La prima perizia che potrà influire sulla sorte processuale di Massimo Spisani è stata depositata ieri in tarda mattinata nel tribunale di Ferrara. Lo psichiatra Marino Gatti, nominato dal gip Monica Bighetti, ha consegnato le sue conclusioni in merito alla capacità di intendere e volere dell’imputato al momento dei fatti e alla capacità di stare in giudizio.
Conclusioni che per la difesa “su alcuni aspetti possono essere condivisibili, su altri no”, come anticipa l’avvocato Davide Seren, che insieme all’avvocato Sergio Pellizzola rappresenta Spisani. Le conclusioni verranno discusse giovedì nel corso dell’esame di Gatti, “solo dopo – aggiunge Seren – saremo in grado di dire quanto la perizia saprà venire in aiuto del processo”.
Da quanto trapela, la perizia sembrerebbe riconoscere l’incapacità di intendere e volere al momento del fatto, ma presenterebbe pesanti dubbi in merito alla pericolosità sociale dell’indagato.
A breve si attende anche il deposito della seconda perizia, quella affidata alla dott.ssa Rosa Maria Gaudio, che entro il 18 agosto depositerà le sue valutazioni in merito alla pericolosità delle ferite (se potevano essere letali o meno) inferte alla compagna di Spisani. Il pensionato ferrarese di 54 anni, ex insegnante laureato in pedagogia seguito da tempo dal Servizio psichiatrico territoriale di Ferrara, è accusato di tentato omicidio aggravato. Lo scorso 5 luglio ferì con dieci coltellate la compagna Louise Renate Heine Maioli, 66 anni, che venne ricoverata in gravi condizioni in ospedale per poi rimettersi nei giorni successivi.
Per quanto riguarda invece le condizioni di salute del 54enne, il suo avvocato l’ha incontrato sabato in carcere. “Mi è sembrato tranquillo, sereno – racconta -, consapevole di quanto accaduto e delle conseguenze che dovrà affrontare”.
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