Mar 18 Dic 2018 - 2050 visite
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Il questore: “A Ferrara non c’è solo la zona Gad da tenere d’occhio”

Mafia nigeriana? "Non ci sono riscontri di un'organizzazione strutturata. Ma i casi come il pusher rilasciato a Milano mi lasciano perplesso"

Oltre che l’occasione ideale per un’intervista sulla sicurezza e l’ordine pubblico a Ferrara, la visita del questore Giancarlo Pallini nella redazione di Estense.com finisce per essere anche un confronto tra chi osserva la città da due diversi punti d’osservazione: la questura e il giornale. Ne è consapevole lo stesso Pallini, che vede nell’incontro con il mondo della stampa un “contatto molto importante per cogliere gli umori e le percezioni più diffuse sul territorio” ed è desideroso di ricevere input e indicazioni sul clima che si respira a Ferrara.

Non a caso tutte le questioni su cui si sofferma Pallini si sviluppano su un doppio binario: da un lato il contrasto vero e proprio alle attività criminali, dall’altro le iniziative da mettere in campo per migliorare l’umore e il senso di sicurezza della collettività, oltre che per prevenire l’insorgere di nuovi problemi.

Da questo punto di vista ad esempio l’anno appena trascorso ha segnato una svolta per quanto riguarda l’attenzione ai locali pubblici e alle dinamiche che si sviluppano al loro interno: “Siamo passati da 15 a 25 locali chiusi, sia perché frequentati da pregiudicati, sia per altre violazioni su cui c’era meno attenzione come la vendita di alcolici a minori o il mancato rispetto degli orari di chiusura. Si tratta di comportamenti che possono anticipare eventi delittuosi o drammatici, come le risse o il ricovero di minorenni in coma etilico, come purtroppo abbiamo visto proprio in questo periodo. Ed è il motivo per cui come questura ci stiamo concentrando anche nello svolgere attività formative su temi come il contrasto alla violenza sulle donne o la sensibilizzazione dei ragazzi nella lotta alla droga”.

Questioni di grande attualità dopo l’episodio costato la vita a sei persone in una piccola discoteca di Ancona: “Già da tre anni è stato stilato un protocollo in prefettura sulla sicurezza nei locali notturni – afferma il questore -, che spesso rispolveriamo per verificarne l’attualità”. Un protocollo applicato nel caso del locale D-Verso di Mizzana, dove il questore parla di un “grande lavoro mirato e condotto assieme a vigili del fuoco, Asl, polizia municipale e al comitato dei cittadini, su diverse problematiche di ordine pubblico. A Ferrara non c’è solo la zona Gad da tenere d’occhio: tutti i cittadini hanno diritto a chiedere interventi della polizia per vivere meglio, anche se chiaramente l’area attorno alla stazione ferroviaria è quella dove tendono a concentrarsi più problemi”.

Il lavoro di prevenzione non fa però passare in secondo piano le operazioni di repressione della criminalità, tema particolarmente avvertito a Ferrara soprattutto per quanto riguardo il mondo dello spaccio e quello che si cela al suo interno. La domanda a Pallini è quella che molti ferraresi si pongono da qualche anno: si può parlare o meno di mafia nigeriana? “La filiera del narcotraffico – afferma il questore – coinvolge un altissimo numero di persone tra chi trasporta la droga, la lavora e la smercia, e questo presuppone che ci sia un’organizzazione strutturata. Ma per parlare di fenomeni mafiosi invece di semplici associazioni a delinquere è necessaria la presenza di modalità particolari, come l’intimidazione verso i cittadini o l’omertà diffusa nella popolazione, per le quali non ci sono riscontri a Ferrara“.

Il discorso di Pallini dà l’idea del perimetro legale in cui le forze dell’ordine si trovano a operare, cercando un punto di equilibrio tra le richieste della popolazione e le possibilità concesse dalle leggi italiane, che non sempre sembrano scritte o applicate efficacemente: “Come polizia ci troviamo a metà strada tra quello che viene stabilito in una legge e quello che sarà lo sviluppo successivo dei singoli casi, in procura o nei tribunali. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio, ma poi ogni istituzione deve cercare di fare altrettanto per quello che è il suo ruolo. Poi qualche volta continuano a esserci situazioni che sinceramente mi lasciano perplesso, come il caso a Milano di uno spacciatore rilasciato dopo l’arresto per indigenza, perché vendere droga è la sua unica fonte di reddito“.

Altro punto importante su cui vale la pena soffermarsi riguarda l’organico delle forze dell’ordine, problema lamentato in più occasioni dai sindacati di polizia che chiedono nuove assunzioni e il turnover per gli agenti prossimi alla pensione. Secondo Pallini “Già dal 2017 c’è stato sicuramente un miglioramento, con un incremento delle forze che rappresenta un’inversione di tendenza molto importante. Non so dire se questo trend continuerà a lungo, visto che dipende dal bilancio pubblico e dalle disponibilità finanziarie, ma tra poco partirà un nuovo corso di formazione che farà tornare l’organico della questura vicino ai vecchi numeri“.

Chi si ritrova in difficoltà oggi è la polizia stradale, che ha annunciato lo stop ai controlli sulla statale Romea per carenza di organico: “Ho parlato con i colleghi e so quello che fanno per sopperire alle carenze di organico – commenta il questore -. A livello centrale si sta cercando di distribuire al meglio le risorse disponibili e di sopperire con l’organizzazione, come abbiamo visto anche durante le partite più delicate della Spal come quella contro il Bologna, prima della quale c’era molta preoccupazione diffusa”.

Uno degli obiettivi principali di Pallini va però oltre la semplice gestione delle emergenze e sta nel ricostruire un rapporto di amicizia e fiducia reciproca tra la città e le forze dell’ordine: “Voglio che traspaia quella vicinanza e quel senso di umanità che devono essere sempre presenti nei pubblici ufficiali, che se applicano una sanzione è per far capire un errore a un cittadino e non semplicemente per punirlo. Un risultato si può ottenere in molti modi diversi e spetta a noi capire cosa desidera la comunità e qual è il modo migliore per raggiungere l’obiettivo”.

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