Mer 19 Dic 2018 - 1091 visite
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Gravidanze difficili, Non una di meno contro Balboni: “Mina la legge sull’aborto”

"Non è la promessa di un’elemosina che può far cambiare idea a chi sceglie la Ivg per problemi economici, è solo una pericolosa strumentalizzazione della 194"

I “regalini di Natale” annunciati da Alessandro Balboni per supportare le gravidanze difficili sono solo “briciole” che “non toccano i veri problemi” delle interruzioni volontarie di gravidanza. Il pensiero di Non Una di Meno Ferrara agli emendamenti al bilancio presentati dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia è chiaro e getta nuova luce sulla discussa mozione sull’aborto.

“Da settimane a Ferrara, e non solo, assistiamo al continuo riproporsi di tentativi subdoli volti a minare, a piccoli passi, i diritti acquisiti con la legge 194, arrivata a 40 anni dalla sua emanazione – segnalano le attiviste – e ad interferire con le scelte riproduttive delle donne, mascherati oltretutto da richieste, almeno nella loro superficie (e superficialità), condivisibili in maniera trasversale e per questo ancor più pericolosi e degni di tutta la nostra attenzione”.

Tra gli emendamenti al bilancio 2019-2021 che verranno discussi in questi giorni prefestivi, Non Una di Meno contrasta l’idea di spostare i fondi di Movida On in azioni rivolte al supporto delle gravidanze difficili, in cui la donna si trova davanti a problemi di tipo psicologico o economico. Balboni assicura di “voler riempire questa grave mancanza dell’amministrazione senza parlare di aborto o diritto alla vita”, ma il movimento femminista ha un’idea opposta.

“Posto che sia quantomeno ridicolo pensare di poter ‘aiutare’ le gravidanze difficili con 10mila euro da destinare a un fondo non ben precisato, ci sembra chiaro che questo sia l’ennesimo tentativo di strumentalizzare il tema delle gravidanze “difficili” sullo sfondo di una propaganda continua, locale e nazionale” ribadiscono le attiviste, che chiedono che “l’attenzione delle istituzioni venga invece focalizzata sui veri problemi che portano alle interruzioni volontarie di gravidanza e alle gravidanze difficili”.

La difficoltà maggiore è proprio la precarietà: “Difficili sono le condizioni in cui si trovano le donne precarizzate sui luoghi di lavoro, con forme sempre più frammentate di tutela, precarizzate da maglie legislative sempre più strette per le donne straniere, precarizzate da una assistenza sanitaria che, seppur con enormi sforzi, continua ad essere in difetto di laicità e sempre più depauperata in termini di risorse”.

Non è di certo la promessa di un’elemosina che può far cambiare idea a chi sceglie la Ivg per motivi economici – assicura Nudm -. Quello di cui abbiamo bisogno sono politiche che puntino all’accesso paritario delle donne al mercato del lavoro, il diritto ad una retribuzione pari a quella maschile e ad un sistema che non costringa le donne né a rinunciare al lavoro in nome della maternità, né a rinunciare alla maternità in nome del lavoro. Il ruolo di cura non può essere legislativamente attribuito solo alle donne.

“Riteniamo che l’aiuto alle gravidanze difficili passi necessariamente per la conquista di una genitorialità libera e consapevole, che la prevenzione delle gravidanze indesiderate si possa fare solo attraverso un’educazione sessuale diffusa, il potenziamento dei consultori e la contraccezione gratuita” chiosa il movimento che chiede al consiglio comunale una “revisione più oculata della destinazione delle risorse” e ribadisce “la nostra costante attenzione rivendicando lo #statodiagitazionepermanente, indetto a livello nazionale lo scorso ottobre a Bologna, verso lo sciopero produttivo e riproduttivo dell’8 marzo”.

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