Sab 15 Dic 2018 - 1467 visite
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La Lega porta in consiglio la manifestazione pakistana, Minarelli legge le minacce sui social

Lombardi interpella il sindaco sulla mancata comunicazione della manifestazione di domenica 9. "Dopo Runco nessuna fiducia nella Lega", risponde Minarelli

Il consiglio comunale di Portomaggiore

di Martin Miraglia

Portomaggiore. Alla fine del consiglio comunale di giovedì sera, quando il capogruppo della Lega Gian Luca Lombardi ha incalzato con un’interrogazione orale il sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli sulla manifestazione della comunità pakistana di domenica 9 dicembre, all’esponente del Carroccio è toccato prendere le distanze dalla sua base più radicale. Una mossa obbligata dopo che il primo cittadino, al termine della sua risposta nella quale ha ricordato che nessuno può negare una manifestazione e che il passaggio davanti al sagrato era concordato con il parroco in un momento di contatto tra le due comunità, ha iniziato a leggere i commenti piovuti al suo indirizzo sulle varie pagine e profili Facebook della Lega ferrarese — poi ‘ripulite’ dai contenuti più forti.

Le illazioni di ruberie assortite sono il meno, tra auguri di morte e speranze di aggressioni fisiche. “Quanto livore siete disposti ad accettare per raggiungere il vostro scopo?”, dice Minarelli che poi comincia a leggere quanto raccolto nei giorni scorsi. “Buttate qualcosa dalle finestre su quelle teste di c.”. “È tempo di bonifica e il rimedio migliore è il fuoco. Non c’è pezza: lanciafiamme”. “Minarelli si è fatto i soldi coi pachistani”. “Questa specie di sindaco vuole che succeda qualcosa di spiacevole”. “Andrebbe cacciato a calci in c. dai cittadini”. “Non sei degno di essere italiano”. E ancora: “fai schifo”, “un maiale islamico che offende i cristiani”, “andrebbe menato e non solo”, “andava fatto un bel falò”, “Minarelli morirai presto anche tu”, “il sindaco va impalato a morire lentamente”. Quanto basta perché Minarelli si riservi di decidere nei prossimi giorni “cosa fare su una richiesta di assunzione di responsabilità anche giudiziaria di questi signori”.

A far scatenare il putiferio, e da lì l’obbligatoria retromarcia del Carroccio è stata una manifestazione, domenica scorsa, della comunità pakistana che, scortata dalla Municipale, da un’ambulanza e dallo stesso sindaco Minarelli prima di un incontro con il parroco di Portomaggiore, ha percorso alcune vie della cittadina “durante una manifestazione in onore del mese di nascita del profeta Maometto che non è contemplata da tutte le sensibilità islamiche e viene infatti festeggiata solo dalla comunità islamica”. La popolazione, però, non era stata informata precedentemente e qualcuno si era anche spaventato — “e di questo me ne scuso”, dice il primo cittadino — e sono iniziati a fioccare foto e video sui social network.

Da lì all’atto consiliare della Lega è un attimo. “Non riusciamo a capire perché il sindaco continui in una condotta quantomeno discutibile sulla comunicazione nei confronti dei cittadini portuensi e dei colleghi consilieri di questo gruppo che già in altre occasioni si è trovato escluso”, spiega Lomabrdo in consiglio che poi cita “scene di panico al punto che alcuni commercianti hanno abbassato le serrande e chiamato le forze dell’ordine al fine di ripararsi da un ipotetico attentato terroristico”.

“Per quale motivo”, affonda poi il capogruppo del Carroccio, “si sente di dare voce a una manifestazione di una religione diversa da quella di Stato che oltretutto considera le donne esseri inferiori tanto che non erano presenti alla manifestazione? Cosa abbiamo da imparare? Cos’altro dobbiamo aspettarci? Questo è o no un chiaro intento di islamizzazione della nostra società?”.

I gruppi della minoranza portuense

“Sul sagrato”, risponde Minarelli, “c’è stato uno scambio di saluti tra il parroco e il loro imam. Ribadiamo che i momenti di incontro sono stono positivi perché portano a dialogo e conoscenza, e il corteo è proseguito senza problemi di ordine pubblico”. “Era chiaro”, aggiunge, “che la manifestazione poteva causare distinguo e contrarietà, ma speravo non fino a questo punto. Per evitare che entrasse in gioco la sensibilità religiosa ho chiesto loro di cercare modalità più includenti, e dopo un incontro con il parroco è stata valutata la fattibilità di un passaggio sul sagrato”.

Sulla comunicazione tuttavia il primo cittadino non fa retrocede anzi contrattacca: “La Lega è sempre coinvolta su tutto, ma questo non avviente per le tematiche concernenti l’immigrazione. È una scelta consapevole ma non aprioristica, figlia dei precedenti discutibili e per me dissennati sulla vicenda Runco dopo un percorso di condivisione fatto assieme che ha visto una manifestazione contro il Comune con toni che vanno oltre il normale dissenso. Da allora non c’è più fiducia sul tema, avete dato prova di irresponsabilità politica, e invece di voler risovere i problemi non vi spaventa crearne: una comunicazione preventiva avrebbe creato i presupposti per atti dimostrativi, e non intendo mettere a repentaglio l’ordine pubblico per finte richieste di coinvolgimento: su questo non si scherza, un sindaco rispetta le leggi”.

“La religione cattolica”, continua poi Minarelli, “non è di Stati fin dalla Costituzione republicana. E su cosa ci sia da imparare non rispondo, sono disarmato. Non voglio cercare punti di incontro o scontro con il pensiero suprematista bianco con una religione di Stato in mezzo. Ciò che professate risponde al pensiero di Steve Bannon e dei suoi seguaci, una setta che fa un baffo a quelle degli anni Settanta”.

“Non posso essere padre né responsabile delle dichiarazioni di altri”, risponde Lombardi al termine della lunga risposta di Minarelli, “l’interpellanza era sulla condotta comunicativa. Io non ho mai offeso nessuno, ma se il mio post viene ricondiviso non dipende da me. Prendo le distanze, sono un moderato e mi comporto in maniera corretta, se il sindaco si è sentito offeso faccia i suoi passi contro chi offende. Sulla risposta all’interpellanza però sono assolutamente insoddisfatto: i cittadini non sono stati informati. Su una manifestazione cattolica nessuno si sarebbe allarmato: qui c’erano persone che parlavano in lingua straniera in una manifestazione alla quale non siamo abituati”.

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