdonano: i bignè non scoppiano, andavano fritti e non messi in forno.

Alla fine l’incoronazione va a Michele Cannistraro, una vita a Milano, anche se Simone non delude per niente. “Hai la capacità di mandarci in confusione e poi di stupirci, ti risollevi sempre e ti sei speso al 100 percento, la cucina sarà il tuo brillante futuro”, gli dice Bruno Barbieri. “Domani la battaglia la ricominciamo daccapo, il bello comincia adesso”, risponde lui molto sportivamente. E allora buona battaglia.

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