La messa alla porta di Gianfranco Fini e dei suoi fedelissimi non potrà che avere ripercussioni anche a livello locale. Soprattutto dopo il documento firmato da 33 deputati vicini al presidente della Camera, pronti a costituire un nuovo gruppo parlamentare non appena si realizzi l’eventualità di un provvedimento di espulsione o di sospensione.
Questo all’indomani della rottura a livello provinciale tra Balboni e Vittorio Lodi, maturata all’improvviso in modo unilaterale da parte del senatore dopo l’incontro romano, tanto che il finiano ha appreso la notizia mentre era in treno di ritorno verso Ferrara (leggi l’articolo http://www.estense.com/mirabello-per-balboni-%e2%80%9ctelenovela%e2%80%9d-finita-073298.html).
Cosa succederà ora? Per quanto riguarda la festa di Mirabello non ci sono dubbi. “Si farà, come e più di prima – assicura Lodi – e si chiamerà come da oltre 20 anni a questa parte Festa del Tricolore”, magari con accanto Generazione Italia”. Già, proprio Generazione Italia potrebbe essere il nome del gruppo autonomo che – salvo sorprese dell’ultima ora – dovrebbe costituirsi nei consigli comunali e provinciale. La maggioranza votata con Berlusconi rimarrà comunque nel Pdl, ma il consiglio comunale di Ferrara potrebbe contare, ad esempio, su nomi tutti di primo piano come Francesco Rendine, Simone Lodi ed Enrico Brandani, che, in questo caso, darebbe le dimissioni da capogruppo. Vittorio Lodi invita però a non correre troppo: “Questa cosa ci è capitata tra capo e collo nel giro di poche ore, dobbiamo prima parlare, confrontarci”.
Brandani dal canto suo si augura che “prevalga il buon senso”. Dovesse compiersi la frattura, però, “mi adeguerò alle decisioni che verranno assunte dalla mia corrente”. Sì, perché sulla sua scelta il capogruppo del Pdl non ha dubbi: “nasco finiano. E la lealtà è fondamentale. Fini ha preso un partito al 5% e lo ha portato al 15, facendolo entrare al governo”. Brandani entra poi nel merito della cronaca politica delle ultime ore, facendo notare che “un conto è la discussione, anche aspra, all’interno del partito, altro è mettere in discussione la terza carica dello Stato. Fini è cofondatore del Pdl: non si può pensare che il suo ruolo possa essere ridotto a quello di un mero esecutore di direttive altrui”.
Senza considerare il fatto che tutto è nato da una questione messa sul tavolo dal presidente della Camera: la legalità. “L’assurdo è che lo scontro – conferma Brandani – non nasce da una richiesta di poltrone o altro, ma da una questione prettamente politica: Fini chiede semplicemente moralità e legalità. Sembra a questo punto che viviamo in un partito di nominati, in un clima da prendere o lasciare”. Un prendere o lasciare “in cui io non mi ci ritrovo – conclude Brandani spiegando perché deciderà di stare con il più “debole” -; vengo da un percorso, fatto con Fini, che ho seguito con passione e lealtà e dal quale non ha tratto grandi soddisfazioni dal punto di vista carri eristico, come magari altri qui a Ferrara; ma la politica non è calcolo”.
Chi di calcoli non ne ha mai fatti è Francesco Rendine, il consigliere forse più difficile da imbrigliare in qualche schema. E lo dimostra subito: “i prepotenti non mi sono mai piaciuti; anche se fossi d’accordo con un prepotente mi verrebbe da mettermi contro”. Rendine sa già da che parte stare, “anche se sono nato con Forza Italia (partito dal quale venne espulso, ndr) e diverse cose mi distanziano da ciò che dice il presidente della Camera”. E per chi ancora non avesse capito: “i metodi di Berlusconi li ho vissuti prima di Balboni e ci ho rinunciato, perché io alla politica non chiedo niente, se non la libertà di fare politica per i cittadini, senza interessi personali. Starò con Fini pur non essendo un finiano”.
Quanto al futuro riferimento in capo a Generazione Italia (alla quale Rendine tra l’altro aveva già aderito), il consigliere non ha dubbi: “io seguirò quello che mi dice Vittorio Lodi. Vittorio ha creato dal nulla la festa di Mirabello mettendo fuori i soldi di tasca propria. Altri hanno utilizzato la sua disponibilità per personali ritorni di immagine”.
Rendine chiude con una frase che riassume a suo modo di vedere le diverse forze in campo: “Preferiamo perdere da uomini piuttosto che vincere da servi”.
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