gio 6 Dic 2018 - 527 visite
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Concita De Gregorio applaude la mostra ferrarese a Venezia

Il progetto fotografico sull'autoritratto curato da Maria Livia Brunelli riempe le sale della Fondazione Bevilacqua La Masa

Non poteva mancare Concita De Gregorio all’inaugurazione della mostra “Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione”, ispirata all’omonimo libro firmato dalla giornalista pisana e curata dalla gallerista ferrarese Maria Livia Brunelli che da dieci anni diffonde l’arte contemporanea a Ferrara nella sua casa-galleria di Ercole Ercole d’Este 3 (aperta il sabato pomeriggio dalle 15 alle 19), in collegamento con le mostre del Palazzo dei Diamanti.

L’esposizione nella storica istituzione veneziana della Fondazione Bevilacqua La Masa in piazza San Marco è stata organizzata in collaborazione con Alessandra Mauro di Contrasto, che è anche l’editore del libro omonimo firmato da Concita De Gregorio a cui la mostra si ispira.

In esposizione una cinquantina di fotografie di cinque affermate fotografe italiane – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni e Moira Ricci – che si muovono anche, ma non solo, nel campo dell’autoritratto, con cui la nota scrittrice e giornalista ha a lungo conversato per il suo libro.

Maria Livia Brunelli ha organizzato due visite guidate successive all’inaugurazione: sabato 8 dicembre e domenica 20 gennaio, entrambe con ritrovo alle 11.30 davanti alla Fondazione. Una mostra nata da una collaborazione virtuosa tra una istituzione museale, una galleria, una casa editrice, le artiste, alcuni sponsor tecnici e illuminati ed entusiasti collezionisti.

All’inaugurazione Concita De Gregorio ha elogiato l’operazione e le artiste, con parole che hanno coinvolto il numeroso pubblico presente, che ha affollato le sale.

Ogni artista ha voluto esporre non solo alcune foto contenute nel libro di Concita De Gregorio sul tema dell’autoritratto, ma anche opere più recenti, o addirittura inedite. Si va dalle fotografie surreali e narrative sui temi dell’identità e della maternità di Guia Besana, ai primi autoritratti, accostati alle immagini piene di fascino di luoghi abbandonati, di Silvia Camporesi, fino alla nota serie degli affetti familiari e delle fotografie scattate nelle case abitate temporaneamente da Anna Di Prospero a New York.

Per Simona Ghizzoni l’autoritratto è una specie di terapia, un gesto sciamanico per conoscersi e liberarsi dalla paura di vivere, come si vede anche nelle ultime opere, presentate in mostra per la prima volta, mentre Moira Ricci riflette sulla sua incapacità di sentirsi della “dimensione giusta”: nel video Custodia Domestica è piccolissima, mentre diventa grande e ingombrante, ma invisibile per le altre persone, nella grande fotografia A Lidiput. È interessante notare come nelle opere degli ultimi anni il fulcro della ricerca non sia più rivolto solo verso l’auto-rappresentazione, quasi come se la fase di introspezione a un certo punto venisse superata da tutte le artiste. Un percorso che verrà affiancato da un progetto didattico che vedrà protagonista una scuola secondaria di primo grado ferrarese, la “Dante Alighieri”.

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